Casalino facce ride: “246 voti non è un flop”. E spunta il vero motivo per cui si è candidato

Wait 5 sec.

Rocco Casalino non ce l’ha fatta. E già questa, per uno che per anni ha spiegato agli italiani come si comunica il potere, è una notizia che fa un certo effetto. L’ex portavoce di Giuseppe Conte ai tempi di Palazzo Chigi, l’uomo delle conferenze, dei retroscena, delle regie comunicative del Movimento 5 stelle, si è candidato al Consiglio comunale di Ceglie Messapica, il paese pugliese tanto caro a lui quanto al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Risultato: 246 preferenze. Non abbastanza per entrare in Consiglio comunale. Fine della corsa.Al suo posto, nella minoranza, entrerà Isabella Vitale, candidata della lista “Uniti si cambia”, che di preferenze ne ha raccolte 350. Numeri piccoli, certo. Numeri da provincia, da politica locale, da porta a porta, da telefonate agli amici, da cene, strette di mano, parenti, conoscenti e mezze promesse. Ma proprio per questo numeri interessanti, perché quando si scende dal palco nazionale e si finisce sul marciapiede del proprio paese, la comunicazione non basta più. Lì non conta il comunicato stampa, non conta il retroscena romano, non conta l’apparato. Conta chi ti vota davvero.Casalino, però, non la vede così. Anzi, rivendica il risultato. E qui bisogna riconoscergli almeno una cosa: ci vuole tanto coraggio a dire che prendere 246 voti non è un flop. Tanto coraggio o forse una notevole capacità di trasformare ogni inciampo in una narrazione utile. Perché quei voti, in realtà, gli consentono di superare il famoso vincolo interno del Movimento 5 stelle: prima di candidarsi a elezioni più importanti, politiche, europee o regionali, bisogna passare da una competizione locale e prendere più voti della media della lista.E i conti, in effetti, gli danno una mano. La lista “Uniti si cambia” ha raccolto 1022 voti complessivi con 16 candidati. La media è poco sopra le 63 preferenze. Casalino ne ha prese 246, cioè quasi quattro volte tanto. Dal punto di vista regolamentare, dunque, missione compiuta. Dal punto di vista politico, invece, il discorso è un po’ diverso. Perché una cosa è dire: ho superato la soglia interna del Movimento. Un’altra è dire: ho ottenuto un grande risultato. E qui, diciamolo, la differenza non è proprio sottile.“Sono stato il terzo più suffragato del campo largo. Sopra di me, ci sono un consigliere regionale e una consigliera comunale che cinque anni fa si candidò sindaca, prendendo mille voti. Avrei firmato per un risultato così. Mi aspettavo poche decine di voti”: quanto affermato da Casalino in un’intervista a Repubblica, sostenendo che i 246 voti ottenuti non sono un “flop”. Ecco, appunto: non sarebbe un flop. Anzi, secondo lui, quasi un successo. Per carità, ciascuno ha il diritto di consolarsi come vuole. Ma se un personaggio noto a livello nazionale, ex volto centrale della comunicazione grillina di governo, torna nel suo paese, si candida e non viene eletto, qualche domanda forse bisognerebbe farsela. Non fosse altro perché per anni il Movimento 5 stelle ha raccontato di essere la voce del popolo, della rete, della partecipazione, della democrazia diretta. Poi arriva il momento della democrazia diretta davvero, quella con la matita copiativa e la scheda, e il risultato è questo.Con Conte, dice Casalino, “ci siamo sentiti per messaggio: si è complimentato”. E anche qui la scena è perfetta. Il capo che manda il messaggino, il candidato che rivendica, il Movimento che trasforma la mancata elezione in abilitazione per il salto successivo. Perché il punto vero è proprio questo: Casalino non entra in Consiglio comunale, ma diventa candidabile altrove. Non vince la partita, però passa il turno secondo il regolamento interno. È un po’ come perdere una finale e spiegare che, in fondo, l’importante era essersi allenati bene.“Il Movimento 5 stelle”, ha aggiunto, “che di solito alle comunali va male, è stato il primo partito con quasi l’11 per cento. E io ho superato il vincolo che impone, per candidarsi alle Politiche, di aver concorso alle comunali prendendo più voti della media della lista. Io sono andato abbondantemente al di sopra. Dunque sono candidabile”. Eccolo, il vero risultato politico: “Dunque sono candidabile”. Non consigliere comunale, non eletto, non rappresentante dei cittadini di Ceglie Messapica. Candidabile. È la politica ridotta a passaporto burocratico, a certificazione interna, a bollino da esibire per la prossima corsa. Poi magari Casalino non si candiderà davvero, o magari sì. Alla domanda se abbia intenzione di farlo, risponde così: “Non è detto. E comunque avrei potuto farlo tante volte prima, chiedendo una deroga. E invece ho sempre rinunciato”.Il bilancio finale, per lui, resta positivo: “È un’esperienza straordinaria. Per la prima volta ero in prima fila, e non dietro le quinte, come per esempio alle comunali di Roma o alla presidenza del Consiglio con Conte”. Ed è forse questa la parte più interessante. Casalino, l’uomo abituato a stare dietro le quinte, è finito davanti agli elettori. E gli elettori gli hanno dato 246 voti. Non zero, certo. Non pochissimi, se si guarda alla media di lista. Ma neppure abbastanza per entrare in Consiglio. La politica, quando smette di essere strategia di comunicazione e diventa preferenza scritta a mano, sa essere brutale. Anche con chi, per mestiere, sa raccontarla benissimo.Franco Lodige, 27 maggio 2026L'articolo Casalino facce ride: “246 voti non è un flop”. E spunta il vero motivo per cui si è candidato proviene da Nicolaporro.it.