Papa Leone XIV è arrivato ad Acerra, in provincia di Napoli, per la sua visita pastorale nella Terra dei fuochi. L’elicottero è atterrato al campo Arcoleo di Acerra alle 8.40. Il Papa è stato accolto al suo arrivo dal sottosegretario Alfredo Mantovano, dal vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna, dal sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi, dal prefetto di Napoli Michele di Bari e dal sindaco di Acerra Tito d’Errico.Don Patriciello: “Ad Acerra per condividere con noi rabbia e speranza”“Oggi il Papa è ad Acerra, a pochi passi da Caivano, cuore della ‘Terra dei fuochi’. Un viaggio già messo in agenda da Francesco e che la pandemia rese impossibile. Chi lo avrebbe immaginato? Siamo commossi come i bambini nel giorno della Prima Comunione. Attendiamo la sua parola. Faremo tesoro di quanto ci dirà”. Così don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo nel Parco Verde di Caivano (Napoli), da sempre in prima linea nella lotta agli sversamenti e ai roghi tossici di rifiuti nella cosiddetta Terra dei fuochi, tra le province di Napoli e Caserta, nel giorno della visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra.Su Avvenire don Maurizio Patriciello scrive: “Il Santo Padre viene a condividere con noi la rabbia, il dolore, lo sconcerto, ma soprattutto la speranza e la preghiera. Viene a dirci di non mollare, di continuare a osare, di continuare a seminare pace, impegno, condivisione, amore. Questa visita si pone come sigillo di un percorso lungo e doloroso e l’inizio di un nuovo cammino. Sì, perché – sottolinea il parroco di Caivano – la lotta non è finita. Il dio-mammona sta sempre dietro l’angolo. Occorre vigilare, educare, formare; nessuna delega in bianco deve essere più data a nessuno”.Secondo don Patriciello “il successo più importante raggiunto in questi anni” è “la nostra caparbia volontà di dialogare e collaborare con le istituzioni con franchezza, umiltà, maturità, lealtà. Un approccio ‘libero e liberante’, senza sconti, senza inutili offese e senza sciocche adulazioni. Un chiedere e dare aiuto alle legittime autorità, sapendo che le persone cambiano, lo Stato resta. A chi ci ha fatto male, tanto, tanto male, vorremmo consigliare di approfittare della presenza del Papa per iniziare un cammino di pentimento e di vera conversione. Chiedere perdono e tentare di riparare il male fatto è un atto di forza non di debolezza. Il tempo delle menzogne e delle minacce è finito. Una nuova alba s’intravede all’orizzonte”.Vescovo al Papa: “E’ simbolo periferie sacrificate per benessere altri“Vostra Santità viene nella vigilia dell’11° anniversario dell’Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune. Vostra Santità viene ad incontrare la popolazione della cosiddetta Terra dei fuochi. Si tratta di un territorio, compreso tra Napoli e Caserta, di circa 11mila kmq, che include 90 comuni con circa 3 milioni di abitanti. Santità, sarebbe troppo lungo raccontare quello che è successo alla nostra terra. Ma, pur nei limiti di tempo imposti da questo saluto, non posso evitare di farlo; e intendo farlo anche per chiedere perdono al Signore per il male che le abbiamo provocato e perché quello che è accaduto non accada mai più”. Così monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, nel suo saluto a Papa Leone XIV giunto nel Duomo di Acerra per la visita pastorale nella Terra dei fuochi.“Il dramma ambientale – ha detto monsignor Di Donna – è incominciato negli anni ’80, quando alcuni industriali del Nord avevano necessità di smaltire grosse quantità di rifiuti tossici. Nell’arco di circa trent’anni sono giunte da molte industrie dell’Italia Settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sversati in una parte di questo territorio. Questo ha assicurato grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata. A questo si è unita la pratica di abbandono di rifiuti da parte di alcuni imprenditori di piccole aziende che lavorano in nero e smaltiscono in modo illegale i loro rifiuti, bruciandoli nelle nostre campagne. Così nasce la locuzione Terra dei fuochi, che poi è diventata un marchio infamante per il nostro territorio, provocando il crollo dell’economia agricola perché i contadini hanno trovato molte difficoltà per vendere i prodotti della terra. Santità, in questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato.A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri”.Questo articolo Papa Leone nella Terra dei Fuochi. Don Patriciello: “Qui per condividere con noi rabbia e speranza” proviene da LaPresse