Con le prime ondate di caldo intenso i pronto soccorso iniziano a registrare un incremento degli accessi legati agli effetti del calore, soprattutto tra anziani e persone fragili. Ma per Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), il nodo principale non riguarda tanto l’emergenza ospedaliera quanto la tenuta dell’assistenza territoriale e l’organizzazione del lavoro nei mesi estivi.I protocolli delle Regioni per il caldo “Il ministero della Salute ha fornito delle linee guida finalizzate a creare percorsi specifici per la gestione dell’emergenza caldo”, spiega Riccardi. “Ogni Regione, sulla base di queste indicazioni, ha definito il proprio modus operandi. In Liguria, ad esempio, abbiamo uno specifico ‘codice calore’ che viene riconosciuto immediatamente al triage o al momento della visita. Esiste quindi un percorso codificato specifico per questi pazienti”. I soggetti più a rischioA preoccupare maggiormente il presidente della Simeu sono i lavoratori esposti alle alte temperature, ma soprattutto gli anziani con patologie croniche. “Le persone socialmente attive che devono lavorare esposte alle alte temperature possono essere tutelate soprattutto con un adeguamento degli orari di lavoro”, osserva. “L’altro problema molto più rilevante riguarda gli anziani, per i quali il caldo rappresenta un peggioramento della cronicità e delle fragilità abituali. Sono pazienti che più facilmente d’estate raggiungono il pronto soccorso”.L’aumento degli accessi al pronto soccorso Gli arrivi dei pazienti stanno effettivamente aumentando, anche se il quadro resta ancora sotto controllo. “C’è un aumento, ma non è ancora così rilevante da complicare il lavoro dei pronto soccorso”, sottolinea. Nei periodi di temperature elevate persistenti per più giorni, invece, “si registra un aumento degli accessi tra il 10 e il 20% in alcune Regioni”.Una fase di transizione per la medicina territoriale Per Riccardi, però, molti di questi casi dovrebbero essere intercettati prima dell’arrivo in ospedale. “Interventi del genere non dovrebbero neanche interessare l’emergenza-urgenza: andrebbe potenziata l’assistenza domiciliare integrata per i pazienti anziani, così come l’assistenza tramite infermieri di comunità e ospedali di comunità. Ma siamo ancora in una fase di transizione”.Sul fronte organizzativo il problema principale resta la carenza di personale, inparticolarenei mesi estivi. “Quello che deve cambiare nell’organizzazione del pronto soccorso è l’adeguamento degli organici”, avverte. “Quando d’estate, con le ferie obbligatorie, manca il 20-30% del personale necessario, diventa difficile dare risposte organizzate”.Come soccorrere chi ha un maloreRiccardi ricorda infine cosa fare in caso di malore causato dal caldo. “Bisogna posizionare la persona il più possibile in un punto fresco, ma prima di tutto valutare stato di coscienza e reattività”, spiega. “Se non ci sono alterazioni dello stato di coscienza, si può far bere una bevanda non troppo fredda, non gassata e non zuccherata, per reintegrare i liquidi. Ma al primo segnale di confusione mentale – conclude – il paziente deve essere affidato immediatamente all’emergenza-urgenza”.Questo articolo Caldo e accessi al pronto soccorso: la risposta delle Regioni proviene da LaPresse