Tumori dell’addome, dalla chirurgia robotica nuove prospettive di cura

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La chirurgia robotica e mini-invasiva conquista un ruolo sempre più importante anche nel trattamento di tumori rari e particolarmente complessi dell’addome e della pelvi. Il congresso ‘Tumori mesenchimali in chirurgia addomino-pelvica’, ospitato dal Gemelli a Roma, ha approfondito le novità più promettenti nel trattamento di questi tumori.I tumori rari dell’addome Si tratta di un “gruppo eterogeneo di neoplasie rare che comprende i sarcomi retroperitoneali, i tumori stromali gastrointestinali e i tumori delle guaine nervose, benigni e maligni. La loro incidenza è stimata tra 1 e 5 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno”, chiarisce Fabio Pacelli, ordinario di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Chirurgia del peritoneo e del retroperitoneo del Policlinico Gemelli. E proprio per la loro complessità “richiedono un approccio altamente specialistico e multidisciplinare”. Negli ultimi anni, l’evoluzione delle tecniche diagnostiche, delle terapie target e delle strategie chirurgiche ha modificato profondamente il percorso di cura. “Queste innovazioni aprono la strada a nuove prospettive in termini di radicalità oncologica, preservazione d’organo e qualità di vita”, sottolinea Pacelli.La chirurgia roboticaTra le novità più promettenti c’è proprio l’utilizzo della chirurgia robotica. Se fino a pochi anni fa molti di questi tumori venivano considerati poco adatti a un approccio mini-invasivo, oggi la visione tridimensionale e ad alta definizione garantita dai sistemi robotici permette una dissezione più precisa di strutture delicate come nervi e vasi sanguigni, migliorando il controllo dei margini chirurgici.Per i pazienti il ricorso alla chirurgia robotica si traduce in un recupero più rapido, meno dolore post-operatorio e migliori risultati estetici. Al Gemelli è in corso un ampio programma di sviluppo della chirurgia robotica oncologica. “A breve metteremo in funzione altre tre piattaforme robotiche che si aggiungeranno alle cinque già operative”, informa Sergio Alfieri, direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche della Fondazione Policlinico Gemelli. “L’obiettivo è estendere l’impiego della piattaforma robotica anche ad alcune patologie rare, sempre nell’ambito di indicazioni appropriate e percorsi altamente specialistici”.Il Gemelli, che segue ogni anno oltre 64mila persone con patologie oncologiche, punta ora a rafforzare il proprio ruolo anche nel trattamento dei tumori rari. “La nostra ambizione – conclude Pacelli – è diventare un centro ad alto volume anche per queste patologie. Lo scopo ultimo è offrire cure sempre più personalizzate, efficaci e sicure ai nostri pazienti”.Questo articolo Tumori dell’addome, dalla chirurgia robotica nuove prospettive di cura proviene da LaPresse