Le amministrative hanno confermato il quadro di un’Italia contendibile, mentre il confronto fra progressisti europei si allarga oltre i confini nazionali e guarda agli Stati Uniti di Donald Trump, all’Europa chiamata a rafforzarsi e persino alle implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale con l’ultima enciclica di Papa Leone XIV. Sullo sfondo, l’incontro romano fra Elly Schlein e Pedro Sanchez, arrivato dopo l’iniziativa promossa nelle scorse settimane dalla fondazione Demo sul rapporto fra Europa, Italia e Usa. E poi c’è, appunto, l’enciclica del pontefice sull’AI, che ha riaperto il dibattito sul primato dell’uomo rispetto alla tecnologia e sul rischio di nuove disuguaglianze sociali. In questo quadro, Formiche.net ha intervistato il senatore Antonio Misiani, componente della segreteria nazionale del Pd.Misiani, il confronto fra leader progressisti sembra essersi intensificato nelle ultime settimane. Che fase è?C’è una forte esigenza, da parte delle forze progressiste, di dialogare e fare fronte comune contro quella che ormai è una vera rete nera internazionale. Lo abbiamo visto dal vertice di Barcellona fino all’iniziativa di Toronto con il premier canadese Mark Carney. È importante che leader come Pedro Sanchez, Carney, Elly Schlein e gli altri esponenti progressisti costruiscano una risposta comune. La destra sovranista si organizza a livello globale e sarebbe un errore affrontarla in ordine sparso.In questo contesto si inserisce anche il faccia a faccia romano fra Elly Schlein e Pedro Sanchez?Sì, ed è un fatto politico rilevante. Sanchez rappresenta uno dei Paesi più importanti d’Europa e il suo incontro con Schlein ha un significato preciso. Non è un bel segnale, invece, la premier Giorgia Meloni non lo abbia ricevuto. A ogni modo, dentro il campo progressista europeo, si guarda con attenzione anche a ciò che può accadere in Italia nei prossimi anni.Qualche settimana fa la Fondazione Demo aveva promosso un’iniziativa proprio sul rapporto fra Europa e Stati Uniti. Quanto pesa oggi il ritorno di Trump?Il rapporto fra Italia e Stati Uniti è storico, culturale, umano prima ancora che economico e va preservato al di là dei governi e dei colori politici del momento. Però dobbiamo avere la consapevolezza che il focus strategico americano si sta spostando verso l’Indo-Pacifico. È un cambio di paradigma irreversibile e comporta anche un progressivo allentamento del legame transatlantico così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi decenni. Per questo l’Europa deve prendere in mano il proprio destino e diventare più coesa sui grandi temi strategici: energia, sicurezza, politica industriale e difesa comune.Anche il voto italiano del 2027 viene osservato con attenzione fuori dai confini nazionali?Assolutamente sì. Le elezioni italiane avranno un peso che va oltre i confini nazionali. Il risultato è contendibile e il centrosinistra ha possibilità concrete di vittoria. I risultati elettorali di questi anni dimostrano che non è scritto da nessuna parte che la destra continui a governare l’Italia anche nella prossima legislatura. Se i progressisti dovessero vincere in Italia, sarebbe importante non solo per il nostro Paese ma anche per l’Europa, perché dimostrerebbe che i sovranisti possono essere sconfitti in uno dei Paesi in cui sono più forti e radicati.Le amministrative appena celebrate che indicazioni consegnano?I conti definitivi li faremo dopo i ballottaggi. Sicuramente dispiace per la sconfitta di Andrea Martella a Venezia. Era una città che consideravamo contendibile dopo undici anni di governo del centrodestra e c’era fiducia di poter arrivare a un risultato diverso. Allo stesso tempo, però, conquistiamo città importanti come Pistoia e Avellino. Direi che queste amministrative confermano rapporti di forza sostanzialmente invariati fra centrodestra e centrosinistra.L’enciclica di Papa Leone dedicata all’intelligenza artificiale, che impressione le ha lasciato e che messaggio consegna alla politica?È una riflessione di grande spessore e levatura. Mi ha colpito anche il silenzio di alcuni ceo delle grandi big tech americane rispetto ai temi sollevati dal Papa. L’enciclica non demonizza l’intelligenza artificiale, ma ribadisce il primato dell’umanità sulla tecnologia. E pone un tema enorme: le conseguenze sociali di questa trasformazione. Penso ai lavoratori che si occupano dei dati, alle nuove forme di sfruttamento, a quelli che rischiano di diventare i nuovi schiavi dell’economia digitale.La politica sta facendo abbastanza?Finora solo in parte. Questo testo dovrebbe spingere tutti a interrogarsi seriamente e a costruire risposte sia dal punto di vista politico sia regolatorio. C’è poi un aspetto che considero particolarmente inquietante: l’uso dell’intelligenza artificiale in campo bellico. È un’aberrazione pensare che possa essere una macchina a scegliere i bersagli e a decidere autonomamente quando e come colpirli, così come è un’aberrazione – come sostiene peraltro il pontefice – immaginare che ci possa essere una guerra giusta.