Dietro il caso Minetti c’è un problema enorme nella Costituzione

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Come dimostra il recente dibattito sorto intorno al caso di Nicole Minetti, la grazia è uno degli istituti più delicati e controversi del nostro ordinamento, in quanto costringe a far convivere diritto, umanità e responsabilità politica all’interno di una decisione eccezionale. Non si tratta di un atto burocratico, ma di una prerogativa presidenziale che consente allo Stato di estinguere gli effetti di una condanna definitiva senza tuttavia cancellare il reato commesso. Quando il Presidente della Repubblica la concede, esercita un potere che incide direttamente sul rapporto tra giustizia ed autorità.Per questo motivo il caso di Nicole Minetti non può essere ridotto ad una mera vicenda di cronaca. A tal proposito va ricordato come la grazia, ai sensi dell’art. 87, comma 11, della Costituzione, rientri tra le prerogative proprie del Presidente della Repubblica e, in particolare, come specificato dalla sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale, essa appartenga agli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali. È uno degli istituti di derivazione regia previsti, nello specifico, dall’art. 8 dello Statuto Albertino (“Il Re può fare grazia e commutare le pene”), trattandosi di un vero e proprio potere maiestatico e personale del Sovrano.L’art. 8 dello Statuto Albertino è stato, poi, trasfuso integralmente dai Padri Costituenti all’interno della Costituzione repubblicana nel citato art. 87, senza, tuttavia, ricondurlo entro dinamiche razionalizzate della nostra forma di governo parlamentare, in cui il Capo dello Stato svolge una funzione di garanzia e gode di irresponsabilità politica. Un istituto, quindi, che rivela tutta la sua antistoricità, non avendo subito il processo di progressiva razionalizzazione cui sono stati sottoposti – anche se non pienamente – gli altri istituti di origine regia. Basti pensare alla forma di governo parlamentare italiana, già esistente nell’ordinamento prerepubblicano, ma razionalizzata, almeno in parte, alla nuova forma di Stato democratica, sociale e pluralistica, che, come sappiamo, ha fatto emergere tutte le sue criticità in quasi 80 anni di Costituzione repubblicana.Ricapitolando, quindi, abbiamo la grazia, potere presidenziale cui la Corte ha ricondotto la natura di atto formalmente e sostanzialmente presidenziale, all’interno di un sistema in cui il Presidente della Repubblica è irresponsabile dal punto di vista politico.Leggi anche: I casi Minetti e La Russa sono stati raccontati al contrarioIl vero mistero della grazia a Minetti: perché il Quirinale l’ha fatto?Al netto del caso Minetti – la cui inchiesta giornalistica avviata da Il Fatto Quotidiano sembra essere smentita e priva di fondamento – resta il fatto che la grazia risulta essere un istituto che produce una forte tensione all’interno della forma di governo parlamentare italiana, e questo accade perché, si ripete, si tratta di un residuo monarchico mai pienamente razionalizzato nella forma di governo parlamentare.Una simile tensione potrebbe essere superata solamente attraverso due strade: o la parlamentarizzazione della grazia, sul modello dell’amnistia e dell’indulto, oppure una trasformazione in senso presidenziale della forma di governo, che renderebbe il Capo dello Stato pienamente responsabile delle proprie decisioni.Ed è proprio qui che emerge l’ambiguità irrisolta del costituzionalismo italiano: attribuire ad un organo politicamente irresponsabile un potere che inevitabilmente produce conseguenze politiche. La grazia, più che un semplice istituto di clemenza, continua così a rappresentare uno dei punti più fragili e meno razionalizzati della nostra forma di governo.Giovanni Terrano, 24 maggio 2026L'articolo Dietro il caso Minetti c’è un problema enorme nella Costituzione proviene da Nicolaporro.it.