Flotilla, rientrati in Italia sei attivisti della carovana di terra: “Non abbiamo notizie dei nostri compagni”

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Sei componenti della delegazione italiana della ‘carovana di terra’ della Global Sumud Flotilla, che erano tra quelli fermati e trattenuti in Libia, sono arrivati all’aeroporto di Roma Fiumicino. Ad attenderli anche alcuni esponenti della Flotilla di mare arrivati la scorsa settimana. Gli attivisti, diretti a Gaza, erano stati fermati a Sirte.Attivista: “Non abbiamo notizie dei nostri compagni da giorni”“Noi stiamo bene, ovviamente siamo estremamente preoccupate e preoccupati per i nostri compagni e compagne, che non sentiamo ormai da quattro giorni perché quella che è avvenuta è stata una vera e propria cattura. I nostri compagni facevano parte di una piccola delegazione in testa al convoglio, che era stata autorizzata a superare il confine del checkpoint 5-5, e dopo circa tre quarti d’ora dopo l’ingresso e il superamento del confine, noi non siamo più riusciti ad avere alcun contatto con loro”. Così Sara Suriano, una delle attiviste della Flotilla di terra fermata in Libia e atterrata a Fiumicino. “Sono stati tagliati fuori dalle linee telefoniche – prosegue – non siamo riusciti a inviare loro altri messaggi o a metterci in contatto con loro. Tuttora non ci sono collegamenti diretti, non ci sono dialoghi diretti dell’Italia con i nostri compagni e tutto quello che sappiamo è mediato dal governo della Libia”. Tra i fermati ancora in Libia, una decina circa, anche due italiani. “Abbiamo dialogato col Consolato, con i nostri legali, che erano a loro volta anche in dialogo con i legali libici, ma non c’è stato alcun collegamento diretto tra i nostri legali italiani o l’ambasciata italiana con i detenuti italiani. Siamo un convoglio umanitario formato da 300 persone con oltre 25 delegazioni da tutto il mondo e siamo quindi coperti e tutelati dal diritto internazionale e dalla Convenzione di Ginevra. Chiedevamo semplicemente un passaggio sicuro”, ha concluso.Foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse“Abbiamo avuto paura ma la paura ci ha resi coraggiosi”“Avevamo paura e l’abbiamo ancora ma la paura ci ha reso più coraggiosi”. Così ai cronisti Massimo Marchini, attivista della Flotilla sbarcato a Fiumicino insieme ad altre cinque persone, tutti facenti parte del convoglio di terra bloccato in Libia. “È stata una missione in territori geopoliticamente complessi ed è stata vissuta con le difficoltà tipiche di questo tipo di ambienti – racconta l’attivista – c’è stata però una cosa molto positiva: per la prima volta in una missione di questo tipo, con tanti Paesi diversi, tante culture diverse a volte anche in contrasto tra loro, si sono uniti con l’obiettivo unico di difendere il popolo palestinese”. “C’è stato un momento in cui mi sono sentito perso ed è stato quando abbiamo capito che avevamo perso i contatti con gli altri compagni – ha raccontato – Era passato troppo tempo, erano due o tre ore ormai che non tornavano, le negoziazioni precedenti si erano ridotte a un’ora e mezza, due per andata e due per ritorno e allora abbiamo cominciato a temere per i compagni e là è cominciato un senso di smarrimento sicuramente. In quel momento però bisognava far fronte a qualcos’altro e ho scoperto che la paura rende coraggiosi, abbiamo avuto tanta paura in quel momento e ne abbiamo ancora tanta perché dei compagni non abbiamo notizie”.“Speriamo che tornino presto”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine degli Stati generali della previdenza dei liberi professionisti in corso a Roma, a proposito dei due italiani ancora bloccati in Libia.Questo articolo Flotilla, rientrati in Italia sei attivisti della carovana di terra: “Non abbiamo notizie dei nostri compagni” proviene da LaPresse