«Cura, lo dico sempre, è la parola più bella del vocabolario. Quando salva e quando è amorevolezza» –“C’è una cura per il cuore ferito e rotto, per i suoi pezzi e per farlo ritornare intero: è la gentilezza amorevole”.Con queste parole della scrittrice, Isabella Borghese e della poetessa, Chandra Candiani, si è aperta la “V Giornata della Cura” delle persone, degli animali e dell’ambiente, svoltasi giovedì 14 maggio presso l’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Alessandro Volta” di Guidonia, nell’ambito del progetto “Immagina”, collaborando con la Rete Nazionale delle Scuole di Pace. Una giornata intensa, che ha lasciato nei corridoi, nelle aule e, soprattutto nei cuori dei ragazzi, una consapevolezza semplice e potente: il farmaco più forte che esiste è l’amore.La giornata nasce con l’obiettivo di educare alla responsabilità verso la comunità, mostrando concretamente che anche i piccoli gesti possono cambiare il mondo.Dopo la prima edizione, l’augurio era che gli alunni diventassero più protagonisti, partecipando attivamente a laboratori esperienziali capaci di stabilire connessioni.E così è stato. La promotrice dell’iniziativa, la professoressa Francesca Rossi, affiancata dal professor Fabio Poli, entrambi sensibili all’idea di una scuola volta al benessere olistico e coadiuvati dalla professoressa Chiara Dionisi, l’ha immaginata come occasione in cui ciascuno potesse sentirsi accolto e parte di un gruppo, scoprendosi risorsa l’uno per l’altro. L’evento è stato reso possibile grazie al sostegno della Dirigente scolastica, avvocatessa Maria Cristina Berardini e del vicepreside professor Massimiliano De Sena, che da sempre credono nel valore concreto di un’educazione civica, sperimentata in modo pratico e in prima persona.Durante la giornata si sono alternati laboratori che hanno lasciato un segno profondo, come quello delle “Mani in Terra” di Annunziata Romano della libreria “La piccola ghianda”, in cui i ragazzi hanno creato delle bombe “non violente” di semi, una tecnica originaria che si ispira al metodo Nendo Dango del maestro giapponese Masanobu Fukuokacontenenti; con terriccio e semi sono state realizzate delle palline da lanciare simbolicamente, come a voler affidare alla terra qualcosa di sé stessi, nella speranza che possa germogliare bellezza. Particolarmente toccante è stato “Giù le zampe”, l’incontro con Fabrizio Innocenzi e la cagnolina Kira, un bellissimo pastore tedesco, dell’associazione “Animali in Famiglia”, che ha spiegato i suoi interventi assistiti con lei. Ragazzi inizialmente intimoriti dai cani e alunni con disabilità, si sono avvicinati con delicatezza all’animale, imparando che la fiducia nasce dal rispetto e dalla pazienza. Alla fine, tutti volevano accarezzare Kira, che con la sua dolcezza e la competenza educativa del suo conduttore, è riuscita ad abbattere paure e distanze.Grande partecipazione ha suscitato anche il workshop “Game Changers 2030”, condotto da Giulia Morello e Assia Fiorillo, inserito all’interno di un percorso più ampio, “Premio Cambiare – l’arte di cambiare il mondo”, co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito dell’Avviso SNSvS6 –, pensato come un’esperienza immersiva di escape performativa, per avvicinare studenti e studentesse ai temi dell’Agenda 2030, invitandoli a riflettere sul proprio ruolo nel cambiamento, immaginandosi come persone capaci di generare trasformazioni positive nella società.Tra i momenti più emozionanti, il laboratorio musicale, “Mani sonore”, tenuto dal professor Poli, dall’atmosfera magica… Ragazzi con difficoltà importanti, con forme autistiche non verbali, anche quelli iperattivi e più agitati, che non riescono e faticano a star fermi, oppure, abituati a star sempre chini sui cellulari, si sono rilassati, guardandosi negli occhi in cerchio e lasciandosi trascinare dal ritmo.Sembravano incantati e rapiti.La musica è diventata linguaggio universale, ponte invisibile capace di unire tutti all’unisono, ognuno col proprio contributo, ascoltandosi dentro, tra loro. Con “Mani in alto”, la professoressa Cristina Vianello, con il supporto della professoressa Rosalba Camilleri, che si è messa in gioco con i suoi ragazzi, ha lavorato invece sulla collaborazione e sulla sincronia: movimenti delle mani e figure realizzate insieme.Un esercizio semplice soltanto in apparenza, che ha insegnato quanto sia importante imparare ad andare “a tempo” con gli altri.Un altro spazio speciale, “Mani di carta”, è stato quello creato dalla professoressa Vera Maria Santoro che, attraverso il tratto grafico e la musica, ha accompagnato in un percorso di ascolto interiore, dando un nome alle proprie emozioni, per riconoscere le fragilità e accoglierle, invitando i ragazzi a rallentare, in una società che va troppo di fretta, ad ascoltare davvero sé stessi.“Conoscere disagi ed empatizzare con essi significa non lasciare solo nessuno” ha sottolineato entusiasta l’assistente specialistica Valentina Altarozzi che ha seguito gli alunni in tutti i laboratori, come la docente di sostegno, Valeria Albanese.Le parole degli studenti raccontano meglio di ogni altra cosa il senso autentico della mattinata. Per Alessio Urbani è stata “una giornata istruttiva e di grande condivisione”.A Matteo Migliorelli è piaciuto il laboratorio “Mani in alto”, perchè si è “divertito anche sbagliando”, come a Ivan Lorenzoni, che ha aggiunto: “Abbiamo ascoltato una musica di sottofondo e tutti insieme con strumenti e il battito delle mani l’abbiamo seguita. Mi è piaciuto tantissimo suonare il tamburello”. “L’addestratore ci ha fatto vedere come ubbidiva Kira, con tanti esercizi e percorsi, fatti pure insieme a noi, ci ha mostrato come accarezzarla, avvicinando la mano dal basso invece che d’istinto sulla testa. Questa giornata è stata molto utile perché fare cose per e con gli altri rende felici”, ha scritto Gabriele Ricciardi mentre Flavio Veltri, sorridente, teneva il peluche di Kira e ancora, per Nicolò Armezzani: “Ci siamo coordinati, senza dare importanza al singolo ma alla melodia che potevamo fare insieme”. Dylan Valletta ne è rimasto contento perché ha potuto conoscere di più i suoi compagni.E proprio “insieme” sembra essere stata la parola invisibile che ha attraversato ogni laboratorio, ogni gesto, ogni sorriso.I docenti hanno vissuto con curiosità questa caotica e movimentata mattina, esplorando un modo nuovo di fare didattica interattiva. La professoressa Silvia Di Blasi ha ricordato come il compito della scuola sia quello di prendersi cura dei talenti e delle fragilità degli studenti, aiutandoli a ritrovare la propria unicità, citando la poesia dove San Francesco d’Assisi accarezza la scrofa mostrandole la sua dignità, perché da germogli possano rifiorire sempre, grazie a un abbraccio regalato con sguardo amorevole e a una parola gentile.Educare alla cura significa insegnare ai ragazzi che nessuno deve sentirsi escluso, che la gentilezza può esser balsamo e guarire ferite interiori, come dimostrato in questa mattinata “diversa” che, dopo tanta pioggia dei giorni precedenti, ha portato il sole, come se quella confusione piena di vita, quelle mani che si intrecciavano, quei ritmi condivisi, avessero veramente acceso qualcosa in tutti i partecipanti…Far entrare l’amore come fosse l’ospite più prezioso da accogliere, come ha lasciato scritto Etty Hillesum, che scelse d’essere deportata e di morire ad Auschwitz per alleggerire il dolore dei meno fortunati e fare dono di sé agli altri.Un appuntamento ormai atteso, a partire dal suo avvio, lo scorso anno, quando l’Istituto aveva invitato volontari e rappresentanti di realtà del territorio, impegnate nel sociale: “I cieli azzurri”, che gestisce un centro diurno dedicato a ragazzi diversamente abili, “Il mondo dei numeri primi”, che promuove attività rivolte a persone con disabilità, “Canidonia”, attiva nella tutela dei cani randagi e malati, “Volontario per Te”, primo soccorso e assistenza, la testimonianza di Andrea Montebove, ventiquattrenne di Tivoli, che ha condiviso la propria storia di resilienza nella lotta contro il tumore, presentando un suo libro autobiografico e, a concludere, lo street artist romano Marco Tarascio, in arte Moby Dick, noto per il suo impegno nella salvaguardia degli animali a rischio di abbandono ed estinzione, che ha saputo coinvolgere gli alunni in attività creative di disegno, suscitando grande interesse, soprattutto quando ha raccontato la realizzazione di murales all’interno del carcere di Rebibbia.Arrivederci, allora, al prossimo anno!L'articolo GUIDONIA – “Giornata della Cura”: il valore dell’ascolto, della gentilezza e della condivisione proviene da Tiburno Tv.