Quando c’era LVI non prendevano manco un voto

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Tutti a ridere del generale Roberto Vannacci che a Venezia, la città più importante andata ieri al voto, ha preso meno di mille voti per un magrissimo zerovirgola per cento. Ok. Però visto che la città lagunare era data da tutti i sondaggisti e dai grandi commentatori come più che contendibile, a dire il vero quasi sicuramente da vittoria per il centrosinistra, a sorprendere non è tanto lo scarso appeal di Futuro Nazionale quanto il fatto che nonostante le grandi interviste e le roboanti campagne elettorali anti-Meloni, alla fine Matteo Renzi ha raccolto poco più (se non poco meno) del generalissimo.I numeri non mentono mai. FnV ha racimolato 813 voti (0,74%) mentre la “Venezia Riformista” appena 1446. Il doppio? Non esattamente, visto che l’ammucchiata centrista era composta da Psi, +Europa, Radicali Venezia Riformista e Italia Viva: in pratica, fatta la media, parliamo di 360 voti a partito. Spicciolo più, spicciolo meno. Quindi la metà del vannacciano.Eppure Matteo Renzi è da settimane che naviga sulla cresta dell’onda comunicativa. Tutti lo intervistano. Tutti lo ascoltano. I grandi notisti politici lo apprezzano, vista la sua spigliata capacità comunicativa. Italia Viva ha imbroccato una campagna mediatica, complice anche l’autogol di Fratelli d’Italia, piazzando qua e là qualche cartellone su “quando c’era lei”, intesa Meloni, elencandone i demeriti politici. Il punto è che come tutte le onde, sale sale e poi alla fine si rivela ciò che è: acqua. E infatti benché Matteo rivendichi le “vittorie” di ieri alle amministrative (“I primi dati dicono che abbiamo triplicato gli eletti, molto bene!”; “Il centrosinistra recupera da subito Pistoia, Avellino e forse Agrigento ma perde Reggio Calabria. Per capire chi avrà vinto e perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni”), la verità è che la sconfitta di Venezia brucia come non mai.C’era anche Renzi infatti tra i leader nazionali calati in laguna a sostenere Martella. Tutti sapevano che quella era “la” sfida, l’unica che contasse davvero, per Schlein addirittura capace di dare la spallata definitiva al governo Meloni. Diceva l’ex premier: “La partita più importante è quella di Venezia dove Italia Viva sostiene Andrea Martella e il centrosinistra. Andrea sarà un ottimo sindaco per questa città patrimonio del mondo”. Le cose sono andate malino. Perché quando c’era LVI poi non è che i voti arrivino a fiotti…Il Corsaro Nero, 26 maggio 2026L'articolo Quando c’era LVI non prendevano manco un voto proviene da Nicolaporro.it.