Avvelenate con la ricina, la pista della «donna diabolica». La zia 90enne in questura: le ombre sulla torta per Natale

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L’elenco dei testimoni ascoltati dalla squadra mobile di Campobasso si allunga anche con la parente più anziana della famiglia Di Vita. Gli investigatori che indagano sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute fra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella per un sospetto avvelenamento da ricina, hanno convocato la zia di Gianni Di Vita, Isa detta Isuccia, una donna di 92 anni, che abita nella stessa palazzina di famiglia. La torta della vigilia e i pasti finiti sotto la lente degli inquirentiFulcro dell’audizione sarebbe il dolce preparato dall’anziana per la cena della vigilia di Natale, portato poi a tavola davanti a una decina di parenti. Nessuno dei commensali avrebbe accusato sintomi e la stessa donna, secondo quanto ricostruito, non era seduta a quella cena. Gli accertamenti, scrive Repubblica, ormai non riguardano più soltanto il pasto del 23 dicembre, inizialmente al centro delle verifiche perché era l’unico a cui avevano partecipato solo madre, figlia e il marito Gianni Di Vita, anche lui colpito da un malore, ma si estendono anche al pranzo e alla cena del 24.La pista della «donna diabolica» e i sospetti esterni alla famigliaSu tutt’altro binario, Il Messaggero riferisce di una traccia investigativa che gli inquirenti starebbero valutando. Si tratterebbe di una donna «dalla mente diabolica», estranea al nucleo familiare ma talmente vicina da conoscerne abitudini, spostamenti e routine. Una figura descritta come lucida e organizzata, potenzialmente capace di studiare nei dettagli tempi e modalità del gesto. Rientrerebbe nel gruppo delle quattro o cinque persone già monitorate, pur senza che al momento emergano elementi diretti di collegamento con il duplice decesso. Resta comunque aperta anche la pista interna alla famiglia.Autopsie rinviate al 30 giugno e nuova consulenza sulla ricinaIntanto la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha disposto il rinvio del deposito dell’autopsia al 30 giugno, conferendo un nuovo incarico al direttore del centro antiveleni di Pavia Carlo Locatelli e al professor Daniele Merli. I due consulenti dovranno «precisare le caratteristiche della ricina rilevata nei campioni biologici» delle vittime, stabilirne la tossicità e confermare se sia stata davvero la causa del decesso, come riportato da la Repubblica. Gli esiti incideranno anche sulla posizione dei cinque medici dell’ospedale di Campobasso indagati, ai quali si chiede di verificare se «la patologia da avvelenamento era riconoscibile dai medici che hanno avuto in cura le due donne e se i protocolli adottati sono stati corretti». Nei prossimi giorni dovrebbero tornare in Questura anche Gianni Di Vita e la cugina Laura, dopo l’estrazione dei dati dal telefono della figlia maggiore Alice; per gli altri device sequestrati il 4 maggio serviranno almeno altre due settimane.L'articolo Avvelenate con la ricina, la pista della «donna diabolica». La zia 90enne in questura: le ombre sulla torta per Natale proviene da Open.