Omicidio Boiocchi, Ferdico al processo: “Dietro il delitto anche una lite per la maglia di Bastoni”

Wait 5 sec.

Una diatriba per una maglietta di Bastoni. Ci sarebbe anche questo dietro all’omicidio dell’ex capo ultras dell’Inter, Vittorio Boiocchi. Lo ha detto Marco Ferdico, ex leader di Curva Nord, che ha parlato per ore mercoledì 27 maggio – citando anche la maglia del giocatore dell’Inter Alessandro Bastone – nel processo per l’assassino del 29 ottobre 2022 in cui l’ex capo del gruppo ‘Boys San’ è stato freddato fuori da casa sua prima di Inter-Sampdoria con 5 colpi di una Luger calibro 9X19, di cui due letali. La ricostruzione di FerdicoFerdico, ex uomo dei social del tifo organizzato nerazzurro e detenuto in carcere, ha ricostruito la vicenda iniziata alcuni mesi prima del delitto, dopo la finale di Coppa Italia Juventus-Inter dell’11 maggio 2022 (2-4) quando il difensore dell’Inter e della nazionale dopo la vittoria ha consegnato “a me la maglietta”. “Non l’ha tirata, l’ha data a me”, ha detto il 40enne ai giudici popolari della Corte d’assise di Milano guidati dalla presidente Antonella Bertoja e dalla giudice a latere Sofia Fioretta sottolineando come quel gesto avesse innestato una “diatriba” fra tifosi. Passa l’estate 2022 e, a settembre, Mauro Nepi (un altro degli imputati e l’unico che ha potuto scegliere il rito abbreviato) gli avrebbe fatto “sentire” un “audio di Boiocchi” registrato durante la prima riunione del direttivo della Curva per l’inizio del campionato di Serie A. Audio in cui il capo ultras avrebbe mostrato rabbia “per la storia della maglietta” e avrebbe aggiunto: “Io questa gente qui la stiro”. È in questo momento che, secondo Ferdico, per vari dissidi interni alla Curva per la gestioni degli affari soprattutto fra Boiocchi e Andrea Beretta, l’altro leader di Curva Nord, oggi collaboratore di giustizia, che ha ammesso di essere il mandante dell’omicidio dietro il pagamento di circa 50mila euro, che “mi hanno fatto capire che rischiavamo tutti quanti di subire delle ritorsioni” e “si innesca questa cosa che lui doveva morire”. Beretta “era spaventato, diceva che viveva sotto assedio, che potevano fargli un attentato con i suoi figli”. A fine settembre 2022 è di nuovo Nepi a dire a Ferdico: “Domani vediamoci perché Andrea mette 50mila euro per fare un’azione a Boiocchi, perché qua o noi o lui”. Ferdico: “Non chiedo scusa, per queste cose non c’è perdono”“Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi perché non c’è scusa e non c’è perdono, quando fai una cosa del genere ci metti la faccia, non ti nascondi. Trovo ipocrita chiedere scusa, non c’è perdono, non voglio il loro perdono perché non verrà mai”. Così Marco Ferdico nel processo per l’omicidio dell’ex capo ultras dell’Inter, Vittorio Boiocchi, davanti alla Corte d’assise di Milano. Ferdico ha parlato per ore attaccando i vuoti di “memoria” del mandante del delitto, Andrea Beretta, altro leader della Curva Nord pentito e collaboratore dei pubblici ministeri Paolo Storari e Stefano Ammendola. “Ho fatto un’azione per Andrea Beretta ma su di lui aveva ragione Boiocchi”, ha detto sostenendo di aver scoperto in seguito i soldi sottratti da Beretta alla gestione della curva e degli ultras e dalla vendita del merchandising dell’Inter. “Ho fatto una roba così per una persona che aveva torto – ha aggiunto -. Beretta doveva tenere il negozio sotto la sua ala era disposto ad ammazzare e a inventarsi che doveva essere ammazzato. Sta roba che lui ha fatto e che io ho fatto l’abbiamo fatta col torto”, ha concluso il 40enne.Questo articolo Omicidio Boiocchi, Ferdico al processo: “Dietro il delitto anche una lite per la maglia di Bastoni” proviene da LaPresse