Mandare indietro le lancette dell’orologio grazie a un cocktail di sostanza iniettate in vena. È la promessa della IV Therapy (Intravenous Therapy), un approccio che punta a dare al corpo quello che gli occorre per funzionare ‘in condizioni di giovinezza’. Una sorta di tentativo di hackerare la biologia, che però al momento ha un’efficacia limitata e tanti punti di domanda. Ma di che si tratta e cosa dice la ricerca su questa strategia, che prevede una batteria di analisi piuttosto costose? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Franco Bassetto, direttore Unità Operativa complessa di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, professore ordinario di chirurgia plastica all’Università degli Studi di Padova e presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre).La lotta all’invecchiamento e la IV Therapy“Un basso livello di infiammazione, l’equilibrio emato-chimico e la disponibilità di sostanze in grado di favorire gli scambi e la rigenerazione cellulare sono i presupposti per limitare gli effetti del tempo e garantire, quindi, un invecchiamento in salute e, perché no, in bellezza. Questo principio della medicina funzionale è alla base della cosiddetta IV Therapy, che prevede la somministrazione endovenosa di vitamine, minerali e aminoacidi attraverso una flebo”, spiega Bassetto.Ma perché proprio la flebo? “In questo modo – dice lo specialista – i nutrienti entrano direttamente nel flusso sanguigno, senza essere filtrati e, in parte, depotenziati dal sistema digerente. La terapia prevede innanzitutto la prescrizione di lunghissime e costosissime liste di esami. Un vero check-up completo, totalmente a carico del paziente, per individuare stati infiammatori ed eventuali squilibri. Questo approccio, già diffuso in Giappone, è di forte richiamo per i pazienti che puntano ad avere un controllo totale sul proprio processo di invecchiamento e sulla salute”, rileva l’esperto.Le ombreMa attenzione, non è un approccio risolutivo. “Le terapie vanno ripetute periodicamente e non sono comunque in grado di interrompere quel processo naturale che è l’invecchiamento”, chiarisce il chirurgo plastico.Per cui “la medicina e la chirurgia estetica conservano il proprio ruolo, su un substrato cellulare più ‘nutrito’ e più attivo”, sottolinea Bassetto. Ma cosa dice la ricerca? Stando ad un’analisi pubblicata sul ‘Drug and Therapeutics Bulletin’ “non esistono prove di alta qualità che suggeriscano che le infusioni vitaminiche ad alto dosaggio siano necessarie e offrano benefici per la salute in assenza di una specifica carenza vitaminica o di una condizione medica”. E questo mentre “l’assunzione di quantità elevate (non fisiologiche) di alcune vitamine e minerali può essere dannosa”. Proprio la “mancanza di prove solide a sostegno dei benefici per gli individui sani” è elencata tra i principali svantaggi della IV Therapy da un altro studio, pubblicato questa volta su ‘Cureus’. Benefici aneddoticiMa c’è di più. “Nonostante le affermazioni secondo cui la terapia endovenosa può aumentare l’energia, rafforzare l’immunità o migliorare la salute della pelle, questi presunti benefici sono principalmente aneddotici o basati su risultati auto-riferiti piuttosto che su studi clinici randomizzati ben progettati. Pertanto, non vi è sufficiente supporto scientifico per l’efficacia a lungo termine o la necessità della terapia nutrizionale endovenosa per il benessere generale in individui altrimenti sani”, sottolinea l’autore, Abdulrahman Alangari, accendendo i riflettori sui possibili rischi legati al trattamento.Insomma, sebbene le flebo di vitamine abbiano dimostrato benefici interessanti in alcuni gruppi di pazienti (in particolare in quelli con sindromi da malassorbimento, grave disidratazione o carenze nutrizionali), il futuro della IV Therapy come strumento per il benessere generale e la salute preventiva è ancora incerto.Questo articolo Che cos’è la IV Therapy e come funziona, l’analisi tra luci e ombre proviene da LaPresse