Il 2 giugno che cambiò tutto: la lezione che stiamo dimenticando

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Ricorre oggi la Festa della nostra Repubblica, che è nata esattamente ottant’anni or sono, in quel 2 giugno del 1946, quando gli italiani, comprese, per la prima volta, anche le donne, andarono a votare per la scelta tra monarchia e repubblica. Vinse la repubblica e repubblica fu.Onore a Umberto II, Re d’Italia da poche settimane, che accettò il risultato delle urne e si recò in esilio in Portogallo.Giorni tanto drammatici quanto ricchi di vitalità istituzionale. L’Italia era uscita distrutta dalla guerra, era stata sconfitta, le città erano state bombardate, era considerata tra le nazioni responsabili della guerra; eppure, in quei drammatici frangenti, l’Italia seppe trovare vie di pace e di ricomposizione sociale tra chi aveva sostenuto il Fascismo e chi alla lotta contro di esso aveva dedicato la propria opera ed il proprio migliore impegno.Gli uomini politici dell’epoca seppero trovare vie di dialogo che potessero ridare dignità al Paese, affinché le enormi potenzialità che l’Italia avrebbe potuto mettere in campo non fossero soffocate da chi, nel consesso dei grandi dell’epoca, voleva punire l’Italia per aver causato la guerra e per aver sostenuto la Germania.La politica del dopoguerra, pur all’interno di visioni opposte, seppe trovare motivi di unità e di riconciliazione, seppe essere all’altezza dell’esigenza di ricostruzione politica, sociale ed economica. E così fu.La neonata Repubblica seppe presentarsi al mondo come credibile, seppe essere consapevole del proprio passato, lontano e recente, seppe avviare un cammino di riconciliazione e di purificazione, nonostante le responsabilità delle morti, delle stragi, dei rastrellamenti fossero evidenti.E così, nel desiderio di non cancellare il passato e di non farsi, però, soffocare da esso, l’Italia repubblicana ottenne credibilità, dignità e spazio d’azione perché si scrivesse una Costituzione che fosse la perfetta sintesi di idee politiche diverse unite dal desiderio di non ricadere negli errori dell’immediato passato. Parole come pace, concordia, unità nazionale furono la bussola della politica interna ed estera; così l’Italia poté avviare la propria ricostruzione nello spirito di pace e di unità nazionale.Quello stesso spirito che rese consapevoli gli italiani di allora del loro compito civico deve oggi sapersi ridestare e svegliare le coscienze di tutti, perché non subentri uno spirito di assuefazione alla pace e alla democrazia che, rendendo scontati i principi ottenuti con il sacrificio degli avi, ce ne faccia sottovalutare l’importanza.La democrazia che la Repubblica ha garantito non è cosa da darsi per scontata, ma richiede l’impegno di tutti, giorno dopo giorno, l’impegno a conoscere il nostro passato perché sia guida e campanello d’allarme per il nostro presente.Mi sia consentito elevare un pensiero grato ed una preghiera di suffragio per coloro che, con la loro morte, hanno reso grande la nostra Nazione.Viva la Repubblica, viva l’Italia!Suor Anna Monia Alfieri, 2 giugno 2026L'articolo Il 2 giugno che cambiò tutto: la lezione che stiamo dimenticando proviene da Nicolaporro.it.