AGI - Nelle pieghe dei difficili negoziati tra Stati Uniti e Iran, si inserisce il malcontento dei repubblicani del Congresso americano verso il presidente Donald Trump. Alcuni leader del partito hanno accusato il tycoon di aver ceduto troppo alle richieste di Teheran. I falchi della politica estera, tra cui i senatori Lindsey Graham e Ted Cruz, si sono espressi in modo negativo dopo le notizie, emerse nel fine settimana, secondo cui i negoziatori statunitensi erano vicini a un accordo che avrebbe garantito concessioni all’Iran e rinviato la soluzione sullo smantellamento del programma nucleare iraniano, concedendo anche lo sblocco di asset per 12 miliardi di dollari come precondizione per successivi negoziati.Gli sforzi per trovare una soluzione diplomatica al conflitto e far uscire gli Stati Uniti da una situazione complicata si sono intensificati nell’ultima settimana, ma con una coreografia politica apparsa consolidata: un passo indietro, mezzo passo avanti, l’annuncio trionfalistico di un “accordo imminente” seguito dalla frenata, per poi ripetere come un mantra la parola “progresso”. Al momento i negoziati stanno seguendo questo ritmo.Dall’ottimismo al pessimismoAll’ottimismo di sabato è subentrato il pessimismo di domenica. Oggi il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che “notizie sono in arrivo presto”, ma è lo stesso che ieri aveva prima annunciato la svolta nel corso della giornata, non avvenuta, e poi ammesso che “trovare un accordo sul nucleare in 72 ore non è possibile”.I dubbi dei repubblicaniNel frattempo i repubblicani hanno manifestato pubblicamente i loro dubbi. “Se nella regione si percepisce che un accordo con l’Iran permette al regime di sopravvivere e diventare più potente nel tempo, avremo gettato benzina sul fuoco dei conflitti in Libano e Iraq”, ha scritto sui social il senatore Graham, alleato fedele e frequente compagno di golf del presidente.“Personalmente – ha aggiunto – sono scettico sull’idea che all’Iran non possa essere negata la capacità di minacciare lo Stretto e che la regione non possa proteggersi dalla capacità militare iraniana”.Ted Cruz, anche lui un falco della politica estera, ha detto di essere “profondamente preoccupato” per le notizie di un accordo, definendo la scelta di Trump di lanciare per primo attacchi contro l’Iran la “decisione più importante del suo secondo mandato”. “Se il risultato di tutto ciò fosse un regime iraniano, ancora guidato da islamisti che gridano ‘morte all’America’, che riceve ora miliardi di dollari, può arricchire uranio e sviluppare armi nucleari e ha un controllo effettivo sullo Stretto di Hormuz, allora sarebbe un errore disastroso”, ha aggiunto Cruz.Le critiche al cessate il fuocoRoger Wicker, presidente repubblicano della Commissione Forze Armate del Senato, ha scritto su X: “Il presunto cessate il fuoco di 60 giorni, con la convinzione che l’Iran negozierà in buona fede, sarebbe un disastro”.Lo scontro con PompeoAl dibattito si è aggiunto Mike Pompeo, segretario di Stato di Trump durante la sua prima amministrazione, che ha definito il piano “lontanissimo dall’America First”. Il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca Steven Cheung gli ha risposto pubblicando in cui ha invitato l’ex segretario di Stato a “stare zitto e lasciare il vero lavoro ai professionisti”.Le tensioni interne ai repubblicaniIl consigliere della campagna di Trump Alex Bruesewitz ha accusato, invece, Cruz di “cercare di indebolire il presidente e la sua amministrazione”. Il senatore texano ha risposto che “i giovani opportunisti politici che spingono per pacificare i rapporti con l’Iran non stanno aiutando il presidente”.I dubbi di Thom TillisThom Tillis, senatore repubblicano della North Carolina, uno dei critici più duri del presidente, ha messo in dubbio la base dell’accordo, dicendo alla Cnn che il quadro riportato “non ha senso”. “Ci è stato detto undici settimane fa dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal Dipartimento della Difesa che avevano annientato le difese iraniane e che era solo questione di tempo prima che avessimo il materiale nucleare”, ha detto. “Ora – ha aggiunto – stiamo parlando di una posizione in cui potremmo accettare che il materiale nucleare rimanga in Iran? Come può avere senso?”.