Iran. Il mosaico etnico e religioso che influenza la stabilità del Paese

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di Shorsh Surme –L’Iran è considerato uno dei Paesi più eterogenei del Medio Oriente dal punto di vista demografico, sia sul piano etnico sia su quello religioso, con una popolazione stimata intorno ai 92 milioni di abitanti nel 2025. Questa diversità riflette una complessa stratificazione storica e geografica che ha plasmato la struttura dello Stato e della società, continuando a rappresentare un fattore determinante nelle dinamiche di stabilità e nella politica interna.La mappa demografica mostra che i persiani costituiscono il gruppo etnico più numeroso, con una percentuale compresa tra il 50% e il 61% della popolazione. Sono concentrati soprattutto nelle regioni centrali, meridionali e settentrionali, tra cui Teheran, Isfahan, Fars, Yazd, Kerman e Khorasan Razavi, e rappresentano la spina dorsale dello Stato, sia per la lingua ufficiale, il persiano, sia per il predominio culturale e amministrativo.Il secondo gruppo etnico per dimensioni è quello azero, che rappresenta tra il 16% e il 24% della popolazione. Gli azeri sono concentrati nel nordovest, in particolare nelle province dell’Azerbaigian orientale e occidentale, ad Ardabil e a Zanjan, con una presenza significativa anche a Teheran. Questo gruppo esercita un’influenza economica e politica rilevante grazie alla forte integrazione nelle istituzioni statali.I curdi costituiscono circa il 10% della popolazione e vivono principalmente nelle province occidentali del Kurdistan, di Kermanshah e di Ilam, con estensioni nell’Azerbaigian occidentale e nel Khorasan settentrionale. Si distinguono per lingua e cultura proprie, e le loro regioni sono state storicamente teatro di tensioni legate a rivendicazioni nazionaliste.Altri gruppi etnici includono i lur, circa il 6% della popolazione, presenti nel Lorestan e nelle aree montuose circostanti, gli arabi, tra il 2% e il 3%, concentrati nel Khuzestan, i baluchi, circa il 2%, nel Sistan e Baluchestan, e i turkmeni nel nordest. A questi si aggiungono gruppi minori come i qashqai e gli abitanti del Mazandaran, contribuendo a un mosaico demografico particolarmente articolato.Dal punto di vista religioso, l’Iran è caratterizzato da una netta maggioranza sciita, che rappresenta tra il 90% e il 95% della popolazione. Gli sciiti sono presenti nella quasi totalità del territorio, soprattutto nelle regioni centrali, meridionali e settentrionali, e costituiscono il fondamento dell’attuale sistema politico.I musulmani sunniti, che rappresentano tra il 5% e il 10% della popolazione, sono invece concentrati nelle periferie geografiche: i baluchi nel Sistan e Baluchestan, i curdi nel Kurdistan, i turkmeni nella provincia di Golestan, oltre a comunità minori nell’Hormozgan e nell’Azerbaigian occidentale.Questa distribuzione evidenzia una forte sovrapposizione tra identità etnica e appartenenza religiosa. Molte minoranze etniche sono infatti anche sunnite, condizione che amplifica la loro distanza dall’autorità centrale, a maggioranza sciita. Le minoranze non musulmane, come cristiani armeni e assiri, ebrei e zoroastriani, sono concentrate nelle principali città, tra cui Teheran e Isfahan, e rappresentano una quota molto ridotta della popolazione.La diversità etnica e religiosa dell’Iran è prevalentemente periferica: curdi a ovest, azeri a nordovest, turkmeni a nordest, baluchi a sudest e arabi a sudovest. Al contrario, il centro geografico del Paese è dominato dal nazionalismo persiano e dall’islam sciita.Questa configurazione ha implicazioni strategiche rilevanti, poiché molte regioni periferiche confinano con Paesi con cui condividono legami etnici o religiosi, come Turchia, Iraq, Azerbaigian e Pakistan, favorendo potenziali influenze transfrontaliere.La demografia iraniana rappresenta quindi un elemento chiave per comprendere la natura del sistema politico e il comportamento dello Stato. Le sue principali conseguenze riguardano la sovrapposizione etnico religiosa, le disparità di sviluppo e il diverso livello di integrazione delle minoranze.Le principali minoranze etniche, come curdi, baluchi e turkmeni, sono in larga parte sunnite, una condizione che accresce la loro sensibilità verso un’autorità centrale sciita e aumenta il potenziale di proteste o disordini.Le regioni abitate dalle minoranze soffrono inoltre di un marcato ritardo economico rispetto al centro del Paese, in particolare il Sistan e Baluchestan e il Kurdistan. Ciò alimenta sentimenti di marginalizzazione che possono sfociare in tensioni sociali o movimenti di protesta.Il livello di integrazione dei gruppi etnici varia infine notevolmente. Gli azeri, ad esempio, godono di una rappresentanza politica ed economica più ampia e risultano meno inclini alla protesta rispetto ai curdi o ai baluchi. Questo riflette una strategia statale di contenimento selettivo.