Fino all’ultimo grado di giudizio l’assistente amministrativa di un istituto pavese ha sostenuto la stessa linea, ovvero che dietro le ferie in più ci fosse soltanto una svista. Una condotta da leggere come «un errore dovuto a negligenza e colpa», secondo la sua difesa, e non come una «fraudolenta alterazione dei dati». Una tesi che però non ha mai trovato ascolto. Dopo il licenziamento senza preavviso, il Tribunale di Pavia aveva respinto il suo ricorso e la Corte d’Appello di Milano aveva confermato la decisione di primo grado. Come racconta Manuela Marziani sul Giorno, restava un’ultima carta, la sezione Lavoro della Cassazione, ma anche lì l’ormai ex lavoratrice ha incassato una sconfitta su tutta la linea. Cosa ha deciso la Cassazione sul licenziamentoLa Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda rigettando in via definitiva il ricorso presentato contro la decisione del ministero dell’Istruzione. Per i giudici quanto accaduto non è stato una banale irregolarità ma una «violazione particolarmente grave degli obblighi di correttezza e fedeltà nel pubblico impiego». Nella sentenza del 22 maggio si legge che la dipendente aveva agito «indebitamente e intenzionalmente», intervenendo sul software per modificare i giorni di ferie autorizzati dalla dirigente scolastica e poi effettivamente goduti. Con il ricorso respinto, all’assistente amministrativa è toccata anche la condanna alle spese, liquidate in 4mila euro di compensi a favore del ministero, oltre alle spese a debito.Come ha ottenuto i giorni di ferie in piùLa donna lavorava con contratti a tempo determinato, da ultimo in servizio in un istituto del Pavese. Stando a quanto stabilito dai giudici, la sua intenzione era solo avere qualche giorno di vacanza in più oltre a quelli previsti dal contratto nazionale. Per allungare il periodo di riposo, secondo i giudici «ha alterato il software interno per ottenere giorni di ferie non autorizzati». Nell’ottobre del 2022 era arrivata la contestazione disciplinare per aver manomesso l’applicativo Argo, usato per la registrazione delle ferie. Non un errore nella gestione di presenze o riposi, dunque, «ma un comportamento idoneo a ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro pubblico». Da quella contestazione era partito il procedimento che, anni dopo, l’ha vista perdere su tutta la linea.L'articolo Licenziata senza preavviso perché si aggiungeva le ferie da sola «per sbaglio», il caso in segreteria a scuola: perché i giudici non le credono proviene da Open.