Henry Nowak: ecco come hanno lasciato morire un ragazzo bianco

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Ora che l’assassino di Henry Nowak è stato condannato all’ergastolo, periodo minimo da scontare in carcere 21 anni, il caso giudiziario è chiuso ma il caso politico è più che mai aperto. È il caso del razzismo al contrario della polizia britannica, così imbevuta di politicamente corretto da non accorgersi che stava arrestando una vittima morente che chiedeva aiuto mentre esalava gli ultimi respiri.La prova di un doppio standard in cui “i diritti delle persone bianche contano meno di quelli delle minoranze”, ha tuonato Nigel Farage, leader di Reform UK.I fattiMa partiamo dai fatti. Southampton, 23:30 del 3 dicembre 2025. Lo studente diciottenne Henry Nowak viene accoltellato cinque volte dal 23enne sikh Vickrum Digwa dopo un breve alterco in strada. La famiglia dell’assassino arriva sulla scena prima della polizia. Il fratello, Gurpreet Digwa, chiama il 999 per denunciare falsamente un’aggressione a sfondo razziale:Siamo appena stati aggrediti razzialmente da una persona bianca. Ha aggredito fisicamente mio fratello, siamo sikh, indossiamo il turbante. Lo stiamo trattenendo perché ha appena aggredito mio fratello e gli ha strappato il turbante, lo ha anche insultato verbalmente con epiteti razzisti.Una “bugia malvagia”, la definiranno i procuratori. Nessuna aggressione, nessun insulto razzista. Nel frattempo, la madre rimuove l’arma del delitto e se la porta a casa: un pugnale afghano di 21 cm, diverso dal kirpan che pure Digwa indossava e che ai sikh è consentito portare con sé per “motivi religiosi”. Nessuno avverte che il ragazzo è gravemente ferito e ha bisogno di soccorso immediato.Quando la polizia arriva sul posto, crede alla versione dei Digwa e si appresta a prendere in custodia Nowak. Il filmato ripreso dalla bodycam di uno degli agenti, diffuso due giorni fa, rivela una verità sconcertante. Il ragazzo viene sorretto contro un muro dal padre dell’omicida, non sta in piedi. Visibilmente sofferente, avverte di essere gravemente ferito (“sto morendo”), ripete più volte di essere stato accoltellato. Ma gli agenti non gli credono, nessuno si prende la briga di verificare, di cercare le ferite. Anzi, uno gli risponde sarcastico: “Ti hanno accoltellato? Non credo proprio, amico”.Lo trascinano, provano a sollevarlo e lo ammanettano disteso su un fianco. Pochi istanti dopo si accascia e muore, ammanettato. “Ti prego fratello, non riesco a respirare”, le sue ultime parole. La pugnalata letale al torace aveva danneggiato un polmone e causato una grave emorragia interna, ma la polizia ha ignorato le suppliche di Henry e non ha nemmeno provato a salvargli la vita.Ora, evidentemente gli agenti sono stati ingannati dall’omicida e dalla sua famiglia, ma dal filmato emerge qualcosa di molto simile ad un pregiudizio razziale nella loro presunzione, quasi naturale, che Henry Nowak fosse il razzista bianco che stava mentendo sulle sue ferite. Ecco cosa succede quando le forze dell’ordine vengono indottrinate alle politiche vittimiste identitarie del “DEI” (diversità, equità e inclusione), per le quali l’identità etnica o religiosa di una persona è posta al di sopra del rispetto e dell’applicazione della legge.Doppio standardCon grande compostezza ma senza indulgenza, il padre della vittima ha rilasciato una dichiarazione dopo la sentenza, all’esterno del tribunale:Henry non è morto con dignità. Non è morto con le cure che meritava. Ha perso conoscenza prima che qualcuno gli credesse. Henry ha detto agli agenti per nove volte che non riusciva a respirare. Ha detto loro per quattro volte che era stato accoltellato… è stato trascinato sul pietrisco con le mani dietro la schiena e ammanettato. Invece di essere trattato come una vittima morente, la polizia ha formalmente arrestato Henry per aggressione e gli ha letto i suoi diritti. È stata l’ultima cosa che ha sentito… Il modo in cui è stato trattato è stato disumano e degradante.“Come famiglia non lasceremo correre”, ha concluso, chiedendo un’indagine sulla gestione da parte della polizia.“C’è un limite al tempo in cui una società può essere incoraggiata a odiare se stessa prima che emerga con il proprio sangue sulle mani”, ha commentato Jake Wallis Simons sul Telegraph.“Un’accusa di razzismo è stata trattata più seriamente di un atto di omicidio”, ha osservato Farage. La “più grande paura” degli agenti oggi è essere accusati di razzismo anziché preoccuparsi di un ragazzo in fin di vita. “Dovremmo rispondere a questo con pura rabbia fredda. Tutti i valori e gli standard di vita in un Paese libero, dove tutti sono giudicati ugualmente davanti alla legge, sono stati cestinati”.Il suo è un atto di accusa rivolto contro media e istituzioni, che fino ad oggi hanno ignorato il caso di Henry perché bianco. Se il “I can’t breathe” di George Floyd ha suscitato un’ondata emozionale globale e inchini anche di figure istituzionali di massimo livello, incluso Keir Starmer, quello di Henry ha riscosso una totale indifferenza. “Questa è la prova che stiamo vivendo in una cultura a due livelli in questo Paese, dove i diritti delle persone bianche contano meno di quelli delle minoranze etniche. Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale. Basta pregiudizio anti-bianco. Le vite dei bianchi contano tanto quanto quelle dei neri”.L'articolo Henry Nowak: ecco come hanno lasciato morire un ragazzo bianco proviene da Nicolaporro.it.