Doveva essere la grande spallata. Doveva arrivare l’onda lunga del referendum, il vento nuovo delle amministrative, la riscossa del campo largo, la prova generale dell’alternativa a Giorgia Meloni. E invece niente. Anzi: secondo il sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere della Sera, Fratelli d’Italia cresce, il Pd arretra e il governo, nonostante i problemi economici e internazionali, resta sostanzialmente in piedi.Il dato politico è semplice, anche se qualcuno farà finta di non vederlo. Fratelli d’Italia sale al 27,6%, guadagnando l’1,4% rispetto al mese precedente. Il Pd, invece, perde il 2,2% e scende al 20,1%, il livello più basso degli ultimi anni. Tradotto: Elly Schlein non capitalizza né il referendum né le amministrative. La famosa “non vittoria” pesa. E pesa soprattutto dove il centrosinistra aveva investito molto, come a Venezia.Nonostante le difficoltà – da quelle economiche alle tensioni internazionali – Meloni non crolla. Il gradimento del governo passa da 41 a 40. Praticamente stabile. Quello del presidente del Consiglio resta al 42. Anche qui: nessun terremoto. Nessuna fuga degli elettori. Nessuna punizione di massa. Il che dovrebbe far riflettere chi, a sinistra, continua a immaginare che basti evocare la crisi del Paese per incassare consenso.Il problema del Pd è proprio questo: racconta da mesi un’Italia sull’orlo del baratro, ma non riesce a convincere gli italiani che la soluzione sia Schlein. Anzi, più la segretaria prova a guidare il campo progressista, più il suo partito sembra perdere terreno. Anche tra i leader, il dato è coerente: Schlein perde tre punti, mentre Giuseppe Conte mantiene la prima posizione da tre mesi. Non esattamente una notizia rassicurante per il Nazareno.Sul fronte del centrodestra, però, c’è un’incognita che pesa: Roberto Vannacci. Il suo Futuro nazionale viene stimato al 4,8%, in crescita dello 0,7%. Non è poco. Soprattutto perché pesca voti soprattutto dalla Lega, poi da Fratelli d’Italia e anche da una quota di ex astenuti. Il generale, piaccia o no, è diventato una variabile politica vera. E infatti la simulazione dei seggi cambia completamente a seconda che sia dentro o fuori dalla coalizione.Senza Vannacci nel centrodestra, il campo progressista arriverebbe al 44,9% contro il 42,3% della coalizione di governo e conquisterebbe il premio di maggioranza con 220 deputati. Il centrodestra si fermerebbe a 148, Futuro nazionale ne avrebbe 17, Azione 11 e le altre forze 4. Se invece Vannacci fosse organico al centrodestra, la maggioranza andrebbe dall’altra parte: 220 seggi al centrodestra, 165 al centrosinistra, 11 ad Azione e 4 agli altri.Ecco il punto. La sinistra può anche lavorare in funzione dello “Stabilicum”, i premi di maggioranza, le alchimie di coalizione. Ma alla fine resta il solito problema: mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Pd, Cinque Stelle, Avs, centristi, riformisti, movimentisti, giustizialisti, europeisti a giorni alterni. Sulla carta può anche funzionare. Nelle urne, molto meno. Lo si è visto pure a Venezia, dove una parte rilevante degli elettori pentastellati ha scelto il candidato del centrodestra.E anche il referendum, che qualcuno aveva venduto come il primo tempo della rimonta progressista, non sembra aver prodotto effetti duraturi. Tra gli elettori del No, quasi un quarto è tornato ad astenersi; tra chi votò Sì, la quota scende al 16%. Insomma, la mobilitazione c’è stata, ma non ha cambiato gli equilibri politici. Non ha spostato il consenso verso il centrosinistra. Non ha indebolito Meloni.Leggi anche:Schlein è in trappola, incubo “premier”: cosa preoccupa ora EllyAnzi, il sondaggio segnala perfino una lieve crescita della partecipazione: incerti e astensionisti scendono al 39,8%, due punti in meno rispetto ad aprile. Ma anche questo non basta alla sinistra. Perché se aumentano gli elettori disponibili a esprimersi e il Pd cala, significa che il problema non è solo l’astensione. È l’offerta politica.Il governo ha davanti mesi complicati. Lo scenario internazionale resta incandescente, l’economia non corre, i conti pubblici sono stretti e nella maggioranza non mancano tensioni tra alleati. Forza Italia arretra all’8,2%, la Lega resta inchiodata al 5,7%, livello più basso dalle Politiche. Ma il punto politico è che, nonostante questi scricchiolii, il centrodestra tiene. E Meloni continua a essere il perno del sistema.La sinistra, invece, continua a cercare l’evento salvifico: il referendum, la piazza, l’amministrativa, la crisi economica, il caso internazionale, la polemica quotidiana. Ogni volta sembra la volta buona. Ogni volta dovrebbe arrivare la spallata. Poi arrivano i numeri. E i numeri dicono che l’onda non c’è. Anzi, se qualcuno deve preoccuparsi, oggi siede al Nazareno.Franco Lodige, 30 maggio 2026L'articolo Cresce Meloni, tracollo Pd: panico a sinistra per il sondaggio post-Comunali proviene da Nicolaporro.it.