«Welcome back Iran!». Dopo 88 giorni di blackout digitale, ieri sera l’accesso a internet in Iran è stato parzialmente ripristinato. Non per tutti: nelle aree più remote servirà ancora tempo prima che la rete torni pienamente operativa. E non è ancora chiaro se la riattivazione sarà stabile e duratura. I gruppi di monitoraggio NetBlocks e Kentik evidenziano che, nel Paese, ogni ripristino della connessione dopo lunghe interruzioni «è sempre stato accompagnato da controlli e restrizioni più rigidi rispetto al periodo precedente». La decisione è stata presa dal presidente Masoud Pezeshkian, e boicottata dalla magistratura che ha sospeso l’organismo che aveva ordinato la riattivazione. Ma a partire dalla serata di martedì gli iraniani non sono più completamente isolati. «Finalmente siamo riusciti a collegarci dopo tanto tempo, è un nostro diritto e non avrebbe mai dovuto esserci negato», ci dice al telefono Ava, nome di fantasia, da Teheran.«Hormuz aperto entro un mese», la Tv iraniana sull’accordo con Trump. Sblocco sul petrolio e la gestione: cosa c’è nella bozza – La direttaLe conseguenze economiche del blackout in IranIl blocco di Internet, cominciato lo scorso 28 febbraio dopo gli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele, è una misura di controllo e censura utilizzata dal regime degli ayatollah per oscurare la realtà interna del Paese. In questi mesi di isolamento digitale – i più lunghi nella storia dell’Iran – solo chi poteva permettersi costose vpn, accedere al sistema “Internet Pro”, una rete di Stato riservata a determinate categorie di persone, oppure aggirare la censura, riusciva a collegarsi. Per gli altri, la maggior parte, voleva dire una completa esclusione dal resto del mondo. «Le famiglie non potevano controllare le condizioni dei propri cari e molte persone cercavano semplicemente di sopravvivere – ci dice Amin, altro nome di fantasia -. Le strade possono sembrare più silenziose, ma questo silenzio non nasce dalla pace: è il risultato della paura del futuro, dell’esaurimento e della repressione costante». Un isolamento, che è stato «estremamente pesante». In pratica, prosegue, «l’Iran è stato trasformato in una prigione per decine di milioni di cittadini, e le persone si sono sentite abbandonate nel buio, incapaci di far sentire la propria voce».ANSA/EPA/ABEDIN TAHERKENAREH | Una donna cammina accanto a un enorme cartellone pubblicitario in una strada di Teheran, Iran, 25 maggio 2026L’interruzione della connessione ha avuto anche pesanti conseguenze economiche, con ripercussioni sulle attività commerciali, sui servizi digitali e sulle transazioni online. «A causa del blackout, molte persone hanno perso il lavoro. Anche la guerra stessa ha fatto sì che molti iraniani – compresi operai industriali e produttori – rimanessero disoccupati», spiega Kian, nome di fantasia, dalla capitale. «L’inflazione è ai livelli altissimi – prosegue -. Il governo distribuisce buoni alimentari e voucher per gli acquisti, ma sono insufficienti». Più in generale, «la maggior parte della popolazione è depressa e arrabbiata». La «stanchezza» della guerraGli iraniani sono stanchi della guerra. Un conflitto che va avanti da mesi, segnato da tregue che non sono spesso tregue e da negoziati di pace con gli Stati Uniti di Donald Trump ancora in bilico. Da un lato il pericolo di nuovi bombardamenti se un accordo non sarà raggiunto, dall’altro una possibile intesa che potrebbe non portare a veri cambiamenti nel Paese. «Questa guerra – ci dice Kian – è iniziata con la dichiarazione che si voleva sostenere il popolo iraniano, ma penso che gli iraniani siano stati sacrificati affinché si potesse colpire la Repubblica Islamica sotto una giustificazione umanitaria. Sebbene la morte di Ali Khamenei ci abbia resi molto felici – afferma -, ora ci troviamo ad affrontare le brutali forze dell’Islamic Revolutionary Guard Corps e una profonda povertà». L’Iran «è esausto, logorato, e la società iraniana è sull’orlo del collasso», precisa Amin. «La guerra – risultato delle politiche antiumane della Repubblica Islamica – insieme alla pressione economica, all’insicurezza e a anni di repressione, ha spinto sia la società sia le persone verso il collasso». Per anni, il regime ha cercato di mettere a tacere proteste e dissenso attraverso la paura. «Ma l’esperienza ha dimostrato che spegnere internet o reprimere violentemente le persone nelle strade non può – conclude – cancellare la rabbia né il desiderio di libertà».May 27, 2026 Foto copertina: ANSA/EPA /ABEDIN TAHERKENAREH | Una ragazza iraniana passa accanto a un murale che raffigura i negoziati tra Iran e Stati Uniti, Teheran, 26 maggio 2026L'articolo «Finalmente siamo connessi». L’Iran riattiva internet dopo 3 mesi di blackout, le voci da Teheran: «Molti di noi hanno perso il lavoro» proviene da Open.