Passaggi generazionali delle imprese familiari: una questione di intelligence?

Wait 5 sec.

Nel nostro Paese, tra i tanti problemi ce n’è uno particolarmente rilevante ma del quale si parla pochissimo: il grande passaggio generazionale che l’Italia si trova ad affrontare. Infatti, si stima che nei prossimi vent’anni verranno trasferiti 400 miliardi di euro di patrimonio e l’Italia è la Nazione dove questo fenomeno assume probabilmente una delle proporzioni più rilevanti a livello mondiale. Ciò accade perché oltre il 60% delle pmi ha ancora alla guida un fondatore o un suo immediato discendente. La maggior parte di queste non ha una pianificazione successoria e i dati indicano che solo nel 30% delle imprese familiari avviene con successo il passaggio dalla prima alla seconda generazione, mentre solo il 12% sopravvive alla terza.Molte di queste aziende operano in settori strategici per il Paese e rischiano di finire in mani estere non per una scelta deliberata, ma semplicemente perché non sono state preventivamente predisposte adeguate alternative quando arriva il momento del passaggio. Il nostro Paese ha predisposto il Golden Power e recepito la direttiva europea NIS2, due pilastri normativi per proteggere le infrastrutture critiche e gli asset strategici nazionali.Ma la mancanza di alternative nei passaggi generazionali è un vuoto che il golden power difficilmente riesce a intercettare, perché interviene troppo tardi e su soglie troppo alte, anche se va evidenziato che la direttiva NIS2 ha incluso alcune categorie di aziende nei settori critici, anche se restano ancora escluse molte realtà di medie dimensioni. Attraverso attività di intelligence potrebbe essere utile costruire preventivamente una mappatura delle Pmi familiari italiane che rientrano in questa categoria di vulnerabilità, ovvero individuare aziende in settori strategici con imprenditori in età avanzata e senza una successione definita.L’obiettivo è identificarle prima che il problema diventi irrecuperabile, per garantire l’interesse nazionale. In questo senso, occorre andare oltre la gestione patrimoniale ordinaria, supportando le famiglie nella strutturazione preventiva di holding di controllo, trust, patti di famiglia e accordi tra soci che rendano il futuro dell’azienda più solido e meno esposto a rischi di frammentazione. Nello stesso tempo, è utile individuare, quando necessario, possibili partner italiani del settore prima che capitali esteri acquisiscano le aziende invadano il campo o colgano le opportunità, sfruttando le vulnerabilità.Pertanto, si propone di inserire anche questo ambito tra le attività istituzionali dell’Intelligence, poiché rappresenta un’area di fondamentale importanza per l’immediato futuro del nostro Paese. Nel perseguire questa importante consapevolezza che attiene la sicurezza nazionale, la Società italiana di intelligence ha costituito l’Osservatorio di Intelligence Economica con Assoholding e Delta Holdings Association, producendo una newsletter periodica e inquadrando il tema del passaggio generazionale con un approccio scientifico e istituzionale sia a livello nazionale che internazionale.A tale riguardo, risulta significativo quanto contenuto nel recente volume La Famiglia Imprenditoriale: scelte, responsabilità e strumenti per costruire il futuro attraverso le generazioni, scritto da Alfredo De Massis insieme a Emanuela Rondi, Vittoria Magrelli e Josip Kotlar. In definitiva, ci sarebbero buone ragioni per sostenere che i passaggi generazionali delle imprese familiari rappresentino una centrale questione di intelligence. Ed è un primo sasso nello stagno, in vista di ulteriori approfondimenti