Simone Venturini, assessore uscente di Brugnaro al Sociale e al Turismo, vince al primo turno con il 52% contro il 39% di Andrea Martella. Non un ballottaggio, non una rimonta: una spallata. Ma nella direzione sbagliata, per chi la spallata la pronosticava e sognava.Il campo largo aveva scelto Venezia come palcoscenico della riscossa.– Capoluogo di regione,– Comune più importante della tornata elettorale,– Cornice culturale insuperabile per il plot narrativo del centrosinistra rigenerato.I sondaggi di vigilia davano Martella avanti. La stampa progressista annusava il vento del cambiamento. Il combinato disposto di sondaggi e self fulfilling prophecies produceva il consueto effetto: la certezza surrogava l’analisi, e il velleitarismo ammantava di strategia. Emblematica la candidatura di sei bengalesi che perorano la costruzione di una Moschea a Venezia. E poi ..C’era la spinta del referendum sulla giustizia da capitalizzare, imbrigliandola in un nuovo schiaffo da assestare al governo.Ancora un’ora prima che i seggi si chiudessero, nell’entourage di Martella si respirava l’attesa trepida per un successo che si sarebbe potuto materializzare anche al primo turno. (Lo riferisce Giuseppe Pierobelli del Fatto Quotidiano, colà inviato per cantare le festa di una riconquista). Il risultato è stato brutale: Venturini al 51,5%, Martella al 39%. Niente ballottaggio. Il campo largo, che sognava la spallata storica nel capoluogo veneto, non è arrivato nemmeno al secondo turno.Qualcuno aveva costruito la narrativa su due figure che avrebbero dovuto screditare il centrodestra veneziano: Buttafuoco alla Biennale, con la controversia sul padiglione russo e Beatrice Venezi alla Fenice, rimossa tra polemiche fragorose. Due casi, due fiammate mediatiche. Ai veneziani che non si appassionano per le controversie in Biennale o per i boicottaggi alla Fenice, “no che ne ciava un casso” (per mutuare una espressione veneziana molto popolare) o comunque assai meno di quanto i commentatori d’area suppongano: il cittadino comune valuta il traffico in laguna, le tasse comunali, i servizi ottenuti. Non la querelle sul padiglione di Mosca o la preparazione accademica di un direttore d’orchestra.I sondaggi, nutriti di self-fulfilling prophecy, hanno distorto la lettura del territorio. Chi credeva nella spallata ha probabilmente smesso da tempo di lavorare sul campo, persuaso dalla proiezione di un consenso che esisteva prevalentemente nei desiderata delle redazioni.Il centrodestra ha capitalizzato undici anni di governo Brugnaro: continuità amministrativa, non entusiasmo ideologico. Venturini non è un simbolo, è un gestore. E Venezia, città che vive di flussi, di turismo, di infrastrutture fragili, ha premiato chi la gestisce senza retoriche enfatiche e strumentali La sinistra sognava il ritorno dei bei tempi di Costa e Cacciari e non è arrivata nemmeno al ballottaggio.Da registrare (molto a margine) il contributo esiziale del M5S con un roboante 2,5% alle sorti della coalizione di centro-sinistra, forte della candidatura di un autentico palestinese, si è andati oltre alla narrazione propal per approdare al palestinese a tutto tondo: Amjad Yaaqba, pezzo grosso dell’OLP ai tempi di Arafat.Risultato molto interessante per Michele Boldrin con la sua lista VENEZIA ORA! che riceve il 3,45% di consensi quasi quanto M5S + Italia Viva + Europa messe assieme!Attenzione. Le percentuali possono subire minime variazioni, si riferiscono infatti a 244 sezioni scrutinate su 256. Giulio Galetti, 26 maggio 2026L'articolo Venezia, che batosta: il campo largo affonda in laguna proviene da Nicolaporro.it.