Sono tempi di comunicati allucinanti e allucinanti, comunicati comunisti, ieri la flotilla che dappertutto le pilla, oggi i gay ebrei, io vorrei, non vorrei ma se vuoi. Eeeh già, sono questa roba qua, l’ultima notte rosa è quella di uno scazzo allucinante all’interno del palestinato gender. Uno scazzo che è come una scazzottata, sentite che roba (e alla fine vi ritroverete anche voi trasformati in Giovannone, il “sottohoho” del Mascetti: “Un ho capito ‘ncazzo!”): “Al Roma Pride non ci saranno organizzazioni Lgbtqia+ ebraiche. La ‘Keshet Italia’ ha “la responsabilità di non aver preso e non intende prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza”. Per questo non ci sono “condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata”. Questa la decisone e comunicazione sui social dell’organizzazione del Roma Pride.“Il Roma Pride, dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni Igbtqia+ ebraiche, ritiene che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata. Il Pride è una manifestazione aperta e libera”, si legge in un post. “Chiunque condivida i valori fondanti del nostro movimento e della nostra comunità può scendere con noi in piazza. I carri in Parata sono, tuttavia, una prerogativa ma, soprattutto, una responsabilità politica dell’organizzazione. La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara”, scrive ancora il RomaPride. “Sappiamo distinguere con chiarezza la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone LGBTQIA+ e non potremmo mai attribuire a quest’ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida. Attribuiamo, tuttavia, a Keshet Italia la responsabilità di non aver preso e non intende prendere (sic!) le distanze dal genocidio in corso a Gaza ma, anzi, di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato”, sottolinea l’organizzazione in un post. “La storia della nostra Repubblica è una Storia di Resistenza. La Storia del nostro movimento e anch’essa una Storia di Resistenza. Il Roma Pride sostiene, quindi, il diritto di esistere e di resistere del popolo palestinese oppresso dalla condotta criminale e genocidiaria del governo israeliano. Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate”. Ve lo dicevo o no che arrivati a questo punto vi trasformavate in Giovannone?Heri dicebamus, a proposito di comunismo che stacca la realtà, induce le visioni, implode a dimensione ombelicale, e siamo ancora politicamente corretti, ché qui se mai bisogna correggere una folgorante intuizione marxista di un obliato poeta cannibale, Aldo Nove: “La rivoluzione passa per il buco del culo”. No, ci passa l’alienazione. Fa più comunista, cioè inconcludente, cioè con tutti i problemi che ci sono al mondo guarda questi su cosa si divaricano, esaltando la tendenza comunista a scindersi a livelli atomici. È vero che son soldi, neh, i pride fanno fatturato. Fanno anche cagnara, “e sono… bastonate, neh?” come diceva al povero Lino Banfi il nipotino Marcolino, torinese, riccioluto e petulante, praticamente Travaglio da piccolo.Un altro comunicato delirante, scritto malissimo, paranoide, egoriferito, un’altra convergenza parallela: le legnate, si tratti di flotille o di pride, che poi son sempre le stesse pappole. Per quello che vale, naturalmente, hanno ragione i gay ebrei e non c’è bisogno di spiegare che gli omosessuali flotilleri funzionano finché li fermano, nel loro interesse: se arrivano a Gaza neanche fanno in tempo a sbarcare che li hanno fatti a tranci e serviti ai pride di tutta Europa. Islamismo e genderismo sono l’ennesima truffa postmarxista nel segno dell’antioccidentalismo capitalista, ma per finta, o per calcolo, non possono stare insieme e difatti non ci stanno, neanche a un “Pride”. Insomma non li hanno visti arrivare, e non ce li vedranno.Come finirà la triplice alleanza Hamas-Pride-Pd? Facile: col taglio delle teste e non solo di quelle, absit complemento di specificazione: non c’è altra strada, vincono i più fondamentalisti, i più violenti, e graffiarsi a vicenda coi comunicati farfalleschi non servirà. Solo la demenziale sinistra postoccidentale poteva, può illudersi di usare l’Islam di conquista, di imporre la propria egemonia leninista a questo Islam egemone. Difatti, vedi come è subito finita in Veneto, vedi cosa sta succedendo a Roma dove il mondo musulmano avverte il Pd cittadino: “Adesso la moschea ci spetta, l’avete promessa e noi non scherziamo proprio”. E non serve un comunicato per capire cosa succederà. Imbecilli! Ma non diteglielo, loro sono inclusivi. Insomma. Forza venite gender. Anzi no, state a casa.Max Del Papa, 27 maggio 2026L'articolo Anche i gay discriminano: cacciati dal Pride gli ebrei omosessuali proviene da Nicolaporro.it.