Gli insoliti sospetti e il Marchese del Grillo

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In un'altra chat più qualificata e riservata di questo blog che non c'è si sta svolgendo un interessante dibattito sulla crisi debitoria prossima ventura, argomento che abbiamo affrontato ad esempio qui. Nel frattempo è uscito il nuovo Global Debt Report dell'OCSE (a marzo). Nel 2025 la "narrativa" (narrative) era questa:nel 2026 l'accento si è un po' spostato e la narrativa è questa:da cui si evince che i miliardi di titoli di debito complessivamente emessi nel 2026 ci si aspetta siano 4.000 in più rispetto a quelli emessi nel 2024, con un contributo sempre più importante dell'Amico Intelligente, e che il 78% dei titoli emessi dai governi nel 2026 andrà a rifinanziare il debito esistente (questo 78% è in qualche modo figlio del 40% di cui si parlava lo scorso anno, cioè la percentuale di titoli pubblici e privati che sarebbe andata a scadenza entro il 2027).Lo scorso anno l'OCSE insisteva sul decoupling fra decollo del debito privato e dinamica degli investimenti produttivi:quest'anno non affronta il tema (o almeno non nell'executive summary) ma mette in luce un altro aspetto non rassicurante:ovvero il fatto che l'aumento del costo del finanziamento a lungo termine sta determinando un riallineamento delle scadenze del debito pubblico che però aumenta il rischio delle operazioni di rifinanziamento a breve termine (l'accento viene quindi messo sulla rischiosità del debito pubblico).Insomma: per la seconda volta in due anni l'OCSE "lancia un monito" (quest'anno accentuando un po' di più i rischi del debito pubblico). Il mio educated guess, come sapete, è che siamo alla vigilia di una crisi di debito privato, in cui un eventuale "sgonfiamento" della bolla dell'Amico Intelligente potrebbe giocare un ruolo (vi ho citato il lavoro di Storm in proposito).Come ricordiamo, l'ultima crisi finanziaria privata è stata travestita da crisi di debito pubblico, per consentire interventi regressivi nella distribuzione del reddito (quelli della lettera di Draghi), salvo poi ammettere per bocca del Piroetta che no, non era una crisi di debito pubblico. Alla fine, lo scopo della governance europea è proprio quello di sostenere questa narrativa, e quindi non dubitiamo che anche in questo caso la croce verrà gettata addosso ai governi "irresponsabili". Ma qual è la situazione? A che cosa guarderanno i mercati?Se guarderanno ai livelli del debito, la situazione è nota ed è questa:cioè ci vede testa di serie nei Paesi affetti da peccato originale (cioè che si indebitano in una valuta che non controllano).Ma se invece guardassero alla dinamica, allora la situazione cambierebbe radicalmente:Dalla fine del 2019 (cioè dall'era pre-COVID) a oggi i maggiori incrementi di debito si sono verificati in Francia, Regno Unito e Stati Uniti: sono loro gli insoliti sospetti! In questa classifica l'Italia è penultima, riuscendo a far meglio perfino della Germania. Questo spiegherebbe perché, secondo amici che guardano i mercati, si comincerebbe a sentire una certa pressione su gilts e Treasuries (e anche sui japs, ma lì il problema sarebbe il livello), mentre non spiega perché non si avverta ancora una pressione sugli OAT.Evidentemente, il mercato ha le sue ragioni che la ragione non conosce, ma altrettanto evidentemente si sta avvicinando il momento della procedura.Quella di infrazione?No: quella del marchese del Grillo: "Io i sòrdi nun li caccio, e tu nun li piji".Con tutto il seguito di umane miserie che chi è qui dall'inizio ben ricorda.Ma noi continuiamo pure a sollazzarci con le leggi elettorali, i parametri di Maastricht, il sovranismo quello vero, e altre varie ed eventuali del dibattito quotidiano.