Una nuova Assemblea costituente per il futuro. Gli auguri liberali di Sterpa alla Repubblica

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Festeggiamo 80 anni di libere istituzioni democratiche, festeggiamo la fine di alcune delle dittature del Novecento e festeggiamo una libertà sempre presidiata e garantita. Abbiamo voglia di festeggiare, però, non solo il passato glorioso ma anche il futuro.Per farlo, visto che non si riesce più ad approvare riforme costituzionali con le regole scritte in assemblea costituente – come ci dimostra da ultimo il referendum sulla giustizia – occorre trovare il modo per rafforzare le nostre regole comuni.Quelle regole in gran parte sono scritte proprio nella Costituzione che oggi merita di essere aggiornata perché non solo il paese reale è cambiato, ma anche perché è mutato il sistema politico e istituzionale. Ciò non significa che la Costituzione sia da buttare, anzi. È da rafforzare.Rispetto al 1946 sono mutate troppe cose che meritano di essere riflesse nella Costituzione e da essa ricevere la luce dei nostri valori.Non siamo più in un paese povero distrutto dalla guerra e pienamente sovrano nelle sue scelte: siamo uno dei paesi del G7 e partecipammo ad un processo di integrazione europea che ci rende autonomi da soli e sovrani con altri 26 paesi.Ma c’è di più. Siamo nella complessità globale e mentre nel 1946 impiegavamo ore per raggiungere un posto a pochi km di distanza, oggi ci spostiamo da Roma a Milano in meno di tre ore.Allora spedivamo lettere e cartoline per sapere come andasse lontano da casa, mentre adesso basta un istante per vedersi on line. Potremmo continuare per molto con questi esempi. Quello che conta è segnalare che chi ama la Costituzione non ne difende la forma scritta, ma la sostanza giuridica e valoriale.La politica non riesce a farlo perché è schiacciata sulle logica del consenso elettorale e non quello che consegna la responsabilità comune come fecero 80 anni fa fino ad approvare tutti insieme un testo che non accontentava tutti ma permetteva a tutti di guardare il futuro con gli occhi della fiducia.Una proposta di legge costituzionale giace in Parlamento (figlia di una idea della Fondazione Luigi Einaudi) e da lì si potrebbe partire.Nel 2027 voteremo per le elezioni politiche ma potremmo anche eleggere -a parte- una assemblea costituente alla quale delegare il potere di riforma della Carta nella sua seconda parte almeno.I puristi degli archetipi ci diranno che le Costituzioni si fanno ex novo solo dopo grandi eventi come furono allora la guerra e il fascismo.Grazie al cielo quelle violenze non le subiremo mai più, ma proprio per questo un “costituzionalismo di aggiornamento” non può aspettare i drammi.Bastano i cambiamenti attuali a dirci che tutto intorno alla Costituzione il mondo è molto diverso. Rule of law e libertà sono minacciate da esercizi tradizionali e nuovi del potere, dalla volontà imperiale di autocrazie alla tecnologia digitale in mano a pochi.Se la politica non riesce, come nel 1946, ci pensi il popolo. Se invece la politica partitica intende proteggere se stessa dal nuovo usando la Costituzione non si stupisca se un giorno questa Carta sulla quale giuriamo e studiamo non riesca a mordere la realtà.Festeggeremo ancora qualcosa a quel punto?