Il porto di Odessa rimane uno degli asset strategici dell’Ucraina, essendo l’unico porto con capacità significativa del Paese e terza città maggiore per popolazione e capacità industriale. Sin da subito, dunque, la città era intesa come uno dei target dell’esercito russo in avanzata a sud e si considerava anche una possibile invasione dal mare con le navi anfibie di classe Ropucha mosse appena in tempo all’interno dello stretto del Bosforo a complemento della Flotta del Mar Nero. Ciò probabilmente in anticipazione della potenziale chiusura dello stretto da parte della Turchia avvenuta pochi giorni dopo il fatidico 24 febbraio 2022. Tuttavia, dopo le iniziali avanzate delle forze armate russe nel Donbass e nel sud dell’Ucraina, Odessa è rimasta ben al di là delle possibilità offensive dell’esercito di Mosca. Dopo l’affondamento della Moskva e lo sviluppo di droni marini, la flotta del Mar Nero si è dovuta limitare a funzione di “piattaforma lanciamissili” ben lontana dalle coste ucraine.Questo non ha significato la perdita di importanza del porto e, semmai, si è rinnovata la sua centralità specialmente per la necessità ucraina di mantenere l’esportazione di prodotti agricoli sotto l’operazione economico-logistica nota come “Grain Corridor”, che fu inizialmente parte delle iniziali trattative di pace e poi usata come asset strategico specialmente da parte russa per premere sul governo ucraino per ottenere altre concessioni. A seguito di azioni unilaterali, le discussioni tra i due governi, facilitate dalla Turchia, son naufragate nel Mar Nero, ma l’Ucraina, cambiando le rotte navali e sfruttando la capacità portuale di Izmail, è riuscita a far navigare navi commerciali passando vicino alle acque territoriali dei paesi Nato nella regione.La guerra nel Mar Nero rimane una delle componenti strategiche più ignorate della guerra eppure una delle centrali. Dopo anni di lotta armata centrata sul mantenimento delle linee a terra, l’Ucraina ha trovato due asset strategici su cui fare pressione permanente sulla Russia: le raffinerie di petrolio russo e la shadow fleet, una serie di navi ombra possibilmente legate a Mosca tramite convoluti giri di management e proprietà che ne rendono difficile l’identificazione e tracciamento. Per una varietà di motivi, le forze speciali e di intelligence ucraine hanno atteso quasi quattro anni per iniziare a colpire target navali legati alla flotta ombra. D’altra parte, l’affondamento di una petroliera in acque non russe può avere ripercussioni civili, ambientali e politiche che possono terminare il supporto internazionale e gli attori russi hanno probabilmente incluso questo fattore nella loro generale equazione. Ma ora quell’equazione non torna più. A seguito di rinnovate necessità di trovare ‘carte’ da giocare, gli ucraini hanno iniziato ad attaccare navi della shadow fleet con droni aerei e navali complicando le operazioni marittime russe e creando ulteriore senso di incertezza nell’economia russa già ampiamente sotto pressione.L’attacco alle navi della shadow fleet è stato chiaramente percepito come un atto di escalation in una guerra che ha già coinvolto vari cicli di escalation e de-escalation. La flotta ombra, insieme alle raffinerie di petrolio e alle zone civili e militari di Mosca, è il singolo chokepoint più sensibile per il Cremlino, data l’assoluta necessità di mantenere entrate stabili tramite la vendita di idrocarburi. È in questo quadro di rinnovata escalation che si situa l’attacco delle navi a Odessa una settimana fa e l’uso dei missili balistici a medio-raggio Oreshnik. Anche se l’accordo del corridoio del grano era venuto a cadere ufficialmente, entrambi i Paesi hanno tentato di evitare di colpire asset civili navali. Le abilità delle forze speciali ucraine di portare la guerra nel mare e ben oltre i confini nazionali hanno chiaramente premuto su un nervo assai scoperto del regime di Putin su multipli fronti, dalla credibilità interna (con Putin mai così impopolare) alla capacità di mantenere le operazioni navali oltremare. Il governo di Mosca è stato costretto a limitare la parata della Vittoria eliminando la presenza di elementi meccanizzati probabilmente per minimizzare i rischi di attacchi di droni aerei ad ampio raggio. A seguito di questi eventi il governo di Mosca ha probabilmente voluto mostrare che ci sono ancora aree su cui può premere, non molte considerando tutte le carte già giocate, inclusi attacchi combinati di missili e droni contro l’infrastruttura strategica ucraina e parte del tessuto produttivo civile.Sebbene addirittura Zelensky abbia riportato che una delle navi attaccate a Odessa fosse di proprietà di un’azienda cinese, manifestando indirettamente la sensibilità del target portuale, rimane che l’attacco costituisce in sé un messaggio importante. Da un lato, i russi hanno tutto l’interesse a minimizzare ogni genere di coinvolgimento di entità cinesi. Da un altro lato, questo può avere l’indiretta e non voluta, ma non inutile, conseguenza di lanciare un messaggio a tutto il naviglio diretto in Ucraina. Ovvero, che nessuno è al sicuro. Come visto nello stretto di Hormuz, non è necessario affondare tutte le navi per bloccare un passaggio: basta instillare il terrore di una perdita economica e umana inaccettabile. All’interno della stessa visione si situa l’uso dell’Oreshnik, che è un missile capace di montare testate atomiche e, in quanto tale, usato per mostrare la determinazione politica di Mosca. Adesso rimane da vedere se l’Ucraina continuerà ad attaccare la ‘shadow fleet’ e lanciare attacchi di droni di lungo raggio nelle aree sensibili. Tutto considerato, questo rimane ampiamente probabile perché tra Russia e Ucraina in questo specifico caso non c’è dubbio su chi stia soffrendo di più: una celebrazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale senza carri armati è come vincere il mondiale di calcio durante un lockdown.