Dopo anni di balle, fanno l’appello anti Trump

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Qui al bar abbiamo poche certezze, una è incrollabile: fin che lo dici, male non ti fa. Che poi è il Vangelo del progressista ipocrita che sputa nel piatto dove mangia. Ora, che a sputare nel piatto di avanzi siano quelli dell’altra parte, ci può stare; ma che a sputare siano quelli che mangiano di più, anzi da sfondati, quelli che il capitalismo lo fanno e lo padroneggiano, e fa anche un po’ tanto schifo come lo fa l’appello dell’editore del New York Times A.G. Sulzberger a “non piegarsi a Trump”, accusato, manco a dirlo, di attaccare la libertà di stampa. Ma pensa.Il fervorino di questo iperliberista di sinistra al servizio dei superricchi di sinistra supera la soglia fisiologica di improntitudine, che nella prima e maggiore metropoli americana caduta sotto il controllo dei Fratelli Musulmani, è già smodatamente alta: non gli van giù i giornali americani che hanno scelto di arrivare a un accordo in “cause che potevano vincere”, cancellato critiche dalle pagine degli editoriali e adottato “il linguaggio preferito dal tycoon solo per interessi economici”. Ma come no. Infatti senza Trump l’editoria “pura” e soprattutto dura trionfa. Quella libera per definizione, senza condizionamenti, senza padrini di sorta. Com’era quella dei giornali controllati dai dem, dai Bezos, in Italia dagli Elkann? E difatti, in un panorama globalmente imbarazzante, proprio questi si distinguono per cialtronaggine anche dopo, per un impulso si direbbe genetico. Vedi Repubblica che canna la foto del jihadista di Modena, sostituisce all’originale, un tipo fosco, tarato, coi tratti di una crudeltà belluina, una elaborazione artificiale, di uno sconosciuto appena appena berbero, ma dall’aspetto affabile, quasi un cucciolo d’uomo, che ti vien voglia di comprendere, di abbracciare. Roba da gridar vendetta al cospetto di Dio, se non di un Ordine.Questi giornali liberi e belli, progressisti, con in tasca la fiaccola della verità, sono quelli che hanno spacciato, e mai termine fu più appropriato, i vaccini Covid per miracolosi, omettendo gli effetti avversi. E se ne vantavano, allo stesso modo dei padroni dei social, gli Zuck, i Dorsey, “abbiamo silenziato centinaia di milioni, miliardi di post veri perché ce lo chiedeva l’amministrazione Biden-Harris”. Amazon bloccava i libri critici. Bill Gates è un tale coacervo di malvagità infettiva che non basta un anno di Caffè al veleno per riassumerlo. Tutti dalla stessa parte. Quella parte. Tutti a distorcere l’informazione adottando “il linguaggio preferito dal tycoon solo per interessi economici”. I tycoon erano loro, e il linguaggio era il codice del progressismo menzognero.Con che faccia parlano adesso, con che decenza parla questo Sulzerberg che ha appoggiato il sindaco filohamas Mamdani e già deve rendere conto di un tracollo annunciato ai newyorkesi, in particolare superricchi, quelli che lo leggono e se ne pentono, come quel coglione di Ben Stiller il quale, toccato nel patrimonio immobiliare, vuol cacciare il sindaco che, insieme a De Niro, a tutti gli altri, garantiva come un santo, un apostolo della giustizia sociale? Certo, Trump è tutto meno che un santo, per dire anche lui della razza dei nuovi faraoni, questi iperpotenti che racchiudono in loro tutti i poteri: finanziario, politico, mediatico, tecnico. Ma la crociata per boicottare lui e solo lui è oltre il penoso, oltre lo squallore.Ma state là, editori, divi del cinema, della musica che sfilano per le Flotille, per Hamas, per l’aborto a nascere, per il traffico di feti e di schiavi, per la violenza biologica sui bambini costretti a “cambiare sesso”, per il demoniaco campionario di miserie woke alimentato dai media progressisti. L’eterna Pedhollywood che animava le feste cannibalesche di Epstein (e continua anche senza l’anfitrione: glielo ha detto bene Rocky Gervais, un pazzoide che l’Italia non potrà mai permettersi), e che i media liberi e senza paura come il NYT hanno provveduto a censurare, per non dire autocensurare. A proposito: lo sanno, lo sa l’editore del New York Times che tutti i faraoni dem si sono subito riconvertiti al nuovo potere trumpiano, in fila per tre col resto di nessuno? Editore, cura te stesso. Fin che lo scrivi, male non ti fa (ma schifo sì, almeno a noi, qui al bar).Il Barista, 25 maggio 2026L'articolo Dopo anni di balle, fanno l’appello anti Trump proviene da Nicolaporro.it.