Così Schlein guarda all’enciclica di papa Leone XIV (e al futuro del Pd)

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Quello dell’enciclica di papa Leone “è un messaggio potentissimo”. Anche politico. Lo sostiene il Partito democratico, per voce della sua segretaria Elly Schlein (ma non solo), che commenta a poca distanza dalla presentazione la “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica del pontefice statunitense sull’Intelligenza artificiale, il suo sviluppo, il suo controllo e gli effetti che inevitabilmente ne deriveranno.“È un’Enciclica che dovremo leggere attentamente – commenta Schlein – perché contiene un’analisi lucidissima di dove sta andando il mondo e un appello ai decisori politici e alla società che va raccolto: intervenire prima che sia troppo tardi, per assicurare che lo sviluppo delle nuove tecnologie sia regolato e che i loro benefici siano redistribuiti e finalizzati a migliorare la vita delle persone, anziché dominarle aumentando profitti, potere e conflitti”.Per i democratici, il testo del papa offre una chiave di lettura anche politica, sostengono i senatori del Pd Lorenzo Basso e Antonio Nicita, primi firmatari del disegno di legge S.1859/2026 sulla regolazione degli algoritmi. L’enciclica “non descrive l’Intelligenza artificiale come un problema tecnico né soltanto etico, ma come una questione di potere: di chi controlla che cosa, di chi decide al posto di chi. È la diagnosi politica più netta arrivata finora dal magistero, e parla direttamente ai parlamenti”.“Il Papa – proseguono i due senatori – usa un verbo che pochi si aspettavano: ‘disarmare’ l’Ia, cioè sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, abitabile. È esattamente la cornice in cui da mesi proponiamo di leggere tre diritti che oggi vanno scritti, applicati, fatti valere: il diritto a non essere disinformati, il diritto a non essere profilati e il diritto a non essere sorvegliati algoritmicamente sul lavoro”. L’enciclica, proseguono i senatori, “dedica un intero capitolo a quella che noi chiamiamo dipendenza algoritmica”. La critica di Leone al modello imprenditoriale che si basa sulla debolezza umana e la persona è usata come mezzo e non come fine è, sottolineano i senatori, “una critica al modello di business dell’attenzione: la dipendenza algoritmica non è un effetto collaterale, è il prodotto industriale primario di una parte dell’economia delle piattaforme”. Preoccupazioni che i parlamenti devono tradurre in norme.Non a caso, il terreno dell’Intelligenza artificiale è, non solo da oggi e in futuro sempre di più, uno dei principali campi di confronto tra l’approccio regolatorio europeo e il modello politico-tecnologico emerso negli Stati Uniti trumpiani.Ed è in questa chiave che Sandro Ruotolo, eurodeputato dem, legge le parole del pontefice. “Non è un caso che le Big Tech siano ormai intrecciate con la visione politica della nuova destra autarchica incarnata da Donald Trump: una destra che considera regole, controlli democratici e pluralismo come ostacoli da aggirare. Per questo è importante il richiamo del papa a ‘disarmare’ l’intelligenza artificiale e a considerare dati, algoritmi e piattaforme beni che non possono essere sottratti a ogni responsabilità collettiva. Non è un rifiuto della tecnologia. È la richiesta di riportarla dentro la democrazia, la trasparenza e il bene comune. Ed è una sfida che riguarda direttamente l’Europa”.Insomma, un messaggio potente, quello di papa Leone XIV, accolto da un Partito democratico che già nelle scorse settimane è parso riavvicinarsi anche a quella parte del mondo americano che non guarda a Donald Trump. Segnali che raccontano un dialogo sempre meno episodico tra una parte del mondo cattolico e l’area progressista occidentale.