Signori, ecco a voi la nuova frontiera dell’eroismo nautico: mandare una barca vuota a Gaza. Non guidarla, non governarla, non consegnare davvero chissà quale carico salvifico. No: lasciarla andare alla deriva, aspettare che vento e correnti facciano il lavoro al posto tuo e poi stappare lo spumante ideologico. Sì, perchè una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la Kasr-i-Sadabad, dopo essere stata intercettata e abbandonata in mare senza equipaggio, è arrivata sulle coste di Gaza trascinata da vento e correnti. Insomma: più che una missione umanitaria, una bottiglia con messaggio incorporato. Solo che la bottiglia era una barca e il messaggio era: “Ci ha pensato Eolo”.La scena, a leggerla, è surreale. La barca arriva vuota, sgangherata, senza attivisti, senza capitano, senza regia. E loro? Esultano. Mancava solo il comunicato ufficiale del ministero delle correnti marine. La sezione turca della Flotilla proclama: “Nonostante tutti gli ostacoli, alcuni pezzi dell’imbarcazione Kasr-i Sadabad, appartenente alla Global Sumud Flotilla, sono approdati sulla costa di Gaza”. Poi aggiunge: “Il regime israeliano, con un intervento illegittimo in mare aperto, ha sequestrato l’equipaggio e abbandonato l’imbarcazione dopo averla danneggiata. Oggi, quei resti hanno superato il blocco, rotto l’assedio e hanno raggiunto la loro destinazione”. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Mavi Marmara (@mavimarmaratr)Capito? “Quei resti”. Siamo passati dal “romperemo il blocco” al “sono arrivati dei resti”. Dalla rivoluzione alla rottamazione. Dal grande gesto politico al recupero differenziato galleggiante. Eppure il pathos non manca. Maria Elena Delia, portavoce italiana, dice: “Simbolicamente è stata un’emozione grandissima – riporta Repubblica – Vedere una delle nostre barche che era stata lasciata alla deriva dalla Marina israeliana arrivare da sola e rompere il blocco, ci ha commossi. Sappiamo che è semplicemente qualcosa di simbolico, è una piccola cosa che ci rende felici”. Ecco, appunto: “Una piccola cosa”. Talmente piccola che per farla grande serve tutto l’apparato narrativo della militanza globale. Una barca senza nessuno sopra diventa una vittoria geopolitica. Un relitto diventa un manifesto. La corrente marina diventa compagna di lotta.Il dettaglio più comico, però, arriva quando si guarda ai soldi. Perché la Global Sumud Flotilla non è esattamente una gita improvvisata con il gommone del cugino. Sulla pagina ufficiale di donazione risultano 658.566 euro raccolti su un obiettivo di un milione, con 8.641 donatori; la campagna globale su Chuffed risulta invece arrivata a 3.210.777 euro raccolti. E nella loro stessa pagina di trasparenza finanziaria, per la missione di primavera, dichiarano che il 92% delle spese va alla parte “nautica”, mentre “Humanitarian Aid & Supplies” pesa appena l’1%. Leggi anche:Flotilla e vittimismo: Elisa ricicla Gaza per vendere il tourOra, uno può anche avere tutte le simpatie politiche del mondo. Ma se raccogli centinaia di migliaia — anzi, milioni — di euro, se racconti al mondo che stai organizzando una missione epocale, se parli di aiuti, blocchi, assedi, diritti, umanità, e poi il grande risultato celebrato è una barca vuota che arriva da sola a Gaza, forse una domanda andrebbe fatta. Non da Netanyahu. Dal donatore da 25 euro. Perché qui siamo al crowdfunding dell’assenza. Paghi per l’impresa, ma arriva il relitto. Paghi per la consegna, ma consegna il vento. Paghi per la missione umanitaria, e ti ritrovi con il comunicato emozionato su un’imbarcazione senza equipaggio. Naturalmente, ci diranno che “è simbolico”. È sempre simbolico, quando il concreto non torna. Se arrivano gli aiuti, è umanitario. Se non arrivano, è simbolico. Se la barca viene fermata, è repressione. Se la barca arriva vuota, è vittoria. Se a bordo non c’è nessuno, meglio ancora: non rischia nemmeno di contraddirli.E intanto sulla spiaggia la gente recupera pannelli solari, pezzi di legno, forse qualche pacco rimasto. Scene povere, vere, dure. Proprio per questo stride ancora di più la retorica occidentale di chi trasforma ogni fallimento logistico in trionfo morale. La Flotilla voleva rompere il blocco. Alla fine, a romperlo davvero, secondo la loro narrazione, è stata una barca abbandonata. Non l’organizzazione. Non gli equipaggi. Non la strategia. Il vento. Ecco il nuovo manifesto della militanza performativa: raccogli milioni, parti con le telecamere, finisci intercettato, perdi la barca, aspetti che il mare faccia il resto e poi annunci al mondo che hai vinto. Più che Global Sumud Flotilla, Global Sughero Flotilla: basta che galleggi, e il comunicato stampa lo scrivono dopo.Franco Lodige, 1 giugno 2026L'articolo Flotilla senza vergogna: ora festeggiano pure il relitto arrivato a Gaza proviene da Nicolaporro.it.