Dallo storico scudetto col Cagliari alla stella col Milan, l’ex portiere Albertosi si racconta senza filtri: la rivalità con Sarti, la verità sui vizi fuori dal campoOggi Enrico Albertosi, detto Ricky, ha 86 anni. In carriera è stato uno dei più importanti portieri della Nazionale (c’era lui in Italia-Germania 4-3 nel 1970) e con Cagliari e Milan ha vinto due campionati, nel 1970 e nel 1979, lo scudetto della stella. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italianoDUE “SOLI” SCUDETTI «Poco? E lo chiami poco uno scudetto con il Cagliari? È stata l’impresa delle imprese. È successo, non succederà più…».LO SCUDETTO DELLA STELLA «Clamoroso. Quello era un periodaccio e la squadra non certo irresistibile. Ma abbiamo vinto, davanti a un eccellente Perugia».QUALE VALE DI PIU’ «Uno scudetto nell’Isola vale come venti al Milan, all’Inter o alla Juve».MILAN-CAGLIARI DI DOMANI QUANTO VALE «Per il Milan tanto, tantissimo. Una stagione e forse più. Vale la Coppa dei Campioni. Scusa, sono un po’ datato: io la chiamo ancora Coppa dei Campioni. Deve qualificarsi, in caso contrario sarebbe un vero fallimento, come la Nazionale. Hai voglia a dire che nel calcio può succedere di tutto. Stavolta non deve succedere, il posto del Milan è in Europa, la sua vera casa è lì. Devono vincere. Punto e basta».PISACANE «Un ex giocatore di buon livello. Ho letto che era molto duttile e copriva tutti i ruoli della difesa. Bene, noi portieri sappiamo quanto sia importante avere uno bravo davanti. Ha portato le sue qualità e le sue idee in panchina e il Cagliari si è salvato. D’accordo alla penultima, ma battendo la Roma. Eh, non poco».IL SUO CAGLIARI FACEVA TANTI GOL «Certo, con Gigi Riva, Domenghini e altri. Noi avevamo giocatori eccezionali anche in difesa, come il mio amico Eraldo Mancin. Siamo stati insieme a Firenze e a Cagliari, abbiamo vissuto bene».UNA BELLA VITA «Beh, insomma, non mi sono fatto mancare niente. Batticuori in campo e, soprattutto, fuori. Nel 2004 ho avuto un infarto all’ippodromo. La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco. Così mi sono salvato senza danni permanenti, ma i medici non sapevano come sarebbe finita».NELLA FIORENTINA ERA RISERVA DI SARTI «Un fuoriclasse assoluto. Si fa male, io debutto in prima squadra a diciannove anni e faccio buone cose. Insomma, non becco gol».COSA GLI DISSE «Solo questo: “Ehi, giovane, guarda che il titolare sono io. Tu giocherai anche in Nazionale, ma qui il posto è mio”. A lui non piaceva giocare di sera. E aveva ragione: non era facile con l’illuminazione di allora. Sarti era a suo modo un motivatore. Al portiere di riserva diceva spesso: “Vuoi giocare domenica?”. E quello: “No, no: il titolare sei tu”. Ricordo che lo faceva con Toros e altri. L’ha chiesto anche a me e io ho risposto: “Sì, certo che voglio giocare”. Ma l’ho fatto quando è passato all’Inter».GENIO E SREGOLATEZZA «Diciamo più genio. Sregolato? Faceva colpo dire che fumavo quaranta sigarette al giorno anche se non era vero, che andassi sempre all’ippodromo o che andassi a letto tardi. Io facevo tutto, perché mi sentivo bene. Dipendeva anche dal mio fisico».