Contro la santificazione politica di Marco Pannella

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Seguitano ubiquitariamente le celebrazioni in stile santificante e agiografico per Marco Pannella a 10 anni dalla sua scomparsa. In effetti non vi è giornale, non vi è televisione e non vi è radio che non magnifichi ininterrottamente la figura di Marco Pannella, celebrato come un eroe ineguagliato della politica che si è sempre battuto strenuamente per difendere la libertà. Ordunque mi permetto di dissentire da questa narrazione oggi egemonica e dimostrare per quali ragioni, al di là del giusto rispetto umano per la figura di Pannella, la sua posizione politica risulti massimamente criticabile. Non parlerò di Più Europa, l’erede contemporaneo del partito fondato dal Pannella, dacché probabilmente sarebbe ingiusto attribuire al fondatore della ditta le responsabilità di ciò che è venuto dopo, anche se, come si suol dire, il frutto non casca mai troppo distante dall’albero. Più Europa è attualmente soltanto un episodio della normalizzazione liberale-atlantista del nostro paese con, in aggiunta, un elogio sperticato e acritico del costrutto tecnocratico, repressivo e depressivo dell’Unione Europea. Per quel che concerne invece la politica di Pannella in senso stretto, ebbene, il partito radicale da lui fondato a suo tempo rappresentò unicamente una forza di individualizzazione di massa, vuoi anche un completamento ideologico e politico della liberalizzazione dei consumi e dei costumi che la civiltà del turbo-capitale aveva avviato a partire dal ’68. Il ’68, come è noto, non fu una rivoluzione contro il capitale, essendo invece una rivoluzione del capitale che procedeva annientando le vecchie strutture della società borghese per propiziare il transito a una società post-borghese di deregolamentazione integrale dei consumi e dei costumi. La libertà difesa e celebrata da Pannella, in effetti, era sempre e solo la libertà dell’individuo consumatore, intesa come liberalizzazione dei consumi, droghe comprese. Insomma, la libertà come capriccio di consumo e non certo come sostanza etica nell’accezione di Hegel. Non meno disastrosa, invero, fu la politica estera del partito fondato dal Pannella. Atlantista e filo-israeliano fino al midollo, nella convinzione che Washington e Israele rappresentassero il paradigma ideale della libertà a cui ogni popolo del pianeta era chiamato ad adeguarsi con le buone o con le cattive. Insomma, benché le celebrazioni di Pannella continuino ininterrottamente da giorni, mi pare che non manchino davvero gli elementi per criticare aspramente le sue politiche. Mi spingo più in là e dico che non ho mai francamente compreso per quali ragioni Pierpaolo Pasolini stimasse tanto sul piano politico Pannella e i radicali, considerato il fatto che essi rappresentavano, a ben vedere, l’opposto di ciò che Pasolini andava teorizzando.The post Contro la santificazione politica di Marco Pannella appeared first on Radio Radio.