Il settore dei dispositivi medici conferma la sua centralità nel sistema industriale italiano: oltre 4.600 imprese che impiegano quasi 134mila persone, per un valore totale del mercato di 18,1 miliardi di euro. Numeri che posizionano il comparto italiano al quarto posto in Europa, alle spalle di Germania, Francia e Regno Unito, con una quota dell’11,7% del mercato. A restituire una fotografia puntuale dello stato di salute della filiera è il Rapporto Pri – Produzione, ricerca e innovazione del Centro studi di Confindustria dispositivi medici, presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dispositivi medici: una filiera strategica“L’economia della salute, di cui i dispositivi medici sono parte integrante, è una delle filiere strategie del nuovo Made in Italy, come riportato nel nostro Libro Bianco per una nuova politica industriale”, esordisce il titolare del dicastero Adolfo Urso. “Un comparto in costante sviluppo tecnologico, che genera valore, occupazione qualificata e progresso per il Paese. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy Il settore, informa il ministro, “potrà inoltre contare sul nuovo Piano Transizione 5.0, un programma triennale che mette a disposizione quasi 10 miliardi di euro e il cui decreto attuativo sarà operativo entro giugno”. Il mercato interno assorbe 13 dei 18,1 miliardi complessivi della produzione, mentre i restanti 5,1 miliardi sono destinati all’export. E il 75% di quei 13 miliardi va alla sanità pubblica. “Significa che il comparto è strutturalmente integrato in ogni ambito del Servizio sanitario nazionale”, sottolinea Valeria Glorioso, direttrice del Centro studi di Confindustria Dispositivi medici. L’identikit delle imprese La quasi totalità delle aziende presenti sul mercato – il 94% – è costituita da piccole e medie imprese. L’attività prevalente è la produzione, che impegna 2.700 società; 1.500 sono invece quelle che si dedicano alla distribuzione, mentre la parte restante si occupa di servizi. Un’occupazione di qualitàL’occupazione – quasi 134mila persone – è altamente qualificata. “Il 46,9% è in possesso di una laurea”, dice ancora Glorioso, mentre illustra i dati più rilevanti del Rapporto. “Il 3,4% degli occupati ha invece un dottorato di ricerca. Sono numeri che, se comparati con quelli dell’industria manifatturiera nel suo complesso, dimostrano l’alta specializzazione del settore”. Crisi sovrapposte e richieste delle imprese Non mancano però elementi di complessità, forniti dall’instabile contesto geopolitico e dalle conseguenti difficoltà negli approvvigionamenti. Ma per Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi medici, “il problema non è più il singolo fattore di crisi, ma la sovrapposizione di più tensioni contemporaneamente: energia, logistica, volatilità delle materie prima, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica”. Per tutte queste ragioni le imprese chiedono “politiche coordinate tra ministero della Salute, dell’Economia e delle Imprese e del Made in Italy” e una “soluzione strutturale al tema del payback”. “L’Europa deve rafforzare rapidamente la sicurezza delle proprie filiere strategiche – conclude Urso – E l’Italia, con l’area di Porto Marghera, si candida a ospitare uno dei primi siti strategici europei per lo stoccaggio di materie prime critiche e terre rare, indispensabili per l’industria del continente e per la transizione energetica e digitale del nostro sistema produttivo”. Questo articolo Dispositivi medici, una filiera strategica che vale 18,1 miliardi proviene da LaPresse