Gli uccelli, per comunicare, si sono quasi sempre affidati a due metodi: il canto oppure la danza, quindi melodie o colori. Ma come fanno quelli che vivono in mezzo alla foresta e hanno abitudini notturne a farsi notare da un potenziale partner? La risposta è che si devono inventare altri metodi: il succiacapre codaforbice, per esempio, ha imparato a battere le mani.È un'abitudine che conosciamo aneddoticamente da decenni ma che nessuno aveva mai investigato scientificamente: ci ha pensato un ricercatore del CONICET, il CNR argentino, il quale, in collaborazione con un biologo della UC Riverside, ha finalmente svelato come facciano i succiacapre a produrre quel suono, e a che cosa serva, in uno studio pubblicato su Journal of Avian Biology.. Se sei felice e tu lo sai batti le aliI succiacapre codaforbice vivono tra Argentina, Perù e Brasile. Sono uccelli notturni, con un piumaggio scuro che li rende invisibili di notte e gli occhi enormi, utili a cacciare al buio. La loro vera particolarità, però, è che di notte emettono degli schiocchi dall'origine finora misteriosa. I due ricercatori li hanno quindi registrati con l'uso di telecamere a infrarossi, per poter identificare la fonte del suono senza disturbare gli uccelli.. Le riprese hanno rivelato che questi schiocchi non hanno un'origine "vocale" ma meccanica: i succiacapre li producono sbattendo le ossa del radio (presenti nelle ali) una contro l'altra. Il risultato è l'equivalente aviano del nostro battere le mani, e secondo gli autori dello studio è un modo per attirare le femmine.Curiosamente, un'analisi di alcuni esemplari di succiacapre codaforbice conservati in un museo ha svelato che questi uccelli non hanno adattamenti o strutture particolari per produrre questo suono – ma d'altra parte, neanche noi umani li abbiamo nei polsi, eppure sappiamo far rumore battendo le mani.. Non solo canti e danzeQuesti succiacapre non sono i primi uccelli che scopriamo saper produrre suoni per via meccanica e non vocale: comportamenti simili sono stati osservati nei manachini, cioè i membri della famiglia Pipridae.Lo studio è però il primo che si concentra sulla meccanica dietro la produzione del suono: secondo gli autori, il nostro problema con gli uccelli è che ci concentriamo troppo sulle loro comunicazioni "classiche" (canto e danze) e non abbastanza su quelle meno convenzionali.. Lo studio ci lascia anche un nuovo mistero da risolvere: quando volano, i succiacapre codaforbice emettono un altro suono particolare, del quale non abbiamo ancora identificato né la fonte né lo scopo. Insomma, il linguaggio degli uccelli è molto più ricco di quanto pensassimo..