"C'è molto ancora da fare", alla Camera il ricordo del primo voto delle donne

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AGI - A 80 anni dal primo voto delle donne molta strada è stata fatta sul fronte dei diritti e del riconoscimento del ruolo della donna, ma "molto è ancora da fare". Toni e sfumature diverse, eppure il fil rouge che lega gli interventi di esponenti sia di maggioranza che di opposizione in Aula della Camera è la consapevolezza di non dare per assodate e ormai definitivamente acquisite le battaglie vinte in 80 anni di storia."Persistente cultura patriarcale" Quel primo voto è stata "una conquista, ma come spesso succede le conquiste delle donne - e anche oggi è così - vengono irrise, ridicolizzate. Veniamo viste con uno sguardo infantilizzante, come se spesso i nostri fossero capricci che vanno ascoltati, ma mai presi davvero sul serio", esordisce nell'emiciclo Gilda Sportiello di M5s, che pone degli interrogativi: "Ma se oggi siamo più della metà della popolazione di questo Paese, come è possibile che ci sono voluti ben quasi tre decenni affinché 50 donne entrassero nelle Aule parlamentari? Come è possibile che solo nel 2018 si è toccato il tetto, il massimo della rappresentanza delle donne in queste Aule - il 35 per cento - e dobbiamo festeggiarlo come un successo? Come è possibile che in questa legislatura, per la prima volta, la presenza delle donne è calata? Che nei consigli comunali siamo circa 3 su 10 consiglieri? Che solo il 15 per cento delle donne è sindaca? E che nelle ultime amministrative, tra i candidati e le candidate a sindaca e a sindaco, c'erano solo 9 donne e 77 uomini?".Sportiello lamenta la ancora persistente cultura patriarcale presente nel Paese e, al termine del suo intervento, i colleghi del gruppo hanno innalzato cartelli con su scritto "1 donna su 4 lascia il lavoro una volta madre", "Stesso lavoro, stessa paga"."Le donne in politica"Per Grazia di Maggio di FdI "da quel primo voto nel 1946 il cammino è stato lungo, lo sappiamo: soltanto nel 1979, per la prima volta, una donna salì sullo scranno più alto di quest'Aula, presiedendo la Camera dei deputati; soltanto pochi anni fa anche il Senato è stato presieduto da una donna. Poi, onorevoli colleghi, è accaduto qualcosa che neppure la più ambiziosa fra quelle pioniere avrebbe potuto immaginare: una donna è arrivata alla guida del governo, Giorgia Meloni" e non è successo "per concessione, non per delle quote, ma è arrivata dove è arrivata perché glielo hanno concesso gli italiani, perché gli italiani l'hanno votata"."Disuguaglianze ancora presenti"La capogruppo del Pd Chiara Braga sottolinea come "ottant'anni di protagonismo femminile nella vita democratica del Paese non sono soltanto una ricorrenza da celebrare, ma sono una storia collettiva da custodire e da continuare a scrivere. Molto è stato fatto grazie alle battaglie delle donne", ma "sappiamo anche che molti altri capitoli devono essere ancora scritti, perché persistono in questo Paese disuguaglianze inaccettabili: disuguaglianze salariali, precarietà, carichi di cura distribuiti in modo ingiusto, ostacoli all'accesso ai ruoli decisionali. Persistono stereotipi che limitano le opportunità e una violenza fisica e verbale che continua a colpire troppe donne e troppe volte nel silenzio. Essere all'avanguardia nelle politiche per la parità significa assumersi una responsabilità: quella di aprire strade nuove e di dimostrare che un Paese più giusto per le donne è un Paese migliore per tutti, e anche di riconoscere che, purtroppo, non sempre buone leggi significano automaticamente buone politiche o che posti di potere di una significano che il tetto di cristallo sia stato infranto per tutte, tutt'altro"."Le donne ancora abbastanza lontane dalle istituzioni" Anche per la leghista Simonetta Matone "le donne, purtroppo, sono ancora abbastanza lontane dalle istituzioni. I meccanismi di accesso al potere sono fortunatamente, ma anche sfortunatamente, lontani dalle logiche femminili. Esistono ancora, purtroppo, meccanismi di autoesclusione, perché ancora vige la purtroppo orrenda scelta tra affetti e lavoro, e la situazione è ancor più complicata perché, con l'allungamento della vita degli anziani, le donne si sono beccate - scusate il termine - anche questo tipo di cura. L'altro pericolo è l'omologazione a modelli maschili, purtroppo richiesta all'interno di tutta una serie di società"."Divario salariale"Sarebbe "sbagliato pensare che la battaglia oggi sia finita perché, anche oggi, esistono ostacoli reali", osserva Patrizia Marrocco di Forza Italia, che cita "il divario salariale, le difficoltà per tante donne nel conciliare lavoro e famiglia, la scarsa presenza femminile nei luoghi decisionali. E allora celebrare questo anniversario significa anche avere il coraggio di guardare la realtà con onestà".Per le donne non solo il diritto di voto E Daniela Ruffino di Azione ritiene "che il modo migliore per onorare quelle donne non sia soltanto ricordarle, ma essere all'altezza della loro consapevolezza. Perché ottant'anni fa le donne italiane non conquistarono solo il diritto di voto, conquistarono il diritto di essere protagoniste della storia. E sta a noi fare in modo che quella storia continui"."Una democrazia incompleta"Non ha dubbi Francesca Ghirra di Avs: "Una democrazia in cui metà della popolazione continua a essere sottorappresentata nei luoghi decisionali è una democrazia incompleta".I rischi legati all'intelligenza artificialeMara Carfagna (Nm) mette in guardia anche dai nuovi pericoli, legati ad esempio all'avvento dell'Intelligenza artificiale: "Dobbiamo essere onesti perché, nonostante i progressi, il cammino da fare resta ancora lungo. Persistono divari salariali, persistono difficoltà di accesso ai ruoli decisionali e anche carenza o, addirittura, assenza di servizi di assistenza all'infanzia o alla non autosufficienza che impediscono l'esercizio del diritto alla maternità. E soprattutto dobbiamo fare attenzione a quello che ci sta succedendo intorno, perché vecchi stereotipi rimangono ma nuovi pericoli si affacciano: l'Ia usata irresponsabilmente per esercitare nuove forme di bullismo e di sessismo nei confronti delle donne".L'importanza di esercitare il diritto di votoInfine, Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv, esorta a non vanificare la conquista del diritto di voto: "Sappiamo che l'impegno deve essere portato avanti con ancora più costanza proprio perché ci sono donne in altri Paesi che quella voce e quel diritto purtroppo non ce l'hanno ancora. E credo che il modo migliore per onorare quel diritto e quella grande responsabilità, che è la possibilità di votare, è esercitarlo quel diritto di voto".Chiude Renate Gebhard delle Minoranze linguistiche: "Rendiamo omaggio non solo alla nostra Repubblica ma anche a tutte le donne che hanno lottato per i diritti che oggi diamo per scontati".