Non ci saranno milioni di persone di Curaçao a tifare per la loro nazionale ai Mondiali 2026, perché il Paese non ha milioni di abitanti. Neanche lontanamente. Prima ancora che il torneo inizi, la squadra ha già scritto una storia senza precedenti nella storia dei Mondiali di calcio. Un minuscolo Paese insulare – territorio autonomo – di circa 156.000 abitanti nei Caraibi è diventato il più piccolo, sia per popolazione che per estensione territoriale, ad aver raggiunto il palcoscenico più importante del calcio mondiale. E come se non bastasse, lo sta facendo sotto la guida di un allenatore, Dick Advocaat, che a 78 anni sta per diventare il più anziano nella storia del torneo.Curaçao ha fatto la storiaA Curaçao sanno cosa probabilmente sta pensando il mondo: il loro Paese è troppo piccolo, il loro allenatore è troppo vecchio, non hanno alcuna possibilità. Hanno sentito tutto questo anche durante le qualificazioni, eppure eccoli qui. “Abbiamo fatto la storia”, ha dichiarato il difensore Sherel Floranus. “Stiamo scrivendo la nostra storia, per quest’isola”, ha aggiunto. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da adidas Football (@adidasfootball)I giocatori di una cosa sono sicuri: il loro Mondiale lo hanno già vinto. Hanno dominato le qualificazioni Centroamericane, vincendo tutte e quattro le partite contro Haiti, Santa Lucia, Aruba e Barbados al primo turno, per poi ottenere tre vittorie e tre pareggi contro Giamaica, Bermuda e Trinidad e Tobago nel turno successivo, conquistando così uno dei tre posti disponibili per le 32 squadre provenienti da Nord America, America Centrale e Caraibi.La nazionale avrà il suo campo base presso la Florida Atlantic University, negli Usa. La sua prima tappa ai Mondiali, la partita del 14 giugno contro la Germania a Houston, si giocherà in una città con una popolazione quindici volte superiore a quella dell’isola. Lo stadio di Houston potrebbe ospitare circa la metà dell’intera popolazione dello Stato caraibico. Una serie di circostanze fortunate sicuramente ha aiutato il piccolo paese caraibico ad arrivare fin qui. Innanzitutto, le tre nazioni ospitanti di questi Mondiali – Stati Uniti, Messico e Canada – erano esentate dalle qualificazioni e si erano già qualificate al torneo. E questa prima edizione di un torneo allargato a 48 squadre ha reso inevitabile che alcune squadre a sorpresa si qualificassero per la Coppa del Mondo. Come, ad esempio, Curaçao.Kluivert e il progetto Curaçao Con quote di +250.000 in alcuni bookmaker, “The Blue Wave” è la squadra con la più bassa probabilità di vittoria. E sull’isola, sono ben consapevoli di cosa significhi. “Qualificarsi è un risultato straordinario. Curaçao è uno dei Paesi più piccoli ad aver mai raggiunto un Mondiale e sono molto orgoglioso di ciò che hanno realizzato”, ha dichiarato l’ex attaccante di Ajax, Milan e Barcellona Patrick Kluivert, che ha seguito da vicino l’evoluzione del progetto. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Curaçao National Football Team (@thebluewaveffk)“Nel 2015 ho contribuito a costruire le basi della Nazionale. Mia madre è originaria dell’isola, conosco molto bene il Paese e i giocatori”, ha aggiunto l’ex attaccante olandese sottolineando la crescita costante della selezione caraibica, frutto di un percorso lungo e strutturato. “Nessuno si aspetta miracoli, ma questa squadra lotterà con determinazione. Questo è il bello del calcio e sono felice per loro”, ha detto ancora Kluivert. Secondo le indiscrezioni, tra gli ospiti che assisteranno alla gara con la Germania potrebbero figurare leggende come Wesley Sneijder, Ruud Gullit, Edgar Davids e Clarence Seedorf, insieme a rappresentanti Fifa e Concacaf. Il legame con i Paesi BassiL’isola faceva parte delle Antille Olandesi fino all’ottobre 2010, quando è diventata un “Paese costituente” autonomo dei Paesi Bassi. La monarchia regna ancora, i cittadini mantengono la cittadinanza olandese e il governo di Amsterdam si occupa di difesa e affari esteri. E non a caso i preparativi di Curaçao per i Mondiali si sono svolti nei Paesi Bassi, a nove ore di volo diretto dall’isola, ma in un luogo dove la squadra è stata accolta con cartelli di “bentornati a casa”. La sensazione è che i risultati del torneo non conteranno molto. Vincere una partita sarebbe magico. Pareggiare sarebbe motivo di festa. Essere lì, per quelli di Curaçao, è già di per sé una vittoria. Tuttavia non è raro che atleti dell’isola competano a livello internazionale, ad esempio ai Giochi olimpici estivi o per gli Oranje o come atleti indipendenti.Questo articolo Mondiali 2026, Curaçao: il Paese più piccolo con l’allenatore più anziano del torneo proviene da LaPresse