Tassa sui pacchi, ecco l’incubo che ci aspetta a luglio

Wait 5 sec.

Dal 1° luglio scatterà la tassa sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extraeuropei. L’esenzione doganale è abolita. Finora era prevista per le spedizioni con valore dichiarato inferiore ai 150 euro. Il Regolamento UE 2026/382 del Consiglio introduce un dazio specifico di 3 euro per articolo su tutte le importazioni di quel tipo destinate direttamente ai consumatori. La misura resterà in vigore nella sua forma attuale fino al 1° luglio 2028, data in cui scatterà il passaggio al regime ordinario: le merci acquistate tramite e-commerce saranno assoggettate all’aliquota standard del dazio, senza più distinzioni basate sul valore della spedizione.Il volume delle micro-spedizioni dirette nel mercato europeo è raddoppiato ogni anno dal 2022, raggiungendo nel 2024 la quota di 4,6 miliardi di pacchi. Il 91% proveniva dalla Cina e due su tre risultavano sottostimati o strutturati come uno “spezzatino” in più consegne proprio per evadere le tariffe doganali. Una moltiplicazione trainata soprattutto dagli acquisti sulle piattaforme di fast fashion come Temu e Shein.Per rispondere al fenomeno, l’Unione europea e il governo italiano hanno predisposto due misure distinte, i cui destini si incrociano proprio il 1° luglio. Per la misura europea si tratta del via ufficiale. Per quella italiana si è arrivati a questa data dopo un rinvio tecnico stabilito dal decreto Fiscale, reso necessario per consentire all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di adeguare i propri sistemi informatici. Il risultato è che dal 1° luglio sui piccoli pacchi extra-UE potrebbe gravare un doppio balzello: il dazio specifico introdotto da Bruxelles a cui si somma la tassa nazionale da 2 euro.Dal 2028 arriva il dazio europeoDal 1° luglio 2028, concluso il periodo transitorio, tutte le merci acquistate online saranno assoggettate all’aliquota ordinaria del dazio senza distinzioni basate sul valore della spedizione. Vale la pena sottolineare un dettaglio fiscale non secondario: il dazio è inquadrato come diritto doganale (tributo A00) e concorre alla base imponibile Iva, il che significa che il costo finale per il consumatore è superiore al solo balzello nominale (in totale 3,66 euro). Per rafforzare ulteriormente i controlli, dall’1 novembre 2026 entreranno in vigore nuovi obblighi sugli identificativi di prodotto, funzionali all’analisi del rischio sulle spedizioni.La tassa italiana è stata definita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli come un “contributo amministrativo” (o handling fee) volto esclusivamente a coprire le spese di gestione delle pratiche. Proprio perché qualificato come mero rimborso di spese e non come diritto doganale, è stato escluso dalla base imponibile ai fini Iva. Quanto si paga davvero: gli aggravi concreti dal 1° luglioPer capire l’impatto reale delle nuove norme vale la pena ragionare su un esempio concreto. Prendiamo un acquisto da 5 euro complessivi, IVA sul prodotto già inclusa tramite il sistema IOSS. Dal 1° luglio lo scenario cambia radicalmente a seconda della composizione dell’ordine.Se quei 5 euro riguardano 5 tagliaunghie identici – stesso articolo, stesso codice doganale – il dazio europeo si applica una volta sola: 3 euro di dazio, più 66 centesimi di Iva sul dazio, più i 2 euro della tassa italiana. Il conto finale sale a 10,66 euro su una merce da 5: un rincaro del 113%. Già così non è poco.Ma il caso davvero estremo si presenta con un ordine misto. Cinque oggetti diversi – un tagliaunghie, una pinzetta, una cover, un portachiavi, un adesivo – hanno cinque classificazioni doganali differenti, e il dazio europeo si moltiplica per ciascuna voce. Il risultato: 15 euro di dazio, 3,30 euro di Iva sul dazio, 2 euro di tassa italiana. Conto finale: 25,30 euro per una merce da 5, vale a dire un rincaro del 406%. La tassa italiana, per sua natura forfettaria per spedizione, rimane fissa; è il meccanismo europeo per articolo a produrre l’effetto moltiplicatore più brutale.Dal 1° luglio 2028, quando il periodo transitorio si chiuderà e la tariffa fissa da 3 euro lascerà spazio all’aliquota ordinaria per categoria merceologica – in genere tra il 4% e il 12% – il quadro potrebbe paradossalmente alleggerirsi sui micro-acquisti di pochissimo valore. Un tagliaunghie da 1 euro paga oggi 3,66 euro di dazio fisso; domani pagherebbe una percentuale sul valore dichiarato. Ma questo scenario richiede una precisione burocratica e informatica enorme da parte delle piattaforme, che dovranno classificare correttamente ogni singolo oggetto anche se costa 50 centesimi.Leggi anche:Tassa sui pacchi: il balzello slitta ma incombe il dazio UeTassa pacchi, un pasticcio con il buco nei conti intornoLa tassa sui piccoli pacchi è un flop di StatoLe contromisure di Temu, Shein e AliExpressLe grandi piattaforme cinesi non hanno alcuna intenzione di perdere il mercato europeo e si stanno già attrezzando su due fronti distinti. Il primo è il consolidamento intelligente dei pacchi. Fino a ieri era normale ricevere tre bustine separate per tre articoli acquistati nello stesso ordine. Ora gli algoritmi trattengono la spedizione finché tutti gli oggetti non sono riuniti nello stesso hub logistico in Cina – Canton, Shenzhen – e li imbarcano in un unico collo. In questo modo la tassa italiana fissa da 2 euro si paga una volta sola invece di tre o quattro, e l’impatto del dazio per articolo viene assorbito ottimizzando la composizione degli ordini per ridurre al minimo le categorie doganali coinvolte.Il secondo fronte è la triangolazione europea, e qui si tocca il vero tallone d’Achille della norma italiana. La tassa da 2 euro è una misura nazionale: scatta solo se il pacco atterra su suolo italiano e viene sdoganato dall’Agenzia delle Dogane italiana. Se invece la spedizione viene instradata verso un altro Stato membro dell’Ue, viene sdoganata lì – pagando il dazio europeo e l’Iva ordinaria, ma senza i 2 euro aggiuntivi – e poi recapitata in Italia in libera circolazione delle merci via corriere stradale. Le piattaforme stanno già stringendo accordi con i principali hub del continente: Liegi, dove Alibaba e AliExpress hanno già il loro quartier generale logistico europeo, Budapest, in forte crescita per Temu grazie a corridoi doganali rapidi, e gli scali di Francoforte, Colonia e Parigi-CDG.Le associazioni della logistica italiana, a partire da Confetra, hanno protestato esattamente per questo: la tassa da 2 euro non riduce gli acquisti, sposta gli aerei. Sottraendo traffico agli scali di Malpensa e Fiumicino, fa perdere all’Italia diritti aeroportuali e indotto occupazionale nel settore della logistica. È anche questa la ragione – non solo quella tecnica dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane – che ha spinto il governo a rinviare l’entrata in vigore della norma.I conti che non tornanoLa legge di Bilancio stimava per la tassa italiana un gettito di 122,5 milioni di euro nel 2026 e 245 milioni nel 2027 a regime, per un totale di 612,5 milioni nel triennio 2026-2028. Ma le proiezioni si scontrano con una realtà scomoda: il dazio europeo resta per il 75% nelle casse di Bruxelles e solo per il 25% agli Stati membri. In pratica, l’Italia incasserebbe circa 0,73 euro a pacco invece dei 2 euro previsti dalla norma nazionale, con un buco potenziale superiore a 380 milioni nel triennio. Un pasticcio contabile degno della migliore tradizione fiscale italiana.Ma al di là dell’aritmetica, c’è una questione di sostanza che vale la pena chiamare con il suo nome. Il ceto medio italiano è già tra i più tartassati d’Europa: le aliquote Irpef marginali diventano soffocanti già sopra i 40.000 euro di reddito, una soglia che non è quella dei ricchi ma quella dei lavoratori dipendenti qualificati, degli artigiani, dei piccoli imprenditori. Persone che hanno trovato nell’e-commerce cinese uno dei pochi strumenti rimasti per difendere un potere d’acquisto eroso da anni di inflazione e caro-energia. Comprare su Temu o Shein non è un vezzo: per milioni di famiglie è una strategia di sopravvivenza economica.Colpire proprio questo canale con un doppio prelievo – fino a 5 euro a spedizione, che su un ordine da 5 euro significa un rincaro del 100% prima ancora di considerare il moltiplicatore per articolo – significa impedire la libera scelta.Enrico Foscarini, 24 maggio 2026L'articolo Tassa sui pacchi, ecco l’incubo che ci aspetta a luglio proviene da Nicolaporro.it.