Il 22 maggio 2026 un drone ucraino – equipaggiato con componentistica occidentale e pezzi prodotti in Italia – ha colpito uno studentato nella città di Starobilsk, nella regione di Lugansk, nel Donbass sotto controllo russo. Il bilancio è di 21 studenti morti e 41 feriti. Una strage di civili, per lo più minorenni, della quale in Italia non è apparsa praticamente alcuna notizia.Qui la notizia riportata da Inside Over: https://it.insideover.com/guerra/ucraina-la-russia-ha-perso-la-pazienza-si-va-allescalation.htmlIl silenzio dei media italianiL’attacco è avvenuto in un momento particolarmente delicato: Vladimir Putin aveva da poco dichiarato la disponibilità russa a una soluzione negoziata del conflitto. L’episodio ha provocato una durissima rappresaglia di Mosca su Kiev, che ha incluso anche l’impiego di un missile ipersonico Oreshnik. Sui giornali italiani si è parlato quasi esclusivamente della risposta militare russa, senza menzionare l’attacco che l’aveva scatenata.Il corrispondente de La Stampa a Starobilsk: le foto ci sono, l’articolo noIl 24 maggio, appena due giorni dopo la strage, il giornalista Giovanni Pigni, corrispondente de La Stampa dalla Russia, si è recato a Starobilsk nel quadro di un press tour organizzato dalle autorità russe. Sulla scena, Pigni ha descritto la distruzione come “orribile” e “immensa”, ha confermato che si trattava di un college e che studenti erano morti, e sul suo profilo X ha pubblicato foto personali delle macerie – vestiti, fotografie, effetti personali degli studenti – dichiarando di non aver rilevato alcuna presenza militare sul posto.Il suo articolo, tuttavia, non è mai stato pubblicato sul quotidiano. Il giornale ha inviato il proprio corrispondente, ha ricevuto la sua testimonianza diretta, e ha scelto di non darla alle stampe.Un precedente: la foto rubata di Donetsk e la difesa in tvNon è la prima volta che La Stampa finisce al centro di una simile controversia. Durante un reportage a Donetsk, un missile Tochka-U era caduto davanti a una banca del centro città, uccidendo tra le 20 e le 30 civili in fila. Le immagini della carneficina – scattate da un fotografo dell’agenzia Tass e non pagate dalla testata – furono pubblicate dal giornale senza alcuna indicazione che il fatto si fosse svolto in zona filorussa, circondate da articoli sui bombardamenti russi in Ucraina. Il lettore era indotto a credere che fossero vittime ucraini colpiti dai russi.La vicenda arrivò fino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove il giornalista autore del reportage originale fu convocato a testimoniare. L’allora direttore del quotidiano Massimo Giannini fu costretto a intervenire pubblicamente nel programma di Lilli Gruber per giustificarsi, in quella che è rimasta una delle pagine più discusse del giornalismo italiano sulla guerra in Ucraina.Propaganda di guerra e conflitti dimenticatiSullo sfondo si allarga un quadro ancora più preoccupante. Agli attacchi in Ucraina si sommano le immagini quotidiane che arrivano da Gaza, Libano, Cisgiordania e Siria – civili uccisi, bambini feriti, famiglie distrutte – quasi del tutto assenti dal dibattito pubblico italiano. Nel frattempo, un nuovo attacco statunitense ha colpito Bandar Abbas, porto strategico sullo stretto di Hormuz, mentre sono in corso colloqui diplomatici con Teheran. L’Iran ha risposto con un attacco a una base americana in Kuwait.La sensazione, per chi segue da vicino questi teatri di guerra, è che si continuino ad accumulare elementi di instabilità in un contesto già saturo di tensione – con un’informazione mainstream che, schierata o semplicemente reticente, fatica sempre più a restituire una lettura equilibrata dei fatti.The post La notizia oscurata de La Stampa: “Ecco la strage di innocenti che non vuole mostrarvi”| Giorgio Bianchi appeared first on Radio Radio.