Stretto di Hormuz, nucleare e tregua anche in Libano: cosa c’è nella bozza di accordo Usa-Iran. L’annuncio e la frenata: su cosa resta la trattativa

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Washington e Teheran sarebbero a un passo dalla firma di un memorandum d’intesa che, stando alle indiscrezioni rilanciate da Axios e attribuite a un funzionario statunitense, congelerebbe la guerra nel Golfo per 60 giorni, con possibilità di proroga se entrambe le parti sono d’accordo. Il testo, secondo le ricostruzioni del Corriere della Sera di Giuseppe Sarcina, sarebbe in realtà una paginetta sintetica costruita attorno a due pilastri: uno è la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’altro è una finestra per negoziare in due mesi su tutto il resto. Donald Trump, dal suo social «Truth», ha già anticipato che «c’è un accordo sulle linee generali, Hormuz sarà riaperto», mentre la Casa Bianca conta di limare le ultime divergenze in giornata. Il quadro, però, resta fluido. Soprattutto dopo che gli iraniani hanno chiesto lo sblocco immediato dei fondi e cancellazione definitiva delle sanzioni, ma gli americani hanno risposto che ogni passo verrà compiuto solo a fronte di concessioni concrete. Come riaprirà lo Stretto di Hormuz e cosa cambia per petrolio e sanzioniIl punto operativo più urgente riguarda la navigazione nel Golfo Persico. Nei 60 giorni previsti dal memorandum, lo Stretto tornerebbe transitabile senza pedaggi e Teheran si impegnerebbe a bonificarlo dalle mine piazzate dai Pasdaran. In cambio, Washington toglierebbe il blocco ai porti iraniani e concederebbe deroghe alle sanzioni per consentire la vendita libera del greggio. Secondo Gabriella Colarusso su Repubblica, si potrebbe configurare una riapertura graduale, con scongelamento progressivo dei fondi e un meccanismo di rimozione delle sanzioni a tappe. Le cifre sull’economia globale danno la misura della posta in gioco. Prima dell’attacco del 28 febbraio, da Hormuz passava il 20% del petrolio mondiale e il 19% del gas naturale, oltre a carburanti, fertilizzanti, semiconduttori e materie prime per la farmaceutica. I danni del blocco, secondo gli Emirati Arabi, sfiorano i 30 miliardi di dollari. Per la bonifica, gli americani hanno già una flotta pronta al largo dell’Oman, con quattro dragamine in attesa; un ruolo potrebbe toccare anche alla marina italiana, dopo le sollecitazioni rivolte da Francia e Regno Unito nella riunione Nato di Helsingborg del 21 maggio.Il nodo del nucleare, le scorte di uranio e l’accordo ancora da fareIl capitolo più delicato resta il programma atomico. Il memorandum, scrive Axios, includerebbe l’impegno iraniano a non sviluppare mai armi nucleari e ad aprire una trattativa sulla sospensione dell’arricchimento e sulla cessione delle scorte di uranio altamente arricchito. Il New York Times, citando tre alti funzionari iraniani, parla di sospensione delle ostilità su tutti i fronti e di sblocco di 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero, una cifra che secondo Repubblica ammonterebbe a una cifra tra i 100 e i 120 miliardi. Sull’uranio, due fonti americane citate dal New York Times indicano che Teheran rinuncerà alle scorte arricchite, ma le modalità di consegna saranno definite nel prossimo ciclo di colloqui. Secondo l’Aiea, gli scienziati iraniani dispongono di 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, soglia vicina al 90% necessario per la bomba. Al Arabiya riferisce di un’offerta iraniana per sospendere per 10 anni l’arricchimento oltre il 3,6%, in cambio del riconoscimento del diritto ad arricchire. Resta irrisolto chi dovrà occuparsi di conservare il materiale: Trump lo vorrebbe negli Stati Uniti, gli iraniani propongono diluizione interna sotto supervisione internazionale, mentre la Russia si è detta disponibile a stoccarlo.La tregua in Libano, le preoccupazioni di Netanyahu e i margini per IsraeleUno degli effetti collaterali più pesanti riguarda il fronte libanese. L’intesa, sempre secondo Axios, fermerebbe anche la guerra di Israele contro Hezbollah, e questo punto avrebbe sollevato le perplessità del premier Benyamin Netanyahu, che ne ha discusso telefonicamente con Trump. Il New York Times conferma, citando fonti iraniane, che il memorandum sospende le ostilità su tutti i fronti, Libano compreso. Resta però una clausola di salvaguardia: se Hezbollah dovesse tentare di riarmarsi o di promuovere nuovi attacchi, Israele avrebbe comunque facoltà di intervenire per impedirlo. Teheran avrebbe ottenuto, uno schema in due fasi: prima lo stop alla guerra su ogni fronte, poi la trattativa vera sull’atomica. Per Gerusalemme non sarebbe proprio la soluzione più gradita, ma accettare questo punto avrebbe reso possibile l’intero negoziato.Le incognite che restano e il fattore TrumpAnche se l’annuncio dovesse arrivare in giornata, restano molti punti aperti. Le forze americane mobilitate negli ultimi mesi, riferisce Axios, resteranno nella regione per i 60 giorni e si ritireranno solo a fronte di un accordo definitivo verificabile. I Pasdaran rivendicano il controllo del traffico marittimo nello Stretto e la questione dei pedaggi sui transiti non è chiusa: Teheran è disposta a rinunciarvi temporaneamente, ma chiede di discutere un meccanismo di gestione condiviso con gli altri Paesi del Golfo. Sul tavolo pesa poi l’imprevedibilità del presidente americano. Trump ha minacciato fino all’ultimo il ricorso alla forza, valutando piani per nuovi raid contro siti militari e uomini del regime. Come ricorda il Corriere, resta da capire se fosse pressione negoziale o un’opzione davvero sul tavolo. Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi, alla conferenza «Globsec» di Praga dava il negoziato al 50% di probabilità di successo.L'articolo Stretto di Hormuz, nucleare e tregua anche in Libano: cosa c’è nella bozza di accordo Usa-Iran. L’annuncio e la frenata: su cosa resta la trattativa proviene da Open.