Educazione e futuro: il ruolo chiave dell’istruzione nei Paesi a basso reddito secondo Laura Frigenti (Gpe)

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L’istruzione non è soltanto un diritto fondamentale: è una leva strategica di sviluppo economico, stabilità sociale e crescita democratica. È il messaggio che emerge con forza dalle parole di Laura Frigenti, Ceo di Global Partnership for Education, intervistata da LaPresse a margine della terza Conferenza nazionale sulla cooperazione allo sviluppo ‘Co-opera 2026’ promossa dal ministero degli Esteri. Manager italiana con oltre trent’anni di esperienza nella cooperazione internazionale, Frigenti ha lavorato a lungo alla Banca Mondiale, dove ha ricoperto incarichi di vertice in Africa, America Latina ed Europa orientale. È stata anche direttrice della neonata Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) sotto il governo Renzi, contribuendo alla costruzione dell’architettura della cooperazione italiana moderna. Dal 2023 guida la Gpe, il principale fondo multilaterale al mondo dedicato esclusivamente al rafforzamento dei sistemi educativi nei Paesi a basso reddito. L’Italia presiederà la campagna di rifinanziamento della Gpe“La nostra è stata una grande soddisfazione quando abbiamo visto che l’Italia ha accettato la proposta di presiedere la campagna di rifinanziamento della Gpe”, spiega Frigenti. Un passaggio non secondario: Roma, insieme alla Nigeria, co-presiede infatti la nuova campagna internazionale che punta a mobilitare almeno 5 miliardi di dollari entro settembre, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, per sostenere l’istruzione di centinaia di milioni di bambini in 91 Paesi. Secondo Frigenti, l’educazione rappresenta “un trampolino” capace di dare alle persone strumenti concreti per inserirsi nel mondo del lavoro e aumentare il proprio potenziale economico. Ma il suo impatto va ben oltre la dimensione occupazionale. “È anche un fattore orizzontale e trasversale che beneficia tutta la società. È il migliore strumento possibile per ridurre le disuguaglianze e generare crescita economica”, sottolinea.Una visione che si intreccia direttamente con gli obiettivi del Piano Mattei, la strategia del governo italiano per rafforzare la cooperazione con l’Africa attraverso un approccio definito “peer-to-peer”. Tra i pilastri del piano figurano infatti proprio istruzione e formazione, considerate essenziali per creare sviluppo duraturo, occupazione e stabilità.Il fattore tecnologia: si rischia che il divario educativo globale si allarghi ancora di piùPer la Ceo della Gpe, tuttavia, il mondo dell’educazione sta attraversando una fase estremamente delicata. Ai problemi storici legati all’accesso scolastico e alla qualità dell’insegnamento si aggiunge oggi la rivoluzione tecnologica. “L’introduzione dell’intelligenza artificiale offre opportunità enormi, ma queste opportunità non sono presenti nei Paesi a basso e medio reddito, che hanno risorse molto più limitate”, osserva. Il rischio, avverte, è che il divario educativo globale si allarghi ulteriormente proprio mentre l’economia mondiale accelera sulla digitalizzazione. Solo in Africa, entro il 2030, centinaia di milioni di posti di lavoro richiederanno competenze digitali. In questo scenario, l’assenza di investimenti nell’istruzione potrebbe trasformarsi in un fattore di esclusione sociale e instabilità. Da qui una delle sfide principali della Gpe: costruire un ponte tra le grandi aziende tecnologiche globali e i sistemi educativi dei Paesi in via di sviluppo. “Vogliamo creare un collegamento tra le grandi società tecnologiche della Silicon Valley e i Paesi più poveri, affinché gli strumenti che vengono progettati tengano conto delle caratteristiche delle loro società, delle loro culture e dei loro sistemi scolastici”, dice Frigenti. L’obiettivo non è soltanto portare tecnologia nei Paesi fragili, ma far sì che innovazione e intelligenza artificiale siano adattate ai contesti locali e non producano nuove forme di dipendenza o marginalizzazione.Negli ultimi anni la Gpe ha rafforzato il proprio ruolo come piattaforma globale di coordinamento tra governi, organizzazioni internazionali, fondazioni e settore privato. Solo nel 2023 il partenariato ha sostenuto decine di programmi educativi in Africa, Asia e America Latina, contribuendo alla formazione degli insegnanti, alla distribuzione di libri scolastici e alla costruzione di nuove aule. Per Frigenti, investire nell’istruzione significa investire anche nella pace, soprattutto in un quadro internazionale complesso in cui gli equilibri geopolitici appaiono sempre più instabili. “Un’istruzione di qualità più eque”, è il pensiero della Ceo di Gpe.Questo articolo Educazione e futuro: il ruolo chiave dell’istruzione nei Paesi a basso reddito secondo Laura Frigenti (Gpe) proviene da LaPresse