“Avevo tutti contro”. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi

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Secondo la Treccani, dicesi Narrazione “l’atto di raccontare eventi reali o immaginari, attraverso cui l’uomo organizza l’esperienza, costruisce significati e trasmette conoscenze”, ma negli ultimi tempi Narrazione è divenuta sinonimo del contrario: il racconto di una realtà che non c’è da parte del potere globalista, per brevità chiamato èlite, da imporre alla plebe per indurla a determinate credenze e a comportamenti di conseguenza. L’atto risulta spostato dagli eventi reali a quelli immaginari con pretesa di fondatezza, di realtà. La Narrazione la definiva effiicacemente lo Schwaab del World Economic Forum: “é l’unica cosa reale ed è nostra”. Per dire il racconto ufficiale, diffuso dai media novecenteschi come dai social, che orienta gli affari, determina le politiche; si potrebbe anche dire la versione della finanza tecnologica che controlla l’informazione e usa la politica burocratica in funzione esecutiva, di mera erogatrice di normative impositive e repressive, agevolate dalla tecnologia del controllo, finalizzate agli affari.La Narrazione è quella che, in modo totalmente privo di fondamento, afferma mentendo e sapendolo che l’auto elettrica salverà il mondo, come la bellezza di Dostoevskji, quando lo condanna; stessa cosa per i vaccini, per le pandemie, per il modo di alimentarsi, per la sessualità non più genetica, naturale ma follemente decisa, preferita con licenza di articolarla. Per questa strada si perde il mondo ed è la strada delle zecche fatte piovere dall’alto per avvelenare le bestie come gli umani, in modo da sterminarli curandoli, da inquinare cielo e terra, come progettava la cricca demoniaca attorno al terminale Epstein, cricca della quale non si sente più parlare, coi gli Stranamore dei vaccini, delle carni chimiche, dei parassiti alla Bill Gates che si recava una trentina di volte ai suoi festini: ma gli è bastato dire va bene, non lo farò più e nessuno gliene ha chiesto conto e lui può continuare con i suoi propositi di sterminio organizzato. Sorretti dalla Narrazione.La Narrazione da un po’ ha subito una evoluzione: non punta più a indurre, ad imporre una lettura immaginaria di eventi immaginari pretendendoli veri, squaderna verità palesemente fittizie in modo da imporle in quanto tali, in una logica tipicamente totalitaria: a misura della palese inverosimiglianza di quanto ti dico e della mia potenza nell’importela, ho la proporzione del mio potere sconfinato. È il processo che determina nelle popolazioni schiacciate dai regimi assoluti nevrosi e alienazioni di bassa. Bene: ci siamo se un giornale può titolare senza imbarazzo che l’aprile 2026 è stato il più torrido di tutti i tempi “siccome non ve ne siete accorti”. Come per le pandemie asintomatiche, siete infetti, impestati perché non lo sapete. E vuol dire: non prendetevi la briga di pensare, di ragionare, di sentire: ci sono io Narrazione che lo faccio per voi e vi spiego cosa e come siete, dovete essere.Nella Narrazione alienante entra di diritto il racconto dell’Islam pacifico, dialogante, convivente, tollerante protratto dai media comperati come dall’ennesimo papa sconsiderato o complice, più diffusamente da un clero islamista del tutto idiota o mascalzone (le due cose non stanno necessariamente in contraddizione); e ci sta che uno della jihad, uno stragista fatto e finito venga fatto passare per un poeta del disagio, un malinconico cavaliere solitario che aveva tutti contro. Cosa la Narrazione? È il volto sostituito da “Repubblica”, operazione gravissima, scellerata che un Ordine avrebbe il dovere di censurare, la faccia da bravo ragazzo appena un po’ berbero in luogo della faccia reale del criminale, un tarato con i segni della malvagità. Ma diffondere subito quei tratti sarebbe stato come ammettere subito la matrice, per cui la Narrazione usa l’intelligenza artificiale e il bravo ragazzo in foto che non esiste, resta, circola. Da cui uno sforzo supplementare, ma improbo, da parte di noialtri eretici: non più difendere la realtà ma demolire sistematicamente una torre babelica di menzogne che ricresce sistematicamente.Non è un caso che subito dopo la strage di Modena, la prima strage che tutti sanno dovuta al jihadismo, si sia registrato un dilagare della violenza e del teppismo o terrorismo di stampo maranza, africano o generalmente islamista come qualcosa di incontrollato, che nessuno riesce più ad arginare: risse tra extracomunitari a Modena nello stesso luogo della strage, a Firenze un quindicenne cova propositi stragisti germinati, grottescamente, durante un ricovero in una comunità religiosa cattolica, a Milano un Gambia passa i tornelli della stazione Centrale, uno dei luoghi più militarizzati d’Europa, brandendo un machete di 32 centimetri, allo scalo di Lampugnano un Nigeria violenta una malcapitata francese contro una grata, rapine e aggressioni dappertutto nel rigurgito dell’Islam ringhioso, fanatico. Non è un caso, ha a che vedere con la mancata reazione dopo la strage, qualcosa di incredibile, di indecente anche perché determinato in parte da chi porta la responsabilità della sicurezza: come è possibile che a vittime ancora calde mezzo governo, da Tajani a Piantedosi, si precipita a dire che l’autore è “un italiano, un ragazzo”? Il ministro di polizia che, subito, prima di tutti, spara la sua certezza, “si deve solo a disagio psichico”, smentito da una procura, dal gip di Modena, città-sistema del PD: a questo punto o Piantedosi non sa cosa succede a Modena, ed è grave, oppure lo sa ed è peggio: può ancora fare il ministro di tutela uno così?Tutto si tiene e il processo di beatificazione dello stragista ha dell’indegno, dell’allucinante, ma non del sorprendente: ci può stare che lo porti avanti il PD, i suoi giornali irresponsabili, ma la destra ancora al governo davvero non ha niente da dire, a parte difendere in modo quasi isterico una Flotilla idealmente collegata con il poco bergamasco, molto marocchino che, secondo i giudici, mente, inventa, potrebbe riprovarci, voleva tornare in Marocco subito dopo una strage che qualcuno lo ha sentito annunciare, vantandosi di avere ricevuto 40mila euro in prezzo?E che sia atto tipicamente jihadista non ci sono dubbi. L’avvocato, il più rinomato e costoso di Modena, che nessuno ha capito chi pagherà, è abile e fa il suo mestiere. Questo legale è storicamente attivo nella militanza propal, è il tutore di una come la Francesca Albanese, è abile, sa come servirsi dei media. Mi ha scritto uno: “E’ stato mio insegnante di Diritto alle superiori, spiegava come nessuno, ma aveva un difetto: faceva proselitismo, ci ho messo anni ad uscirne”. Sì, questo avvocato Gianelli sa il fatto suo, non chiede la perizia psichiatrica sapendo che sarebbe controproducente, ma non rinuncia a dipingere il suo assistito come un disagiato così può metterla, n modo sibillino, sul pentimento – di che cosa, esattamente? – e, in modo ancor più sottile, sposta il raggio dell’attenzione sul disagio sociale cioè inverte i termini della responsabilità, la colpa di una strage dovuta all’indifferenza crudele di un sistema Paese che ignora il giovane volonteroso, lo induce a disperazione che sfocia in spirito di rivalsa. I giornali del parastato gramsciano, come li chiama Boni Castellane, non chiedono altro che di rilanciare una tesi palesemente insostenibile – ancora la Narrazione – ma efficace.Adesso Salim non è più tanto italiano, torna l’eterno marocchino discriminato in quanto tale, pur restando sensibile decente: chiede come stanno le vittime, rifiuta di incontrare i genitori perché non si è ancora sistemato, pulito. Nessuno domanda della dotazione tecnica, inusuale in un disoccupato ma consueta in un jihadista, di tutti quei telefoni e computer, delle memorie esterne zeppe di dati criptati, delle criptovalute e delle mazzette in contanti, dei 40mila euro assunti in premio, almeno secondo testimonianze. Nessuno parla più dei gambizzati, esprimere ricordo, compassione è disdicevole: a Modena, porca città piddina, qualche giovinastro chissà di quale idea, militanza, ha strappato i fiori freschi dal luogo dell’eccidio, uno striscione commemorativo è stato rimosso dal Comune nel silenzio del governo.Il jihadismo interno assiste, probabilmente divertito, certo sprezzante, all’inopinata trasformazione di uno di loro in un martire e un eroe e prende nota. Tutto procede di conseguenza ed altre stragi verranno come coltelli nel burro di una coscienza politica e sociale rancida. Nell’indifferenza o almeno nell’impotenza di chi non ci sta ma non ha mezzi per opporsi, il maranzato si impadronisce del Paese: al resto pensano gli stragisti sensibili, malinconici. Pare insano, forse lo è, ma da questa strage idealmente ascrivibile allo sconsiderato integrazionismo a tout prix della sinistra, essa sinistra esce rafforzata, la capa del PD, la Lella, arriva con tracotanza a pretendere altri 15mila psicologi e burocrati con cui estendere il controllo egemonico, la Narrazione infama chiunque si dolga di una invasione spaventosa anche perché incontrollata, la Boldrini ha riassunto bene la linea del partito: “Fascisti andatevene, ci vuole ancora più integrazione”. Ma il marocchino Salim era perfettamente integrato, era un maranzaminkia che diceva: voglio il lavoro che voglio, dove lo voglio, alle condizioni che voglio se no vi brucio a voi cristiani di merda e al vostro Gesù Cristo in croce. Ne hanno subito fatto un eroe, più Ulisse che Tersite. La destra ne esce ancora una volta stordita, come suonata. Sulla difensiva. Fateci caso, hanno perfino rinunciato a piagnucolare ogni volta che la sinistra che non governa ma comanda impone qualche nuova oscenità. Tutto ormai viene subìto nel segno di una sottomissione culturale che ha dello spaventoso. Dieci persone falciate, due amputate e la colpa è dell’Italia merdosa che non fa passare avanti l’italiano marocchino. Con l’Islam organizzato che dice a una voce bastardi, razzisti, questo ed altro vi meritate, farete i conti con noi. Ed è la voce simbolo del Salim che minacciava nelle mail all’Università, diventato portavoce dell’Islam con cui, insiste il suo avvocato propal, non avrebbe niente a che fare.Max Del PapaL'articolo “Avevo tutti contro”. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi proviene da Nicolaporro.it.