Tutte le ricadute geopolitiche dell’incontro Xi-Putin a Pechino secondo Jean

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Alla fine di maggio, Pechino è sembrata divenire il centro diplomatico del mondo. Nella capitale cinese, si sono succedute visite di Trump, di Putin e dei dirigenti iraniani e pakistani. In tutti tali incontri, Xi ha continuato a mantenere la tradizionale politica cinese di cautela, di offerta di collaborazione economica e di sostegno politico. Particolare rilevanza ha avuto la visita di Putin.Molti si aspettavano che da essa potesse derivare una specie di alleanza formale e totale tra Pechino e Mosca. Non è stato così per una serie di motivi che in seguito esamineremo. Il risultato dei colloqui russo-cinesi è stata solo una riaffermazione della partnership strategica, formalmente molto stretta, ma sostanzialmente limitata dalla diversità dagli interessi geopolitici dei due Paesi, nonché dal loro approccio al sistema di relazioni internazionali.La Cina e la Russia tendono a contrastare il monopolio degli Stati Uniti nel sistema internazionale. Però, mentre Putin punta alla sua demolizione, la Cina segue la politica molto più raffinata. Essa è limitata alla modifica del sistema in cui intende sostituire la centralità degli Usa con la propria, riaffermando però i principi del multilateralismo e della cooperazione internazionale. Quest’ultima è essenziale per i suoi interessi, data la crisi economica che sta subendo e che si aggraverebbe con il tentativo di modifica radicale, come invece si prefigge Putin senza però disporre della potenza necessaria. Mosca tende a quello che definisce multipolarismo. Con esso rivendica il perduto status di grande potenza globale con la demolizione dei sistemi multilaterali che, in particolare in Occidente, uniscono gli Stati Uniti con l’Europa e i Paesi europei tra di loro.Gli obiettivi di Xi e Putin sono non solo diversi, ma incompatibili tra di loro. I loro punti d’accordo riguardano sostanzialmente la cooperazione industriale e quella tecnologica, ma non la rottura dei rapporti con gli Usa e l’Europa, necessari all’economia cinese, soprattutto in una prospettiva di medio-lungo periodo in cui la Cina sarà colpita da una grave crisi demografica.In proposito, l’Onu prevede che la popolazione cinese nel 2100 scenderà dagli attuali 1 miliardo e 400 milioni di abitanti a poco più di 700  milioni, togliendo alla Cina un fattore di superiorità che ha finora mantenuto nei confronti dell’India. L’“elefante indiano” ha già superato il numero di abitanti del “dragone cinese” e sta rapidamente migliorando il livello tecnologico della propria industria. Diventerà un concorrente molto pericoloso per la stessa economia cinese che finora, con le sue caratteristiche di fabbrica del mondo, ha surclassato nettamente il peso economico globale indiano.I rapporti tra la Cina e la Russia sono notevolmente aumentati per una serie di ragioni. Innanzitutto, la Russia con i suoi 4.300 km di confine con la Cina ha costituito una barriera protettiva alle sue spalle e ha aumentato la propria influenza, soprattutto in Asia Centrale, la cui economia è sempre più dipendente da quella cinese. La Cina, dal canto suo, ha sostenuto economicamente e tecnologicamente la Russia, evitandone l’isolamento internazionale, anche per l’influenza esercitata nel “Sud Globale”.Nei confronti dell’aggressività russa ha mantenuto però un atteggiamento di estremo riserbo (ad esempio, non riconoscendo l’annessione della Crimea da parte di Mosca). Inoltre, tra gli accordi presi da Putin con Xi, figura il sostegno russo della moneta cinese nei confronti del dollaro con l’emissione da parte di Mosca di titoli di Stato in yuan, ma non quello che la Russia riteneva più importante, cioè la costruzione con finanziamento cinese del gasdotto “Power of Siberia 2”.La Cina ha rifiutato la firma di questa infrastruttura, che avrebbe raddoppiato a circa il 40% le importazioni di gas dalla Russia. Il motivo è semplice: Pechino non vuole diminuire la propria resilienza da un solo esportatore. Vuole mantenere le mani libere, in quanto la cautela, caratteristica di tutta la strategia politica cinese, evita di prendere impegni troppo vincolanti. Sicuramente, ha la memoria lunga. Si ricorda lo sfregio subito nel 1956 quando Kruscev negò a Mao la concessione di tecnologie per la costruzione di armi nucleari. Da allora incominciarono tensioni tra la Cina e l’Urss che culminarono nel 1968 con scontri a fuoco sul fiume Ussuri e con l’alleanza di fatto tra gli Usa e la Cina dopo la visita di Nixon a Pechino nel 1972.Oggi, Pechino si trova in condizioni di superiorità, rispetto alla Russia, che dipende da un punto di vista economico e tecnologico dal commercio con la Cina, essenziale per Mosca, ma sostanzialmente marginale per la Cina. Quest’ultima continua a subordinare il suo partenariato strategico con Mosca, all’esigenza di mantenere buoni rapporti con l’Ue ed economicamente anche con gli Usa.Il partenariato rimarrà un “matrimonio di pura convenienza”. Non si trasformerà in un’alleanza. Il paventato blocco russo-cinese avrà pertanto precisi limiti, che potrebbero forse diminuire con il progressivo potenziamento dell’arsenale nucleare cinese. Esso da 300 testate del 2023 è destinato ad aumentare a 1.500 nel 2035, consentendo a Pechino la capacità di “secondo colpo”, quindi in grado di dissuadere gli Usa da un attacco di sorpresa. Oggi, seppur indirettamente, la parità nucleare tra Usa e Russia consente alla Cina una certa protezione, da tale scenario estremo. E questa è una ragione per la quale la Russia mantiene l’importanza strategica per la sicurezza cinese.