Missioni estreme e salute mentale, la scoperta grazie ai sensori indossabili

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Vicinissimi, ma ‘lontani dal cuore’. La convivenza forzata in uno spazio ristretto mette a dura prova l’equilibrio mentale e relazionale degli equipaggi nelle missioni estreme. Aumentano solitudine, diffidenza e conflitti, mentre la vicinanza amplifica tensioni e incomprensioni. A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori di ISI Foundation (Fondazione Istituto per l’Interscambio Scientifico di Torino) in collaborazione con diverse istituzioni scientifiche europee (Università di Berna, Università di Zurigo, Università Lusófona a Lisbona, Universidad Complutense a Madrid, Università di Melbourne in Australia, Università di Würzburg in Germania), realizzato con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea e pubblicato su ‘Pnas’.La tecnologia e le dinamiche nelle missioni estremeGrazie all’uso di sensori indossabili, il team ha monitorato un equipaggio composto da 12 persone, prevalentemente italiani e francesi, che per 10 mesi hanno vissuto nella stazione antartica Concordia, un ambiente isolato e ostile che ricorda quello delle missioni spaziali. I risultati mostrano un progressivo deterioramento del clima sociale: con il passare dei mesi aumentano i sentimenti di solitudine, la diffidenza e i conflitti interpersonali, mentre diminuiscono la coesione del gruppo e la percezione della performance individuale. “Lo studio mostra che, in contesti estremi caratterizzati da isolamento prolungato e convivenza forzata, stare continuamente insieme non significa necessariamente sentirsi più uniti”, spiegano i ricercatori di ISI Foundation, Ciro Cattuto e Lorenzo Dall’Amico. “Abbiamo osservato che, col tempo, aumentano tensioni, isolamento percepito e frammentazione sociale nei gruppi”. Lo studio accende i riflettori su un circolo vizioso che può finire per avvelenare le missioni estreme: la solitudine aumenta la diffidenza, che a sua volta alimenta tensioni, rafforzando il senso di isolamento. Così a volte proprio i membri più ‘connessi’ del gruppo risultano anche i più esposti ad attriti e pressioni sociali.Foto: Jessica Studer Il laboratorio estremo dell’AntartideIn fatto di missioni estreme la stazione Concordia, situata sul Dome C dell’altopiano antartico orientale e gestita dall’Institut Polaire Français Paul-Émile Victor (IPEV) e dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), non teme nessuno. Le temperature possono scendere fino a -80°C e l’altitudine di oltre 3.000 metri comporta una cronica carenza di ossigeno. Durante l’inverno polare, che dura circa nove mesi, la base resta completamente isolata: nessun volo o spedizione può raggiungerla. Situazioni ideali per comprendere come piccoli gruppi di persone reagiscono a situazioni simili a quelle delle future missioni verso la Luna o Marte, dove l’autosufficienza e la cooperazione saranno essenziali.Sensori e psiche I ricercatori hanno utilizzato sensori di prossimità indossabili per registrare automaticamente la prossimità e le interazioni tra i membri dell’equipaggio.Nel corso dello studio i partecipanti hanno riportato un aumento dei sentimenti di solitudine e diffidenza, segnali di un progressivo stress psicologico. E questo nonostante l’equipaggio fosse stato accuratamente selezionato e preparato alla missione.Dall’Antartide a Marte: la sfida è umanaLa ricerca tra i ghiacci suggerisce che non sia tanto la distanza a rappresentare il principale fattore di stress per le missioni spaziali, quanto la convivenza prolungata in spazi ristretti. Una condizione che può innescare tensioni, diffidenza e conflitti, con effetti negativi sul benessere individuale e sul funzionamento del gruppo. Finendo dunque per compromettere la missione.“Le tecnologie come i sensori di prossimità indossabili permettono di misurare queste dinamiche in modo continuo e oggettivo, offrendo nuovi strumenti per progettare equipaggi più resilienti e strategie di prevenzione dei conflitti” nelle missioni estreme, concludono Ciro Cattuto e Lorenzo Dall’Amico.Ciro Cattuto, Direttore Scientifico di ISI FoundationQuesto articolo Missioni estreme e salute mentale, la scoperta grazie ai sensori indossabili proviene da LaPresse