Carcere, zooarteterapia per favorire il reinserimento sociale

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Il carcere non deve essere un percorso esclusivamente punitivo, ma uno spazio dove attivare percorsi di cura e trasformazione. Proprio la funzione rieducativa della pena e il reinserimento sociale del detenuto saranno al centro del convegno ‘Muso a muso con il futuro: l’integrazione sociosanitaria in carcere’, in programma il 28 maggio a Napoli, al Dipartimento di Medicina veterinaria della Federico II. Un evento in cui l’approccio al reinserimento è mediato dagli animali e dall’arte.La zooarteterapia in carcereSaranno i laboratori di zooarteterapia, in particolare, al centro dell’iniziativa. Un metodo che “abbina il contatto con gli animali e l’arteterapia per sostenere il benessere emotivo delle persone detenute”, spiega Maria Teresa Corvino, dirigente psicologo dell’Area di coordinamento per la Sanità penitenziaria dell’Asl Caserta. “Dopo l’interazione con l’animale, scelto in base alla sua personalità e abbinato a quella del partecipante al laboratorio, il soggetto coinvolto elabora l’esperienza attraverso pittura, collage o scultura, dando forma a ciò che le parole faticano a dire”, racconta Corvino. I laboratori, aggiunge, “si sono dimostrati strumenti efficaci per lavorare sul mondo interiore, ricostruire il senso di umanità e rendere possibile un rientro autentico nella vita sociale”. Il modello campanoIn Campania questa visione si è già tradotta in progetti concreti. Nel 2023 una regolamentazione regionale ha permesso alla Asl Caserta e al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di firmare un accordo di programma per sviluppare laboratori sperimentali di zooarteterapia in cogestione con enti del terzo settore.“La chiave del successo degli interventi assistiti con gli animali risiede nella reciprocità. Superando una visione strettamente antropocentrica, applichiamo protocolli rigidi volti a tutelare in primis il benessere dei cani coinvolti. L’abbinamento non è casuale, ma si fonda sul perfetto incontro tra i tratti di personalità dell’animale e quelli della persona privata della libertà”, sottolinea Danila d’Angelo, associato di Etologia e benessere animale della Federico II. Un progetto replicabile Il progetto contribuirà allo sviluppo di un protocollo di intervento “integrato, validato e replicabile in ulteriori contesti della privazione della libertà personale”, informa Raffaella Perrella, associato di Psicologia dinamica della Luigi Vanvitelli. “L’utilizzo di metodologie e di misure specifiche – prosegue – permetterà di chiarire se, e come, tali interventi possano contribuire al cambiamento psicologico e alla riabilitazione psicosociale della popolazione detenuta”. “Il progetto punta a creare un dialogo continuativo anche con il mondo accademico – assicura Giuseppe Nese, psichiatra e direttore dell’Area di coordinamento per la Sanità penitenziaria dell’Asl Caserta – perché curare chi è in carcere significa anche investire nella sicurezza e nel benessere di tutta la comunità”. Questo articolo Carcere, zooarteterapia per favorire il reinserimento sociale proviene da LaPresse