Tasse, taglio da mille euro per chi produce

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Dopo anni di bonus, detrazioni e micro-interventi pensati quasi esclusivamente per le fasce più basse, nel centrodestra torna finalmente a farsi strada un tema diverso: alleggerire le tasse su quel ceto produttivo che continua a finanziare l’intero sistema. L’ipotesi allo studio del governo è quella di estendere lo scaglione Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito, rispetto agli attuali 50mila. Tradotto: i redditi compresi tra 50mila e 60mila euro non verrebbero più tassati al 43%, ma al 33%, con un beneficio che può arrivare fino a 1.000 euro annui aggiuntivi per milioni di contribuenti.A rilanciare il tema è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che durante il Festival dell’Economia di Trento ha spiegato che “l’obiettivo è fare un altro passo sulla riduzione dell’Irpef, portando lo scaglione della seconda aliquota Irpef da 50mila a 60mila euro di reddito”, compatibilmente con le risorse disponibili nella prossima manovra.Dopo anni di assistenzialismo, dare respiro a chi produceIl punto politico è evidente. Nei primi anni della legislatura gran parte delle risorse è stata assorbita da misure indirizzate alle fasce economicamente più fragili, spesso replicando una logica redistributiva che il centrodestra aveva promesso di superare.Ora però il tema non può più essere rinviato: il ceto medio-alto italiano è tra i più tartassati d’Europa e continua a sostenere un carico fiscale sproporzionato. Professionisti, dirigenti, quadri, imprenditori e lavoratori altamente qualificati sono quelli che finanziano welfare, bonus e spesa pubblica, salvo poi ricevere pochissimo in cambio.Anche un alleggerimento da mille euro l’anno non cambierebbe la vita a chi guadagna 70 o 80mila euro, ma avrebbe un enorme valore politico e simbolico: significherebbe finalmente riconoscere che chi produce reddito non può essere trattato esclusivamente come un bancomat fiscale.Quanto costerebbe davvero la misuraLa cifra circolata nelle ultime settimane è quella di circa 5 miliardi di euro. In realtà il dato va interpretato correttamente, perché comprende sia il precedente taglio dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, sia l’eventuale estensione fino a 60mila.La parte già realizzata è costata circa 2,8 miliardi annui. Il vero costo aggiuntivo dell’allargamento della soglia sarebbe quindi molto più contenuto.Secondo le simulazioni elaborate sui dati Mef, l’operazione avrebbe un impatto complessivo vicino a 1,9 miliardi di euro, una cifra decisamente inferiore rispetto ad altre misure assistenziali finanziate negli ultimi anni con molta meno prudenza.Chi prenderebbe davvero i mille euroLa misura interesserebbe circa 2,3 milioni di contribuenti compresi tra 50mila e 200mila euro di reddito. La fascia tra 60mila e 200mila euro comprende circa 1,56 milioni di persone che otterrebbero il beneficio pieno da 1.000 euro annui. Per chi invece si colloca tra 50mila e 60mila euro il vantaggio crescerebbe progressivamente in base al reddito dichiarato.Le elaborazioni basate sulle distribuzioni Mef mostrano che in questa fascia intermedia il beneficio medio sarebbe attorno ai 440 euro annui, mentre chi supera i 60mila arriverebbe al massimo teorico previsto dalla riforma.Una riforma sostenibile anche politicamenteC’è poi un altro elemento che rende la misura molto più sostenibile di quanto sembri. Il numero dei contribuenti cala drasticamente man mano che si sale di reddito. È per questo che intervenire sopra i 50mila euro costa molto meno rispetto ai tagli generalizzati sulle fasce più basse.La platea è relativamente ristretta ma rappresenta una parte fondamentale del gettito fiscale italiano. In sostanza, con meno di 2 miliardi lo Stato potrebbe alleggerire la pressione fiscale su quella fascia che versa già gran parte dell’Irpef nazionale.Inoltre il meccanismo attuale prevede già una sterilizzazione oltre i 200mila euro attraverso il taglio delle detrazioni fiscali. Questo significa che il governo potrebbe mantenere l’impianto esistente senza allargare ulteriormente il costo della misura.Il centrodestra si gioca la partita con il suo elettoratoLa questione ormai è soprattutto politica. Per anni il messaggio rivolto al ceto produttivo è stato semplice: pagare sempre di più per finanziare trasferimenti, bonus e sussidi.Una riduzione strutturale dell’Irpef sui redditi medio-alti segnerebbe invece un cambio di paradigma. Non soltanto perché lascerebbe più soldi a chi lavora e produce ricchezza, ma anche perché riporterebbe il centrodestra sul terreno che storicamente gli appartiene: meno tasse, meno redistribuzione e più valorizzazione del merito e del lavoro qualificato.Ed è difficile ignorare anche l’aspetto elettorale. Continuare a concentrare quasi tutte le risorse sui percettori di sussidi rischia di alienare proprio quella parte di elettorato che storicamente sostiene il centrodestra. Al contrario, dare finalmente respiro fiscale a chi tiene in piedi il sistema potrebbe diventare uno degli interventi più popolari dell’intera legislatura.Enrico Foscarini, 24 maggio 2026L'articolo Tasse, taglio da mille euro per chi produce proviene da Nicolaporro.it.