L’umanità smarrita nell’era del potere e del progresso

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di Shorsh Surme – Non sono un ricercatore di economia o di diritto, né appartengo al mondo della politica. Non mi occupo nemmeno dello sviluppo delle tecnologie moderne. Mi considero, piuttosto, un osservatore dell’umanità in un’epoca in cui il progresso ha accresciuto il potere dell’uomo, ma ha spesso impoverito i valori che dovrebbero definirlo. Cerco di restare umano su un pianeta che sembra misurare tutto in termini di forza, influenza e dominio.Nonostante il ritmo frenetico di un’epoca segnata da innovazioni straordinarie e tecnologie sempre più avanzate, ho sempre creduto che la felicità non dipenda dal potere. Eppure il mondo contemporaneo sembra inseguire proprio questo obiettivo: accumulare potere nella convinzione che esso possa garantire benessere e sicurezza. Una pace apparente che, troppo spesso, poggia su arsenali, distruzione e morte.Nel corso della mia vita ho cercato di superare le mie fragilità senza lasciarmi sedurre dall’ossessione del controllo. Tuttavia una domanda ha continuato a tormentarmi: sarei felice anch’io se diventassi potente? Da questo interrogativo ne sono nati molti altri. Il potere di un essere umano può giustificare la distruzione di un altro? Perché tanta devastazione nella ricerca di un dominio che spesso si rivela illusorio? Come possiamo definirci umani se sembriamo aver smarrito l’umanità che dovrebbe caratterizzarci?Viviamo in una società che condanna il razzismo, ma che spesso tollera altre forme di discriminazione e disuguaglianza. Parliamo di libertà, ma assistiamo all’incatenamento dell’umanità sotto il peso dell’odio, della violenza e della ricerca incessante del potere. Ci chiediamo dove sia la libertà, dimenticando che essa nasce dall’umanità stessa. Forse viviamo in un mondo diventato più potente, ma non più libero.Ci vantiamo delle nostre invenzioni, dei progressi scientifici e delle conquiste tecnologiche. Celebriamo la civiltà e la modernità, mentre assistiamo alla distruzione dell’uomo per mano dell’uomo. Si continua a parlare di pace attraverso le armi, invece di fare della pace un principio concreto e duraturo.In un mondo che proclama solidarietà, cooperazione e valori umani, disponiamo di mezzi e risorse sufficienti per aiutare chi è in difficoltà. Eppure il divario continua ad allargarsi: i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri. A volte persino chi proviene dalla miseria sfrutta la sofferenza altrui per arricchirsi, contribuendo a perpetuare un sistema che sacrifica i più deboli sull’altare del profitto.Fatico a comprendere fino a che punto l’avidità abbia plasmato il comportamento umano. Nella ricerca del lusso e dell’accumulo materiale, l’uomo è spesso diventato nemico del proprio simile. In molte regioni del mondo sono state versate innumerevoli gocce di sangue per interessi economici e risorse strategiche. Da qui nasce una convinzione amara: il mondo continua a essere governato dalla legge del più forte. I potenti dominano, i deboli lottano per sopravvivere e milioni di persone vivono all’ombra dell’umiliazione e della dipendenza.Nel tentativo di sopravvivere in questa realtà abbiamo dimenticato che l’essere umano dovrebbe essere guidato prima dall’amore che dal potere, dalla coesistenza più che dalla competizione. Oggi, però, l’amore viene spesso ridotto a un impulso, privato della sua dimensione più profonda. Mentre gli esseri umani continuano a riprodursi, l’umanità sembra lentamente spegnersi.La ricerca del potere e del possesso ha preso il sopravvento sui valori che dovrebbero unirci. Abbiamo smarrito la strada e modificato il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. La domanda resta aperta: chi impedirà all’umanità di aggravare ulteriormente questa crisi? L’umanità stessa saprà ritrovare la propria coscienza? E soprattutto, è ancora possibile recuperare almeno una parte di quell’umanità che abbiamo contribuito a distruggere con le nostre stesse mani?