Una turista colombiana di 32 anni ha vissuto tre giorni di puro terrore in un palazzo abbandonato a Tor Cervara, periferia est della Capitale. Adescata vicino alla stazione, è stata sequestrata, drogata, minacciata di morte e ripetutamente violentata da cinque uomini. È riuscita a fuggire seminuda, chiedendo aiuto a un passante. La Polizia ha arrestato i responsabili: sono Saidykhan Lamin (29 anni, Gambia), Karamba Kanteh (38 anni, Gambia), Harouna Traore (43 anni, Mali), Isibor Wisdom (29 anni, Nigeria) e Paul Nwabueze (39 anni, Nigeria). Tutti clandestini e tutti più volte espulsi, con precedenti.Nel palazzo occupato vivevano altri 29 irregolari. La vittima ha raccontato di aver incrociato lo sguardo di alcune donne presenti, implorando aiuto. Nessuna reazione. Un’indifferenza che ha reso ancora più amara e traumatica la violenza subita. Una connivenza verso la violenza che dovrebbe spingere ad un’analisi che va oltre i cinque stupratori e che andrebbe a configurare una complicità totale di tutti i clandestini nello stabile fatiscente. Fin qui, comunque, la cronaca nuda e cruda di un fatto gravissimo.Ciò che colpisce di più, però, è il trattamento mediatico e il silenzio di chi sistematicamente si erge a paladino contro ogni episodio di violenza contro le donne. Gran parte della stampa mainstream ha riportato la notizia in modo asettico, diluendo o omettendo elementi centrali: lo status di irregolari degli aggressori, i loro Paesi d’origine, i decreti di espulsione ignorati e il contesto di un palazzo trasformato in un covo abitato da decine di clandestini. Titoli generici come “turista violentata in stabile abbandonato” prevalgono, con uno scarsissimo approfondimento (evidentemente intenzionale) sulle dinamiche dell’accaduto, senza mai porre il focus sull’immigrazione incontrollata e sulla mancanza di sicurezza nelle grandi città. L’ipocrisia più totale.E ancora più eclatante è il silenzio delle associazioni femministe. Quelle stesse realtà che quotidianamente denunciano il patriarcato, la cultura dello stupro made in Italy e invocano mobilitazioni di piazza per casi di femminicidio o violenze domestiche, in questo episodio sono rimaste assenti. Quelle che hanno tappezzato Genova di volantini antiviolenza per il raduno degli alpini oggi tacciono. Un vuoto apparentemente inspiegabile: perché per l’ennesima volta la stessa indignazione che si scatena rapidamente quando l’aggressore è italiano sembra evaporare quando i responsabili sono clandestini africani?Leggi anche: Così la violenza contro le donne sta diventando normalitàLa violenza sulle donne non dovrebbe essere sempre inaccettabile, indipendentemente dall’origine dell’autore? Se il patriarcato è un sistema culturale da combattere ovunque, perché diventa improvvisamente invisibile quando si manifesta in contesti di degrado causati dall’immigrazione irregolare? Perché certi giornali e attiviste, che vedono machismo e oppressione in tutte le quisquilie della società occidentale, faticano a condannare con la stessa forza abusi commessi da individui arrivati illegalmente e mai integrati?Il caso della turista colombiana è l’ennesimo specchio che riflette quanto certi movimenti non siano utili a garantire davvero un dibattito sulle tematiche di violenza, ma meri comitati politici.Alessandro Bonelli, 30 maggio 2026L'articolo Stuprata dai clandestini. Ma le femministe la schifano proviene da Nicolaporro.it.