Come funziona il pellegrinaggio alla Mecca che quest’anno attirerà 1,6 milioni di fedeli musulmani in Arabia Saudita

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Anche quest’anno si avvicina la data di inizio del pellegrinaggio alla Mecca, in Arabia Saudita, che si svolgerà tra l’8° e il 12° giorno dell’ultimo mese del calendario islamico: il mese di dhū’l-ḥijja, cominciato il 19 maggio. Dal 25 al 29 maggio, i fedeli musulmani saranno impegnati in rituali e preghiere molto sacri, dalla circumambulazione della Kaaba fino al Giorno del Sacrificio. 1,6 milioni di fedeli hanno raggiunto da giorni la città saudita, diretti verso Al-Masjīd al-Ḥarām, la grande moschea. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Islamic Quotes and Muslim News (@islamify)Il valore della Mecca per i musulmaniIl pellegrinaggio musulmano, chiamato hajj, è inscindibile da Mecca, luogo in cui è nato il Profeta, ed è il quinto pilastro dell’islam. Per comprendere l’importanza che questo luogo e il ritorno ad esso rivestono per i musulmani, è indispensabile conoscere la storia dell’emigrazione, la hijra, del profeta a Medina, l’evento che diede origine all’inizio del calendario islamico nel 622 d.c. Maometto era infatti stato costretto ad andarsene a causa del culto monoteista che promuoveva, in un periodo in cui Mecca era abitata da tribù beduine che praticavano culti animisti. La città ospita la Kaaba (“cubo” in arabo), che si ritiene fosse stata fondata da Abramo e dal figlio Ismaele, anche se il Corano sottolinea soprattutto il loro contributo nella sua ricostruzione dopo il diluvio universale. Si tratta del luogo più sacro del Pianeta per ogni musulmano: è una costruzione alta 13 metri, ricoperta da un drappo di seta nera chiamato kiswah, ricamato con versetti del Corano in filo d’oro. Ognuna delle cinque preghiere giornaliere eseguite da qualunque fedele nel mondo viene fatta rivolgendosi nella sua direzione. Già ai tempi di Maometto e dei culti pagani era diffusa la circumambulazione attorno al monumento, ripetuta sette volte e in uno stato di purezza rituale.Il primo pellegrinaggio di MaomettoMaometto passò anni a consolidare la sua influenza a Medina, continuando a combattere per poter fare ritorno alla sua città natale, Mecca. Ci riuscì nel 629 d.C. quando entrò nella città e ordinò la distruzione di tutti gli idoli pagani che circondavano il santuario della Kaaba. Si dice che in tale occasione avesse protetto con le sue stesse mani le icone di Maria e di Gesù poste su una colonna. Tre anni dopo, compì per la prima e unica volta il pellegrinaggio nella sua forma tramandata e replicata oggi. Il Corano riporta che in quell’occasione avesse ricevuto la rivelazione del sommo compiacimento divino e del perfezionamento del culto islamico: «In questo giorno vi ho resa perfetta la vostra religione e ho compiuto su voi i miei favori, e mi è piaciuto darvi come religione l’islam».Chi fa il pellegrinaggioI musulmani, sia uomini sia donne, devono compiere, se possono, il pellegrinaggio a Mecca almeno una volta nella vita. Sono però indicate delle condizioni: devono godere di una robusta costituzione, essere dotati di mezzi sufficienti, anche pecuniari, per affrontare il viaggio e per mantenere la famiglia durante la loro assenza. Sono esentati invece i malati di mente, i minori e le donne che non hanno familiari maschi che possano accompagnarle.Come si svolge il pellegrinaggioIl rituale del pellegrinaggio è molto articolato ed erroneamente spesso associato solo all’immagine della circumambulazione attorno alla Kaaba, all’interno di Al-Masjīd al-Ḥarām, la grande moschea. In realtà quest’ultima costituisce solo una delle sue fasi. Nei giorni precedenti l’inizio del pellegrinaggio, i pellegrini eseguono infatti il ṭawāf e il sa’y. Il primo corrisponde al percorso circolare intorno alla Kaaba: 7 giri in senso antiorario in ricordo degli angeli che stanno in cerchio attorno al trono di Dio. Dopo ogni passaggio, i fedeli baciano e toccano la Pietra Nera, anche se la maggior parte di loro, visto l’enorme numero di persone, fa solo un cenno verso di essa. Il sa’y, invece, prevede il raggiungimento dello spazio compreso tra le colline di Ṣafā e Marwa, dove i pellegrini eseguono una corsa avanti e indietro per sette volte tra un’altura e l’altra, che simboleggia la corsa di Agar, madre di Ismaele, figlio di Abramo, in cerca di acqua per quest’ultimo. Un volta finito il tragitto, anche i pellegrini bevono l’acqua benedetta della fonte di zamzam. L’inizio del vero pellegrinaggioSolo dopo questi due rituali ha veramente inizio il pellegrinaggio, l’8° giorno del mese didhū’l-ḥijja, con la partenza per Mina, a 8 km da Mecca, dove i fedeli si raccolgono in una giornata di preghiera. Il 9° giorno del mese è definito yawm al-wuqūf (“il giorno di sosta” in arabo) e prevede una visita ad Arafāt tra mezzogiorno e il tramonto, partendo da Mina. In questo giorno, i fedeli recitano più volte la solenne preghiera «Eccomi a Te, o Dio, eccomi a Te», per poi trascorrere la notte all’aperto a Muzdalifa, dove devono raccogliere 49 piccole pietre che serviranno per il rituale dei giorni successivi (7 per il primo giorno, 21 per il secondo e altre 21 per il terzo). Si tratta di Rami, il “rito della lapidazione”, con il lancio di sassolini contro le tre steli di granito in ricordo del luogo in cui Abramo lanciò per scacciare Satana e si svolge il 10°, 11° e 12° giorno a Mina. Il 10° giorno è anche dedicato allo Yawm al-Nahr, il “Giorno del sacrificio”, e prevede, dopo Rami, nella località di Muzdalifa, il sacrificio (in arabo qurbani) di animali come cammelli, mucche e montoni. Il 14° e 15° giorno, dopo il rituale della rasatura, è previsto il ritorno alla Mecca per svolgere l’ultima circumambulazione, il Tawaf al-Ifadha, intorno alla Kaaba e un altro circuito di sa’y come parte conclusiva dei rituali del Hajj.I pellegrini musulmani si radunano sul monte Arafat durante il pellegrinaggio Hajj del 2025 | Ansa/STRINGERPurezza rituale e vestiarioAgli uomini è raccomandato di vestirsi con due pezzi di tessuto non cuciti: uno cinto in vita, che li copre dall’ombelico alle ginocchia, e uno appoggiato sulla spalla sinistra. Alle donne, viene invece richiesto che siano coperte dai polsi ai piedi, con il volto scoperto e i capelli nascosti. Inoltre, tutti i pellegrini devono presentarsi alla Mecca in condizione di iḥram, ovvero di purezza rituale: devono astenersi dall’avere rapporti sessuali, tagliarsi unghie e capelli, usare il profumo, litigare ed essere violenti. Il dettaglio dei capelli è interessante, in quanto a conclusione del pellegrinaggio, gli uomini procedono con la completa rasatura dei capelli, mentre le donne si tagliano una piccola ciocca. Inoltre, i pellegrini che completano con successo e rigore il viaggio, guadagnano il titolo di rispetto di ḥajjī.Il sistema di distribuzione dell’acqua di Zamzam nella Grande Moschea a Mecca | fonte: alriyadhdaily.comIl significato del ḥajj per i fedeli musulmaniIl pellegrinaggio riveste diversi significati: dal ritorno a casa – la casa di Abramo – alla riscoperta della fede e della preghiera in comunità. Ritengono inoltre che vedere la Kaaba in questa vita sia la promessa di vedere il volto di Dio nell’altro mondo.I numeri previsti per quest’annoQuest’anno i riti centrali del pellegrinaggio si svolgeranno tra il 25 e il 29 maggio e le autorità riportano l’arrivo di circa 1,5 milioni di fedeli dall’estero, leggermente in calo rispetto all’1,7 e 1,8 degli ultimi anni. Dal 1987 i paesi membri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica accordano a ogni Stato una quota massima di pellegrini, per permettere a più fedeli possibile di partecipare al pellegrinaggio almeno una volta nella vita. La quota è calcolata non solo in base al numero di fedeli per Paese, ma anche alle relazioni tra Arabia Saudita e lo Stato in questione. Quest’anno, i primi sei Stati per quote di pellegrini saranno: Indonesia (221.000), Pakistan (180.000), India (175.000), Bangladesh (127.000), Nigeria (95.000) e Iran (87.550), anche se alcune stime riportano che da quest’ultimo siano arrivati a malapena 30.000 fedeli.Un’organizzazione complessaIl pellegrinaggio costituisce ogni anno un’impresa logistica molto complessa per l’Arabia Saudita: il direttore della pubblica sicurezza e presidente del comitato per la sicurezza dell’Hajj, il tenente generale Mohammed Al-Bassami, ha spiegato che i piani di gestione della folla si concentrano sull’organizzazione dei flussi di movimento, sulla distribuzione della densità della folla e sulla riduzione al minimo della sovrapposizione dei percorsi. Le autorità avrebbero smantellato negli ultimi giorni 217 campagne per il pellegrinaggio alla Mecca non autorizzate e respinto 7733 persone che violavano le leggi nel tentativo di entrare illegalmente alla Mecca. Hanno inoltre negato l’ingresso a 366.000 persone non autorizzate ai punti di accesso e intercettato migliaia di veicoli non autorizzati utilizzati per il trasporto dei trasgressori.L'articolo Come funziona il pellegrinaggio alla Mecca che quest’anno attirerà 1,6 milioni di fedeli musulmani in Arabia Saudita proviene da Open.