Lo scorso 14 maggio, durante la cerimonia al Quirinale per il 145° anniversario della SIAE, il regista Paolo Sorrentino si è rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una battuta destinata a far discutere: “Se il mondo fosse abitato solo da lei e dagli artisti, presidente, vivremmo gioiosi e pacifici, ma purtroppo ci sono anche gli altri.”È stata la prima volta in quasi un secolo e mezzo di storia che la Società Italiana degli Autori ed Editori veniva ricevuta ufficialmente al Quirinale dal Presidente della Repubblica. Un evento istituzionale di grande rilevanza, che ha riunito voci importanti del cinema, della musica e dello spettacolo italiano.La frase di Sorrentino — probabilmente pensata come una lusinga elegante — ha però riacceso una domanda antica, che la storia dell’arte pone ciclicamente: quanto è libero l’artista dal contesto di potere che lo sostiene? Ne ha parlato a fondo Giorgio Bianchi, documentarista e fotoreporter a Un Giorno Speciale.L’Arte e i mecenatiLa risposta, guardando la storia, è meno scomoda di quanto sembri: quasi per niente, e non necessariamente per colpa degli artisti.“L’arte da sempre è finanziata dal potere”, afferma Bianchi senza mezzi termini. “Michelangelo, Raffaello, sono cose immense, ma senza il mecenatismo del potere… l’arte è sempre andata a braccetto col potere.” Una dipendenza economica che non ha impedito la nascita di opere immortali, ma ne ha indubbiamente orientato i temi, i simboli, le narrazioni.L’unica eccezione è la preistoria: “a parte l’arte paleolitica — l’uomo che faceva la pittura rupestre nella grotta. Ma l’arte che conosciamo noi è stato sempre uno strumento di celebrazione del potere.”Quando la Cultura è GeopoliticaIl caso più clamoroso e documentato del Novecento riguarda proprio quella stagione che ancora oggi definiamo come uno dei vertici dell’arte moderna: l’espressionismo astratto americano.“Jackson Pollock, Rothko, de Kooning, eccetera, sono tutti finanziati dalla CIA per fare egemonia culturale, per dare questa visione.”Nomi che evocano libertà creativa assoluta, rottura con la tradizione, individualismo radicale — eppure sostenuti da un’agenzia di intelligence nel pieno della Guerra Fredda. L’obiettivo non era solo estetico: era proiettare nel mondo un’immagine di vitalità culturale occidentale contrapposta al realismo socialista sovietico. L’arte come strumento di egemonia soft, direbbe Gramsci.Il paradosso si risolve facilmente se si accetta che l’arte e il potere non si escludono: si negoziano.Questa negoziazione ha un costo, che diventa evidente nei momenti di crisi collettiva.Durante la pandemia, gran parte del mondo artistico e culturale italiano ha mantenuto un profilo basso. “L’abbiamo visto durante il COVID”, osserva Bianchi, “gli artisti non hanno aperto bocca su quella cosa, a parte qualcuno. Ci sono delle eccezioni, ma pochi.”Non si tratta necessariamente di malafede, ma di una logica strutturale precisa: “Il compenso della propaganda che fa l’artista al potere è il suo status”.Chi dipende da un sistema difficilmente lo attacca frontalmente. E il sistema lo sa.The post “Sorrentino da Mattarella ha svelato l’impietosa verità sull’arte e gli artisti” appeared first on Radio Radio.