Tony Blair e la mazzata finale su Starmer: il Partito Laburista deve salvarsi da sé stesso

Wait 5 sec.

«Il Partito Laburista sta giocando con il fuoco; o, per essere più precisi, con il proprio futuro e quello del Paese». Sir Tony Blair ha parlato. E le sue parole rischiano di scatenare il temporale, definitivo, che potrebbe spazzare Keir Starmer da Downing Street. In un saggio sostiene che l’attuale governo laburista non abbia un “piano coerente” per il Paese. E che abbia introdotto politiche che ne hanno ostacolato lo sviluppo economico. Lui, ex primo ministro, faro dei laburisti, ha puntato il dito contro le nuove leggi sui diritti dei lavoratori, la graduale dismissione dell’industria petrolifera e del gas britannica e l’aumento del salario minimo superiore all’inflazione. E infine la chiusa: nessuna salvezza. Un eventuale cambio di leadership per Blair sarebbe «irrilevante se non parte da un dibattito politico». Anche perché l’ex ministro non risparmia critiche: «Cercare di costringere il primo ministro a dimettersi prima ancora di aver definito la nuova linea politica non è un modo serio di comportarsi».The Labour party needs saving from itself – but so does BritainRead here: https://t.co/AAKXmDiKNW pic.twitter.com/dXNpo849mY— The Independent (@Independent) May 26, 2026Downing Street non commentaDowning Street per ora non commenta. Si limita solo a dire che il primo ministro è «completamente concentrato sul realizzare cambiamenti a favore dei lavoratori». Il saggio, di oltre 5.600 parole, rappresenta la prima critica approfondita di Sir Tony al governo di Sir Keir. Arriva in un momento in cui il primo ministro è sottoposto a forti pressioni, a seguito dei disastrosi risultati elettorali di inizio mese e delle dimissioni di cinque ministri.Il partito laburista e la capacità di autoinganno«Ho guidato il Partito Laburista per 13 anni e attraverso tre elezioni generali. È un partito composto in gran parte da persone perbene e benintenzionate che desiderano il meglio per il Paese. La sua missione è, come recita la costituzione riscritta nel 1994, garantire che “il potere, la ricchezza e le opportunità siano nelle mani dei molti e non dei pochi”, ed è una missione assolutamente nobile. Ma temo che, come molti partiti progressisti, abbia una capacità pressoché infinita di autoinganno», scrive Tony Blair nel suo lungo saggio. La parte in cui Tony Blair demolisce il partito (oltre a Starmer)«Wes Streeting è un enorme talento politico e Andy Burnham è stato un membro eccezionale del mio governo. Ma questo dibattito sulla leadership ha un’atmosfera straordinariamente arretrata, da XX secolo. Come la maggior parte dei politici, sono ansiosi di prendere le distanze dalla “bolla di Westminster”. Ma il problema della Gran Bretagna non è una “bolla di Westminster”, bensì una “bolla politica”», spiega l’ex premier. E ancora: «Il problema principale del governo non è la personalità di Keir. Né l’incapacità di comunicare i “nostri successi”. Né la necessità di affermare con maggiore forza i “valori” del Partito Laburista. Questo accade perché non abbiamo un piano ben definito e coerente per il Paese in un mondo in rapida evoluzione e ci troviamo in una posizione politica inadeguata per elaborarne uno e ottenere un secondo mandato».Un editoriale che sembra un piano politicoDopo le critiche al partito laburista e all’attuale governo Blair stila una sorta di programma politico, analizzando cosa non funziona: dagli esteri all’economia. Suggerendo per esempio una “relazione strutturata” con l’Ue. «Nessuno si è opposto alla Brexit più di me, e il risultato è stato al tempo stesso prevedibile e anticipato. Ma, come sosterrò più avanti in questo saggio, il ritorno della Gran Bretagna a una relazione strutturata con l’Europa deve essere affrontato con attenzione e strategia», spiega Blair. «Purtroppo, alla domanda d’esame: come possiamo vincere un secondo mandato completo di governo? L’unica risposta – sottolinea – che sembra esclusa è imparare dall’unica volta in cui, nei 120 anni di storia del partito, ci siamo riusciti. I governi che hanno successo non iniziano con una gara di personalità. Né con una questione politica, come ad esempio “come possiamo salvare il Paese” dalle riforme. Iniziano con un’idea, un progetto, uno scopo di governo, un’analisi di ciò che non funziona e un piano per porvi rimedio». Il cambio suggerito da Blair (supportare Trump)«Sì, la Gran Bretagna ha bisogno di un cambiamento radicale, ma la difficoltà (non solo in Gran Bretagna) è che troppo spesso le persone di buon senso non sono radicali, e le persone radicali non sono di buon senso», sottolinea Blair. E suggerisce una sua ricetta: facilitare la crescita delle imprese legate all’intelligenza artificiale, invertire la politica energetica del Mare del Nord e apportare modifiche fondamentali al sistema di welfare, oltre a ricucire i rapporti con la Casa Bianca. «Il nostro declino non è inevitabile. La Gran Bretagna possiede ancora enormi punti di forza, un popolo di grande talento e un residuo rispetto nel mondo. Ma dobbiamo dimostrare di comprendere come sta cambiando il mondo e quale dovrebbe essere il nostro ruolo al suo interno. Ciò richiede, a sua volta, un cambiamento fondamentale nella nostra politica attuale», conclude Blair.L'articolo Tony Blair e la mazzata finale su Starmer: il Partito Laburista deve salvarsi da sé stesso proviene da Open.