Dopo l’accordo con Trump, l’Ue pensa alla Cina. Il pressing di Italia, Francia e Spagna: «Più dazi contro la concorrenza sleale»

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Da una parte, gli Stati Uniti di Donald Trump che fanno carta straccia di ogni regola del commercio internazionale. Dall’altra, la Cina di Xi Jinping che continua ad aumentare le esportazioni, anche tramite pratiche commerciali sleali. Nel mezzo, l’Europa, che continua a predicare il rispetto delle regole del Wto (Organizzazione mondiale del commercio) ma rischia di rimanere schiacciata tra le due superpotenze. Ed è proprio per impedire che questo accada che quattro delle principali economie del Vecchio Continente – Spagna, Francia, Italia e Paesi Bassi – hanno lanciato un appello comune per misure commerciali più severe in grado di difendere l’industria europea.Le accuse (indirette) alla CinaLa presa di posizione dei quattro governi, che storicamente hanno sempre avuto posizioni anche molto diverse in materia di politica commerciale, arriva a pochi giorni da un’importante riunione che si terrà venerdì 29 maggio a Bruxelles su come gestire i rapporti con la Cina. Secondo il documento, alcuni dei principali partner commerciali dell’Ue stanno imponendo «nuove barriere commerciali o contribuendo a una sovraccapacità industriale sistemica e strutturale».Il testo non menziona esplicitamente alcun Paese, ma è piuttosto scontato che il riferimento sia proprio a Pechino. L’accusa è la stessa di sempre: Pechino distribuisce sussidi alle proprie aziende affinché producano più di quanto serve, così da inondare i mercati esteri con i suoi prodotti. Una pratica considerata illegale dall’Organizzazione mondiale per il commercio. «Questa situazione – denunciano Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi – ha avuto un impatto diretto sull’industria europea, che ha perso un milione di posti di lavoro tra il 2019 e il 2025».Regole più facili sui dazi e norme sul «contenuto locale»Nel documento, i quattro governi propongono soluzioni per rendere più rapida e immediata l’imposizione di dazi sulle importazioni e ideando nuove soluzioni per contrastare chi aggira le tariffe tramite triangolazioni. Un’altra richiesta riguarda le norme sul cosiddetto «contenuto locale». In sostanza, si chiede a Bruxelles di intervenire affinché le aziende extra-Ue non aggirino i dazi producendo i propri prodotti altrove ma assemblandoli all’interno dei confini europei. Per evitare le tariffe, sostengono, bisogna far sì che anche la produzione avvenga sul suolo europeo.Alcune “armi” commerciali già figurano nell’arsenale di Bruxelles, ma secondo i quattro Paesi firmatari non vengono usate a sufficienza. È il caso dello «strumento di salvaguardia», che può essere attivato da un’impennata delle importazioni e si applica a tutti i partner commerciali. L’Ue lo ha utilizzato per imporre dazi al 50% sull’acciaio al di sopra di una certa quota, suscitando l’ira di alcuni alleati come Ucraina e Regno Unito.L’Ue resta divisa sulle relazioni con la CinaIl documento firmato da Spagna, Italia, Francia e Paesi Bassi porta a galla un dibattito in corso da tempo fra i governi europei su come gestire le relazioni commerciali con la Cina. Specialmente dopo che nel 2025 il deficit commerciale dell’Ue ha raggiunto i 360 miliardi di euro. Le posizioni, però, sono ancora diverse: Francia e Italia chiedono da tempo misure più severe, la Spagna ha cercato di attrarre investimenti cinesi, mentre i Paesi Bassi si sono mostrati scettici riguardo alla possibilità di isolare la propria industria dalla concorrenza globale. Per non parlare della Germania, il Paese più popoloso e influente dell’Unione europea, che è il più esposto al commercio con la Cina e infatti non ha firmato il documento.Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, durante il summit Ue-Cina del 2022L'articolo Dopo l’accordo con Trump, l’Ue pensa alla Cina. Il pressing di Italia, Francia e Spagna: «Più dazi contro la concorrenza sleale» proviene da Open.