Medici gettonisti in metà dei Pronto soccorso, 1 internista su 4 pensa alla pensione 

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Turni infiniti, carenza di personale, gettonisti che resistono e burnout alle stelle. Risultato? Le condizioni di lavoro dei medici continuano a peggiorare e la pensione diventa per molti un pensiero fisso. A ‘fotografare’ il profondo malessere dei camici bianchi è la nuova indagine condotta da Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri) su un campione di internisti rappresentativo di tutte le Regioni, eccettuate Basilicata e Valle d’Aosta, presentata in occasione del Congresso nazionale al via a Rimini. La resistenza dei gettonisti e lo stress dilaganteI medici ‘a gettone’, in base al decreto di tre anni fa che avviava i loro contratti a esaurimento, dovevano ormai essere l’eccezione. Invece sono presenti nella metà abbondante dei pronto soccorso dei nostri ospedali. Il fatto è che la carenza di personale non accenna a ridursi: è una priorità sulla quale intervenire per oltre il 57% dei medici intervistati. Mentre le condizioni di lavoro sono in peggioramento da sette professionisti su dieci.Lo stress lavorativo è segnalato da un medico su quattro e il 65,4% degli internisti ospedalieri confessa di aver fatto i conti almeno una volta con una condizione di ‘burnout’. Una situazione che porta con sé stanchezza cognitiva, errori diagnostici e una serie di problemi anche con i pazienti.Il sogno della grande fugaRisultato? Il 26,4% dei medici pensa di lasciare anticipatamente il lavoro, il 20,2% pianifica la fuga verso il privato e il 10,1% propende per l’estero. Per il presidente Fadoi, Andrea Montagnani, “la desertificazione dei nostri ospedali pubblici non è uno spettro agitato per interessi di categoria, ma un rischio reale”.“Carichi di lavoro a volte insopportabili e incompatibili con un minimo di vita privata e familiare, scarse aspettative di carriera e condizioni contrattuali non degne della professione hanno già spinto circa 12mila medici negli ultimi anni ad abbandonare il servizio pubblico. Un vuoto – prevede Montagnani – che diventerebbe voragine se ora decidesse di passare dalle intenzioni ai fatti soltanto un terzo di quel 57% che ha manifestato l’idea di lasciare o per il pensionamento anticipato o per il privato oppure per l’estero”.L’impatto sui pazienti e gli errori graviIntanto uno studio della John Hopkins University School of Medicine segnala come il 36% dei medici in burnout commetta almeno un errore grave l’anno. Il dato, proiettato sui numeri italiani, si sostanzierebbe nel rischio di 20mila errori gravi compiuti dai medici e 70mila e oltre da parte degli infermieri per un totale di circa 100mila errori sanitari l’anno.Normativa e realtà: il ricorso ai gettonistiTornando ai gettonisti, il Decreto legge 34 del 2023 e le successive modificazioni ne ha limitato l’uso, con la progressiva eliminazione dei contratti con cooperative di medici e il divieto di nuove forme di esternalizzazioni non giustificate. Ebbene, meno del 20% delle Unità operative di medicina interna fa ancora in qualche misura uso di gettonisti o professionisti con contratto di lavoro autonomo. Le cose però cambiano nei pronto soccorso. Qui il ricorso alle esternalizzazioni avviene nel 54,8% delle strutture. Spesso in assenza di specializzazione e di affiatamento con i team professionali dell’ospedale.La fuga dal Servizio sanitario nazionaleE le Case di comunità? I nuovi maxi ambulatori finanziati con 2 miliardi del Pnrr dove dovrebbero lavorare al fianco medici di famiglia e specialisti ambulatoriali (ma che la proposta di decreto legge presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci alle Regioni apre anche ai medici dipendenti) suscitano interesse ‘solo’ nel 18,8% dei medici internisti. Ma questi specialisti, per la loro visione a 360 gradi, sarebbero probabilmente tra quelli più indicati a supportare l’attività assistenziale delle nuove strutture territoriali.Lavoro in ospedale? No commentA spingere i medici fuori dall’ospedale sono anche le condizioni di lavoro in reparto, giudicate peggiorate dal 49,5% dei medici internisti e molto peggiorate dal 19,7% . A vedere le cose meglio di prima è soltanto il 14,9% dei dottori.Le ‘ricette’Per migliorare lavoro e qualità dell’assistenza il 61,5% punta sulla riclassificazione delle medicine interne da bassa a medio-alta intensità di cura. Il 57,2% ha indicato come prioritaria l’assunzione di personale medico e infermieristico e il 34,6% un maggiore coordinamento tra ospedale e territorio, mentre il 17,8% indica maggiori opportunità di carriera e il 3,9% il rinnovamento del parco tecnologico ospedaliero.Come uscire allora da questa situazione?  “Ce lo dicono gli stessi medici internisti – risponde Montagnani – che indicano tra le priorità assumere personale, creare un legame più solido tra ospedale e territorio con una regia che potrebbe essere affidata proprio alle medicine interne, che più di altre specialità si fanno carico di pazienti fragili e complessi. Però per gli internisti la priorità delle priorità resta quella di rendere coerente la classificazione delle medicine interne con le sempre più complesse funzioni assistenziali svolte”. Ne va della salute dei medici, certo. Ma anche della qualità delle cure che ricevono i pazienti.Andrea MontagnaniQuesto articolo Medici gettonisti in metà dei Pronto soccorso, 1 internista su 4 pensa alla pensione  proviene da LaPresse